Come tanti altri eventi, anche questa mostra aperta il 3 luglio al castello del Buonconsiglio di Trento era annunciata per l’anno passato. La lunga attesa è stata premiata, e la pittrice Fede Galizia è finalmente protagonista di una bella mostra che ci rivela tutto il valore e il successo che ebbe durante la sua vita. Il trattatista milanese Giovan Paolo Lomazzo, nel suo Idee del tempio della pittura, le dedicò parole che ce la descrivono già intenta nell’imitazione dei migliori artisti dell’epoca sin dalla giovane età.

Che non siano molte le pittrici che tra Cinque e Seicento hanno lasciato un segno è cosa nota: Fede Galizia, figlia del pittore Nunzio, nata probabilmente nel 1574 a Trento, entra a buon diritto fra queste, accanto ad Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola o Giovanna Garzoni. La sua origine trentina spiega la sede della mostra monografica, che sarà aperta fino al 25 ottobre prossimo. In mostra un’ottantina di opere tra dipinti, disegni, incisioni, medaglie e libri antichi. Oltre a opere di Fede Galizia, Plautilla Nelli, Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana e Barbara Longhi, ci saranno lavori di Giuseppe Arcimboldi, Bartholomeus Spranger, Giovanni Ambrogio Figino, Jan Brueghel e Daniele Crespi, provenienti dai più importanti musei italiani, come la Pinacoteca di Brera e il Castello Sforzesco di Milano, gli Uffizi di Firenze, l’Accademia Carrara di Bergamo, il Palazzo Rosso di Genova, la Fondazione Cini di Venezia, la Galleria Borghese di Roma, oltre ad alcuni prestiti internazionali: dal Muzeum Narodowe di Varsavia, dal Ringling Museum of Art di Sarasota, dal Palacio Real de la Granja di San Ildefonso, oltre che da alcune raccolte private. 

Quando, nel 1965, Fede Galizia fu riscoperta dagli studiosi d’arte – capitale lo studio di Stefano Bottari – venne tenuta in considerazione soprattutto come autrice di nature morte, ai primordi di questo fortunato genere. La mostra odierna, curata da Giovanni Agosti, Luciana Giacomelli e Jacopo Stoppa, porta alla luce la figura dell’artista nel suo complesso, rivalutandola sotto diversi punti di vista, e quindi spiegando il motivo per il quale ebbe tanto successo benché… fosse una donna. Realizzò, infatti, soprattutto ritratti ma fu attiva anche con pale d’altare, con destinazioni non locali, come Napoli o Montecarlo. A tutt’oggi non esiste un repertorio completo delle numerose testimonianze letterarie che celebrano, in versi e in prosa, le doti artistiche di Fede Galizia, da intrecciare con un completo regesto documentario, che è stato approntato da Giovanni Renzi per l’occasione. Del resto, il primo dipinto a lei attribuito è un ritratto, quello del gesuita Paolo Morigia, influente letterato e storico milanese, che le dedica dei versi di un madrigale: “Fu già Galitia Fede, / Che pe tenermi dopo mort’in vita, / Qui spirante, e qui vivo a te m’addita”, realizzato fra il 1592 e il 1595.

La mostra si articola in nove sezioni, aprendo le danze con Quando anche le donne si misero a dipingere, il cui titolo enuncia chiaramente il contenuto: l’affermarsi, tra dilettantismo e professione, delle donne pittrici nell’epoca della Controriforma. In questo prologo all’arte di Fede vengono passate in rassegna altre artiste che ne hanno in qual modo segnato il cammino. Si va da chi è stata iniziata alla pittura come complemento ad un’educazione umanistica a chi è stata figlia d’arte, come Lavinia Fontana, passando per le monache che dipingono per devozione, come suor Plautilla de’ Nelli.
Si passa poi alle sezioni dedicate alle città che l’hanno vista nascere e maturare, partendo con Trento, fecondo e internazionale ambiente culturale soprattutto durante il Concilio, e poi Milano. Nunzio Galizia, di famiglia cremonese, è presente a Milano, in base ai documenti, sin dal 1573 e almeno sin dal 1587 anche sua figlia. Gli estimatori di Fede che le dedicheranno parole di encomio sono meneghini, e uno dei più importanti sostenitori della giovane artista sarà il pittore milanese Giuseppe Arcimboldi. Grazie alla mediazione di quest’ultimo, le sue opere raggiungeranno, prima del 1593 la corte imperiale di Rodolfo II d’Asburgo. 

Nunzio è stato un apprezzato miniaturista e una sezione è dedicata a questa tipologia d’arte. In questa sezione troviamo alcuni esempi della miniatura lombarda cinquecentesca, che vanno dai codici miniati ai ritrattini. Ovviamente anche Fede è stata introdotta dal padre a questa arte e ne sono riprova i due ritratti inseriti in una elaborata cornice dipinta eseguita dal genitore. 

La quinta sezione ci introduce al tema della Giuditta, evidentemente molto amato ed affrontato più volte da Fede. Al centro della sezione la Giuditta proveniente dal museo di Sarasota, Florida, firmata e datata al 1596, nel quale scopriamo il gusto dell’artista per la rappresentazione di stoffe e gioielli. Giuditta, nella posa tradizionale secondo l’iconografia corrente, è vestita sontuosamente, indossa gioielli incastonati di pietre e il suo capo è adornato da un magnifico diadema. La mano destra che stringe la spada dall’elsa magnificamente lavorata, ha una presa forte e vigorosa, che conferisce grande energia all’immagine dell’eroina biblica. 

Si possono poi fare i raffronti con le altre versioni del medesimo soggetto che sono presenti in mostra e che palesano cambiamenti e metodi di lavoro dell’artista.
Il Correggio, insieme al Parmigianino, sono stati i pittori di riferimento per Fede, che ne studia attentamente le opere, individuando in queste un timbro devoto e sentimentale a lei confacente.  Ne copia alcune, che troviamo nella sesta sezione, fra cui la Zingarella (oggi a Capodimonte) e la Madonna della cesta (oggi alla National Gallery di Londra). Quando nel 1630, con la peste nelle strade di Milano, Fede scrive il suo testamento prima di morire, lascerà sei dipinti alla vicina chiesa teatina di Sant’Antonio Abate, di cui ben tre descritti come copie da dipinti del Correggio. Possiamo dire, con i curatori, che è stata la copista per eccellenza dei pittori parmigiani del Cinquecento. 

Con la settima sezione incontriamo Fede Galizia la ritrattista famosa. I personaggi che, fin da giovanissima, immortala, la fanno apprezzare come ritrattista in tutta Europa. Il summenzionato ritratto di Paolo Morigia, della Pinacoteca Ambrosiana, il dotto gesuato autore di un libro sulla nobiltà di Milano, fu esposto in Duomo poco dopo la sua esecuzione all’aprirsi dell’ultimo decennio del Cinquecento. Donato alla biblioteca Ambrosiana nel 1670, era parte del patrimonio della chiesa milanese di san Gerolamo. La Galizia ritrae il Morigia con incredibile accuratezza, delineando ogni dettaglio del volto, dalle più piccole rughe agli occhi mobili e intensi, di grande realismo. Non ultimo, ci regala il gioco del riflesso nelle lenti degli occhiali che il letterato mostra sulla destra: un dettaglio che mostra suggestive influenze nordiche, ma non solo. 

Come questo dotto milanese, molti altri passeranno sotto la lente realistica della pittrice, molti dei quali in mostra a Trento. Sfilano, in questa galleria ideale, Ludovico Settala, il medico della peste manzoniana, Federico Zuccari, il pittore dell’Idea, Ippolita Trivulzio, principessa di Monaco.
Fede Galizia fu una pittrice varia e la sua riscoperta da parte dei curatori passa anche attraverso le opere dell’ottava sezione, dedicate agli altari delle chiese. Fra queste, il Noli me tangere, del 1616, è un’opera di altissimo livello qualitativo. I colori delicati, la bellezza materica delle stoffe, il paesaggio sfumato, donano un gusto nordico al dipinto. Meticolosa appare la precisione botanica dei fiori in primo piano, preludio alla sezione successiva dedicata alle nature morte.

Fede si cimenterà con esse divenendo una figura cruciale per lo sviluppo di questo genere in Italia. La sua prima natura morta è collocata al 1602, data precoce per questo genere, che comincia ad essere apprezzato dalla fine del Cinquecento. Nelle sue opere più mature la resa materica dei frutti è incredibilmente palpabile e mostra pennellate sicure in composizioni complesse dagli armonici colori.

Come recita il titolo dell’ultima sezione, è veramente riuscita con la sua arte a catturare la vita silente.
Una mostra ben fatta, assolutamente da vedere non solo per il contenuto ma anche per il sorprendente ed intelligente allestimento di Alice De Bortoli, formatasi accanto a Margherita Palli, la scenografa di Luca Ronconi, con le perfette luci di Pasquale Mari, uno dei più celebri direttori della fotografia del cinema italiano di oggi. Otto grandi sale, dove delle grandi capsule, realizzate con materiali insoliti, creano stanze nelle stanze, così da non avere alcun dipinto appeso alle pareti, in un impianto scenico di gusto teatrale.
Abbiamo aspettato, ma l’attesa è stata ripagata, ampiamente. La mirabile pittoressa si è ripresa la scena.

Dettagli

Didascalie immagini

  • Fede Galizia,
    Alzata con prugne, pere e una rosa,
    Bassano del Grappa, collezione privata
  • Fede Galizia,
    Ritratto di Paolo Morigia,
    Milano, Veneranda Pinacoteca Ambrosiana
  • Giuseppe Arcimboldo,
    Costume per mascherata,
    Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi
  • Nunzio Galizia e Fede Galizia,
    Cornice con i ritratti di Jacopo Menochio e Margherita andiani,
    Collezione privata
  • Fede Galizia,
    Giuditta con la testa di Oloferne e la serva Abra,
    Sarasota, Ringling Museum of Art
  • Fede Galizia,
    Cherubino seduto,
    Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana
  • Fede Galizia,
    Ritratto di Paolo Morigia, dettaglio
  • Fede Galizia,
    Noli me tangere,
    Milano, Pinacoteca di Brera
  • Fede Galizia,
    Coppa di vetro con pesche, mele cotogne, fiori di gelsomino e una cavalletta,
    Collezione privata

In copertina: Fede Galizia,
Coppa di vetro con pesche, mele cotogne, fiori di gelsomino e una cavalletta,
Collezione privata

Sito web: https://www.buonconsiglio.it/

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Castello del Buonconsiglio - Via Bernardo Clesio, 5 - Trento
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Fino al: 24 Ottobre, 2021