Adriano Cecioni fu sicuramente un artista particolare, una voce a volte fuori dal coro, eppure oggi, ad una attenta analisi, possiamo dire che impersona perfettamente l’artista della fine dell’Ottocento, con il desiderio di libertà e di rinnovamento della società in cui viveva. Che l’Ottocento sia stato un secolo di grandi trasformazioni è assodato ma troppo spesso dimenticato, e l’arte è stata grande protagonista di queste innovazioni.

Opere come quelle di Cecioni hanno spesso messo in luce i cambiamenti e le crisi di questo periodo denso di stravolgimenti, soprattutto per il nostro paese. La Galleria d’arte moderna di Firenze ci permette di conoscere da vicino l’arte scultorea di questo artista, amico e sodale del gruppo dei Macchiaioli, dei quali ci ha lasciato una incredibile caricatura di gruppo all’interno delle stanze del loro luogo di ritrovo, il famoso Caffè Michelangelo.

Le sue statue, così come i suoi dipinti, sono sempre nati dall’osservazione delle gioie familiari o dall’analisi delle tristezze umane. Temi che possiamo incontrare in tutta la sua arte presente a palazzo Pitti. Fra le molte opere, una ha avuto la fortuna di catalizzare l’interesse del nostro grande poeta, primo vincitore italiano del premio Nobel per la letteratura nel 1906, Giosuè Carducci.
Il titolo della scultura è La Madre.

I bozzetti di gesso sono conservati a Firenze, mentre la traduzione in marmo è conservata alla Galleria d’Arte moderna di Roma. Il modello in gesso, presentato all’Esposizione Internazionale di Belle Arti di Torino nel 1880, non fu accolto con favore dalla critica, che ne disapprovò la schiettezza dell’espressività e la mancata idealizzazione della figura femminile. All’artista arrivarono parole di conforto dall’amico Carducci, come possiamo leggere in un toccante epistolario fra i due. Il comune sentire di Carducci e Cecioni, per cui esprimere “concetti grandi e veri e affetti umani e sublimi” significava rappresentare anche il vivere quotidiano, gli affetti familiari e la riscoperta di valori semplici ma genuini, portò il poeta a dedicare una poesia alla statua, intitolata anche essa La madre.

“Or forte madre palleggia il pargolo
Forte; da i nudi seni già sazio
Palleggialo alto, e ciancia dolce
Con lui che à lucidi occhi materni

Intende gli occhi fissi ed il piccolo
Corpo tremante d’inquietudine
E le cercanti dita: ride
La madre e slanciasi tutta amore”

La poesia fu pubblicata su una rivista molto in voga all’epoca, ‘Il Fanfulla della Domenica’, del 25 aprile 1880. I versi del poeta sono una lettura analitica dell’opera dove, con parole dal colore toscano, si sottolinea l’allattamento al seno della madre, lo scambio di sguardi complici fra il piccolo e la mamma con il vibrante movimento del bimbo verso il volto materno.

La figura della mamma, a grandezza quasi naturale, esalta il ruolo della donna come madre, in ogni tempo e in ogni luogo. Gli stessi abiti che indossano i due protagonisti non hanno riferimenti temporali e ci proiettano nell’universo domestico creato da questo rapporto unico e insostituibile fra una mamma e il suo bambino. Il seno scoperto vuole essere una notazione legata alla pratica dell’allattamento al seno, alla scoperta dell’importanza di questo momento come legame fra la madre e suo figlio, senza ricorrere al baliatico, che invece era usato anche dalla borghesia. Lei è la nutrice del suo bimbo e lui ricambia lo sguardo sorridente con il naturalissimo gesto di cercarne i capelli, il naso o il seno, allungando le piccole braccia, mentre ci sembra di sentirlo emettere gridolini di piacere. “Osservare con amore e interesse le cose come sono”: le parole di Cecioni sul suo metodo artistico sono chiarificatrici del sentimento intimo che la scultura emana, il volto non bello ma vero della donna, esaltata nel suo ruolo materno quale creatura forte e indispensabile.

Adriano Cecioni si occupò di temi legati all’infanzia sin dal 1870. Ne sono una riprova alcuni gessi conservati in Galleria d’arte moderna a Firenze: i soggetti sono spesso i suoi figli così come il suo fido cagnolino, colti in atteggiamenti curiosi o divertenti.
La riscoperta dei valori familiari, della fondamentale importanza della presenza genitoriale sin dall’infanzia per la crescita dei bambini, sono oggetto degli studi di Jean Jacques Rousseau, che viene riscoperto in Italia nella seconda metà dell’Ottocento e che sarà studiato ed apprezzato proprio da Adriano Cecioni. Ecco perché, una scultura come La Madre diviene emblema di una riscoperta della maternità e delle gioie di questa, riportando in primo piano la centralità della madre e, soprattutto, dell’allattamento al seno materno. Lasciare il proprio bambino presso una famiglia di estranei era usuale nell’Ottocento, poiché la pratica dell’allattamento mercenario era seguita da numerose famiglie, sia nobili che borghesi. Il baliatico, di contro, fu un modo per molte famiglie contadine di integrare il reddito, mentre alle donne benestanti dava la possibilità di poter continuare a condurre la vita di società.

Le condizioni ambientali in cui viveva il bambino, però, erano decisamente diverse da quelle che lo avrebbero atteso da grande, tanto da causare traumi infantili soprattutto se il periodo a balia si protraeva per più di un anno, cosa molto frequente. Il legame che il piccolo instaurava con le persone che lo circondavano nel primo periodo di vita veniva poi interrotto bruscamente. Così era difficile avere un legame forte con la nuova famiglia, così come anche per i genitori il bambino era comunque un estraneo e il rapporto affettivo era a dir poco tiepido. Con La Madre l’artista Cecioni ci catapulta invece nell’atmosfera gioiosa e serena del gioco unico fra una mamma e il suo bambino che hanno condiviso dal primo vagito ogni momento, a cominciare dall’allattamento.

Didascalie immagini

  1. Adriano Cecioni, fotografia, 1900, Firenze, Biblioteca Marucelliana
  2. Adriano Cecioni, Caffè Michelangelo, 1861, tempera su carta
  3. Adriano Cecioni, La Madre, 1880, marmo, Roma, Galleria d’Arte Moderna
  4. Adriano Cecioni, studio per La Madre, matita di grafite su carta, firma (monogramma) a matita in basso a destra: AC
    In basso a sinistra a matita: “La Madre” gruppo / in marmo scolpito / da nostro padre Adriano Cecioni / G. e F. Cecioni, collezione privata
  5. Odoardo Borrani, Ritratto di Adriano Cecioni, olio su tela, Firenze, GAM
  6. Adriano Cecioni, Bimbo con gallo,1868, gesso, Firenze, GAM

IN COPERTINA
Adriano Cecioni, La Madre, 1880, marmo, Roma, Galleria d’Arte Moderna
© foto Veronica Regan
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