Nella Gran Galleria dellla Reggia di Caserta prosegue, fino a lunedì 20 aprile 2026, un’esposizione dedicata alle sovrane che, tra il Settecento e la prima metà del Novecento contribuirono alla costruzione, affermazione e diffusione di una cultura europea condivisa (cultura europea di cui oggi ci sarebbe necessità concreta). Regine consorti, considerate “pedine” nello scacchiere del Vecchio Continente, strumenti di alleanze e continuità dinastiche, figure centrali nei cerimoniali di corti di cui dovevano, spesso, esaltarne la funzione riproduttiva. Segnate tutte dal destino comune che sembrava negare loro la possibilità di scegliere, erano donne colte, educate al dovere e all’impegno, formate per sostenere le sorti dei regni cui appartenevano, ma anche per plasmare relazioni e identità culturali. Entro i margini imposti, alcune seppero esercitare con intelligenza e discrezione un’influenza profonda sugli indirizzi strategici, incidendo nella politica e nelle riforme, portando a distinguere tra potere “formale” e “informale”. Alcune ebbero un peso specifico nella dimensione culturale del loro tempo, molto dipendeva dalle origini, ma ancor di più dalla capacità di dare forza alla corona. Consorti influenti che, nel contesto patriarcale delle monarchie europee, furono anche oggetto di calunnie e diffamazioni volte a metterne in dubbio la moralità, la sessualità o la legittimità.

Attraverso le loro vite e quanto hanno lasciato – lettere, opere, oggetti, documenti – si distingue nettamente la forza discreta di una diplomazia culturale femminile, capace di superare i confini dei regni e di intrecciare la storia con un filo invisibile, ma tenace, “Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa”, con oltre duecento opere, dialoga con la Storia attraverso trame celate e relazioni storiche, artistiche e diplomatiche. Un’eredità che oggi risuona con rinnovata attualità, mentre lo spazio decisionale femminile nelle istituzioni si amplia e si consolida.
Il percorso espositivo si sviluppa seguendo le vicende pubbliche e private di quattro dinastie – Farnese, Borbone, Murat e Savoia – attraverso sette sezioni, ognuna progettata per restituire il contesto storico e personale delle singole sovrane, attraverso un allestimento che offre un’esperienza immersiva e profonda per arricchire la comprensione del progetto.

Un’installazione multimediale della mostra è dedicata all’arma della diffamazione usata contro le Regine attraverso stereotipi di genere. L’ambizione diventava “arroganza”, l’autonomia “scandalo”, il potere “tirannia”. Dinamiche appartenenti non solo al passato in quanto, ancora ai giorni nosrtri, sono molte più di quante denunciano, le donne che subiscono attacchi mirati a ferirne l’immagine e negarne l’autorevolezza. La sezione espositiva invita a entrare in quel territorio d’ombra per riflettere su cosa significava, anche all’epoca, essere donne di potere. La rassegna, poi, valica i confini della Gran Galleria per attraversare gli Appartamenti reali della Reggia di Caserta. Lungo il percorso nel Palazzo reale, le regine tornano a raccontare di sé nel Boudoir di Maria Carolina, nelle sale private di Maria Cristina di Savoia, nella Biblioteca Palatina dove è esposto il leggìo di Maria Carolina d’Asburgo Lorena. Fa parte del focus fuori mostra anche il restauro a cantiere aperto della grande tela “La partenza di Elisabetta Farnese da Parma dopo le nozze” di Ilario Spolverini, – i visitatori possono seguire dal vivo, nella sala della Pinacoteca, il delicato lavoro degli specialisti – opera che segna il primo passo di quella dinastia che, da Elisabetta, giungerà fino ai Borbone d’Italia.

Il catalogo della mostra, edito da Sillabe, sarà presentato a gennaio in occasione di un evento internazionale con ARRE, Associazione delle Residenze reali europee. È previsto un fittissimo programma di attività educative e visite per famiglie inotre, per le ore 17:00 di sabato 24 gennaio 2026 è programmato il concerto Viaggio in Italia presso la Cappella Palatina della Reggia.