Milano corteggia Antonello da Messina da molti secoli sin da quando, nel 1476, il duca Galeazzo Maria Sforza scrisse ad un oratore a Venezia perché convincesse il “pittore ceciliano” a trasferirsi presso la sua corte.
Non sappiamo perché l’affare non andò in porto ed Antonello non giunse in città, ma la richiesta del duca è l’indice della notorietà di un artista già riconosciuto in vita come straordinario tanto che il successore Jacobello, all’indomani della morte del padre, completandone una Madonna con Bambino si firma apostrofandosi come il figlio di un “pittore non umano”.

Già ottant’anni dopo la sua morte Antonello è un vero e proprio mito, complice anche il fatto che si erano perse tracce e documenti relativi alle sue vicende, e ciò che restavano erano solo racconti e leggende.
Sarà un uomo che girava l’Europa a cavallo per studiare le opere d’arte che, a metà Ottocento, scandagliando i dipinti siciliani costruirà il primo catalogo di questo pittore ineguagliabile. L’uomo in questione è Giovanni Battista Cavalcaselle, uno dei pionieri della storia dell’arte definito da Longhi il “principe dei conoscitori”. Abile nel disegno e dotato di grandissima memoria visiva, Cavalcaselle appuntava sui suoi taccuini le opere dei maestri che incontrava durante i suoi viaggi, annotandone composizioni ma anche riflessioni su colori e dettagli che gli permettessero di ricostruire le paternità dei dipinti. Essenziali per chiudere il cerchio e mettere a punto la ricostruzione della figura dell’artista furono inoltre i documenti rintracciati da due importanti eruditi siciliani con i quali Cavalcaselle era in contatto: Gaetano La Corte Cailler e Giacchino di Marzo.
Oggi, in occasione della mostra Antonello da Messina aperta a Palazzo Reale di Milano fino al 2 giugno, sette taccuini e dodici fogli conservati nel fondo Cavalcaselle della Biblioteca Marciana di Venezia tornano ad essere avvicinati alle opere davanti alle quali quei disegni furono tratti.
Realizzata in sinergia con la Regione Sicilia, la mostra offre l’occasione di vedere riunite 19 delle 35 opere di Antonello da Messina sopravvissute ad alluvioni e terremoti (come quello del 1908 che rase al suolo Messina), e rappresenta la seconda tappa di un percorso avviato con l’esposizione di Palazzo Abatellis a Palermo dove sono stati indagati i rapporti tra le opere dell’artista e quelle dei maestri che influenzarono la sua formazione.

La storia di Antonello è la storia di un pittore nato e formato in un’isola che all’epoca era al centro di un Mediterraneo realmente prolifico crocevia di culture. A Messina approdavano le merci frutto degli scambi tra la Serenissima e le Fiandre, da qui partivano i convogli veneziani diretti in nord Africa e tra Messina, Palermo e Napoli si giocavano i contatti con la Spagna e il nord Europa.

Con le merci, si sa, giravano facilmente anche le opere d’arte e Antonello ebbe modo di conoscere da vicino l’arte dei fiamminghi tanto apprezzati in particolare alla corte napoletana, città nella quale aveva completato la sua formazione accanto a Colantonio. Da loro apprese i segreti della tecnica, personalizzandola grazie all’utilizzo di una peculiare stesura a olio e miscele con tempera all’uovo che riducevano i tempi di essicazione, riuscendo a trasportare nei suoi dipinti la minuzia di dettagli e la lucidità ottica dei maestri nordici coniugata alla spazialità italiana che colpisce chi osserva il San Girolamo nello studio approdato in mostra da Londra. Si tratta di una tavoletta di piccole dimensioni che sbalordisce prima di tutto per l’eccellente stato conservativo, e poi per la descrizione perfetta dello studiolo umanistico e di tutti gli oggetti che circondano il santo, tanto da essere stata in origine attribuita al fiammingo Van Eyck.

Il tratto distintivo dell’artista si coglie poi nei ritratti nei quali si percepisce l’essenza psicologica dell’effigiato, spesso rimasto senza un nome ma non per questo meno caratterizzato. Fisso in uno sguardo al limite tra il beffardo e il misterioso è ad esempio il protagonista un tempo descritto come “ignoto marinaio” di Cefalù, del quale diversi studiosi hanno sottolineato la sicilianità del personaggio simile a un kouros ancestrale. Antonello ritrae la persona e non cariche o status sociali; col suo pennello definisce i volti di uomini comuni in ritratti che riscuotono grande fortuna nel momento in cui la sua arte approdò a Venezia.

Altro tema toccato in mostra è ovviamente quello del sacro. Interessante la ricostruzione del cosiddetto Polittico dei Dottori della Chiesa le cui tavole superstiti, un San Benedetto, un San Giovanni Evangelista e la Madonna con il Bambino e angeli reggicorona recuperate negli anni Ottanta a Bologna da Carlo Volpe, furono in seguito acquisite dalla Regione Lombardia e dagli Uffizi di Firenze.

Concentrato sul dolore del protagonista che vive uno strazio che cattura gli animi di chi lo guarda è poi l’Ecce Homo del Collegio degli Alberoni di Piacenza, ma è l’Annunciata il capolavoro icona della mostra. L’opera, celebre per il forte ma perfetto scorcio della mano aggettante e per il peculiare timbro dell’oltremare del manto, è a ragione definita un dipinto sensazionale che ha il merito di avere scardinato l’impaginazione tradizionale della scena sacra, sintetizzando il momento dell’Annunciazione nella raffigurazione degli esiti psicologici che l’evento sta avendo, proprio davanti ai nostri occhi, sulla Vergine, in un clima di inedita attualizzazione del sacro.

La mostra è quindi una monografica che offre la possibilità di approfondire, nello spazio di alcune sale, la conoscenza del più importante pittore siciliano del Quattrocento, ammirando opere provenienti da diversi musei di tutto il mondo. Piccole tavole, minute, straordinarie, che possono catturare per ore facendo perdere l’osservatore in un mare di dettagli, scenari, storie.

 

Didascalie

  1. a sinistra
    Antonello da Messina
    Annunciata (1475-1476)
    tempera e olio su tavola; 45 x 34,5 cm
    Palermo, Galleria Regionale di Palazzo Abatellis (inv. 47)
    a destra
    Antonello da Messina
    Ritratto d’uomo (Ritratto di ignoto marinaio) (1470 ca)
    olio su tavola di noce; 30,5 x 26,3 cm
    Cefalù (PA), Fondazione Culturale Mandralisca (inv. 49)
  2. Antonello da Messina
    San Girolamo nello studio (1475 circa)
    olio su tavola di tiglio; 45,7 x 36,2 cm
    London, The National Gallery (inv. 1418)
  3. Giovan Battista Cavalcaselle
    San Girolamo nello studio, da Antonello da Messina.
    Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana (inv. Cod. It. IV, 2037 (= 12278), tacc. XIV, cc. 10v-11 r)
  4. Antonello da Messina
    Madonna con il Bambino e due angeli reggicorona (Polittico dei Dottori della Chiesa) (1471–72)
    olio su tavola di pioppo; 114,5 x 54,7 cm
    Firenze, Galleria degli Uffizi (inv. 10049)
  5. Antonello da Messina
    Ecce Homo (1475)
    olio su tavola (rovere?); 48,5 × 38 cm (la parte dipinta 43 x 32,4 cm)
    Piacenza, Collegio Alberoni
  6. Giovan Battista Cavalcaselle
    Ecce Homo Metropolitan, da Antonello da Messina
    Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana (inv. Cod. It. IV, 2037 (= 12278), tacc. IX, cc. 59v-60r)

In copertina un particolare di:
Antonello da Messina
Madonna con il Bambino e due angeli reggicorona
(Polittico dei Dottori della Chiesa)
(1471–72)

Dove e quando

Evento: Palazzo Reale – piazza del Duomo, 12 – Milano