Dicesi che Sandro era persona molto piacevole e faceta, e sempre baie e piacevolezze si facevano in bottega sua, dove continovamente tenne a imparare infiniti giovani, i quali molte giostre et uccellamenti usavano farsi l’un l’altro
Giorgio Vasari
Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri (1550)

Del gusto di Sandro Botticelli per gli scherzi, sul quale Vasari si dilunga, narrando anche la pesante beffa che l’artista ordì ai danni di un amico, rende testimonianza un dettaglio dell’affresco con Sant’Agostino nello studio, dipinto nel 1480 per la chiesa fiorentina di Ognissanti, al quale Vasari dedica parole di elogio: “In Ogni Santi dipinse a fresco nel tramezzo alla porta che va in coro, per i Vespucci, un Santo Agostino, nel quale cercando egli allora di passare tutti coloro ch’al suo tempo dipinsero, molto s’affaticò; la quale opera riuscí lodatissima per avere egli dimostrato nella testa di quel santo, quella profonda cogitazione et acutissima sottigliezza, che suole essere nelle persone sensate et astratte continovamente nella investigazione di cose altissime e molto difficili“.

Dietro la testa del santo, il pittore ha posto una mensola sulla quale figurano – tra una sfera armillare e un orologio con il meccanismo dettagliatamente rappresentato – alcuni tomi; uno di essi, aperto, mostra un testo di geometria con teoremi euclidei. I segni che compongono il testo simulano la scrittura, ma sono inintelligibili, a parte due righe, evidenziate con una piccola croce sulla sinistra, che recitano: “Dov’è fra Martino? É scaphato. E dov’è andato? É andato fuor dela Porta al Prato”. Non si sa chi fosse il fra’ Martino preso di mira da Botticelli, forse, come qualcuno ha ipotizzato, l’economo del convento messo in berlina dal pittore perché i frati tardavano nei pagamenti delle opere realizzate – vizio comune ai committenti di ogni tempo e luogo – oppure l’artista era stato testimone di qualche disdicevole scappatella del frate “fuor dela Porta al Prato“.

La porta detta al Prato, che è la più vicina al convento di Ognissanti, prendeva il nome da un vasto spazio non lastricato antistante la porta stessa, situato all’interno delle mura: in quest’area, che ancora oggi conserva la denominazione “Il Prato“, si tenevano le fiere del bestiame e i rampolli delle nobili famiglie dell’epoca si esercitavano nel gioco della “palla al calcio“, come Benedetto Varchi narra nella sua Storia Fiorentina scritta agli inizi del Cinquecento. Il Palio di San Giovanni, una sfrenata carriera di cavalli semiselvaggi che si correva il 24 giugno in occasione della festività del patrono già nel XIV secolo e fino al 1858, partiva dal Ponte alle Mosse (da cui il nome) sul Terzolle – affluente di destra dell’Arno – situato a poca distanza dalla porta stessa. Da qui i cavalli entravano in città per poi inoltrarsi nelle strette vie del centro fino all’arrivo all’arco di San Pierino, una delle vestigia della dantesca “cerchia antica” –  le mura costruite fra il 1173 e il 1175. Fuori dalla porta al Prato il corso dell’Arno formava una zona paludosa e malsana – punteggiata da piccoli borghi sorti su vere e proprie isole – che tale rimase fino alle bonifica intrapresa a metà del Cinquecento.

Più a valle, a Signa, il porto fluviale di Firenze costituiva un nodo importantissimo per gli spostamenti di uomini e merci, che qui venivano sottoposte al controllo doganale. Fino dal Trecento Signa possedeva l’unico ponte sull’Arno in muratura tra Firenze e Pisa, sorvegliato dall’alto da un poderoso castello e difeso da torri sulla sponda del fiume: lo possiamo ancora oggi vedere sullo sfondo del Battesimo di Cristo di Domenico e Davide Ghirlandaio nella non lontana chiesa di Sant’Andrea a San Donnino. A Signa approdavano i navicelli, piccole imbarcazioni destinate al trasporto di merci e persone lungo il fiume fino al porto sul Tirreno, dal quale partivano i vascelli che lo collegavano con tutto il mondo conosciuto; piace pensare che fra’ Martino, stanco della monotona vita del convento, sia “schapato” salpando da qui verso lontani lidi in cerca di avventure. E appare appropriata la citazione della sua fuga proprio accanto al canuto Sant’Agostino, uomo di studi e di lettere, sì, ma che aveva anche scritto: “Il mondo è un libro e chi non viaggia ne legge solo una pagina“. 

Didascalie immagini

  1. Sandro Botticelli: Sant’Agostino nello studio (affresco staccato, 1480 circa). Firenze, Chiesa di Ognissanti – intero e particolare con la mensola sui cui sono posati alcuni tomi e strumenti astronomici fa cui spicca una sfera armillare
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  2. Dettaglio del Sant’Agostino nello studio di Sandro Botticelli con la filastrocca dedicata alla fuga di fra’ Martino
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  3. Domenico e Davide Ghirlandaio: Battesimo di Cristo (1473) – San Donnino (FI), Chiesa di Sant’Andrea
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in prima pagina:
Sandro Botticelli: Sant’Agostino nello studio (affresco staccato, 1480 circa). Firenze, Chiesa di Ognissanti (part.) 
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