Ci sono due donne.

La prima è castana, vestiti color cipria e verde delicato, in una gonna leggera e un maglione di cotone avanza decisa, con i suoi capelli raccolti, in un sentiero quasi fermo nel tempo della Sicilia di qualche anno fa. Nell’ombra e di spalle, davanti a lei un paesaggio silenzioso. Questa è Franca, così come immaginata e raccontata da Marta.
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Marta è bionda, i lineamenti morbidi, giovane regista fiorentina (di origini siciliane) a lavoro sul suo set, con alle spalle gli studi in filosofia e da qualche anno Los Angeles, dove ha scelto di creare la sua professione che ha preso sempre più forma. Davanti a lei c’è un racconto magistrale fatto di soli 15 minuti di storia, coraggio e identità.
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Due donne apparentemente diverse ma non del tutto.

Marta Savino è la regista del corto “Viola, Franca”, nato dal progetto di tesi che ha proposto per il suo master alla UCLA (School of Theater Film and Television), che è rientrato – su oltre 100 cortometraggi – nella cinquina finale per il premio cinematografico assegnato dall’Ente David di Donatello dell’Accademia del Cinema Italiano: il David di Donatello, la cui cerimonia di premiazione si svolgerà il 27 marzo presso l’Auditorium Conciliazione di Roma.
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Franca, già protagonista di un vecchio film del 1970 (interpretata da una giovanissima Ornella Muti) è Franca Viola e torna ad essere raccontata (non che sia mai stata dimenticata) nel 2017, questa volta in soli 15 minuti. A fare da cornice sono i paesaggi di Galati Mamertino – nella colorata provincia di Messina – che con poco più di 2.800 abitanti, è stato il set dell’ultimo lavoro della regista toscana Marta Savina.
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Quella di Franca Viola è la vicenda che negli anni ‘60 ha cambiato le carte in tavola mettendo in discussione un mondo convinto che si potesse mettere sotto il tappeto di casa tutta la polvere. Ma la polvere Franca Viola l’ha buttata fuori a colpi di no.
Ha detto no a quella che era la legge, il buon costume, la scelta “comoda e suggerita”; a un Paese e un Codice che davano la possibilità di riparare quello che di riparabile non aveva nulla. Dopo essere stata rapita “in nome dell’amore” nel 1966, sola e contro tutti, si ribella per la prima volta pubblicamente al matrimonio col suo stupratore, riuscendo a farlo condannare a undici anni di carcere.
Il delitto d’onore e il matrimonio riparatore oggi non esistono più. L’Italia se ne sbarazza – grazie alla voce di una giovane donna, riscoprendosi – anche troppo tardi – un paese più civile e moderno. Grazie alla legge del 5 agosto 1981 – a sedici anni dal rapimento della giovane – e solamente nel 1996 – lo stupro sarà legalmente riconosciuto in Italia non più come un reato “contro la morale”, bensì come un reato “contro la persona”.
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Marta Savina, invece, ha scelto di dire si: al racconto e alla rielaborazione, alla sfida vinta e alle regole ribaltate venute fuori dal rifiuto che Franca Viola esercita nei confronti della morale borghese del suo tempo. L’indagine di genere sull’immagine femminile e la ricerca della propria identità attraverso “una procedura di separazione e sguardo dall’esterno”: così definisce il suo lavoro.

Se le dinamiche e tutto il resto erano state ampiamente raccontate dai giornali scandalistici dell’epoca, tutto ciò che appartiene al mondo di Franca e alla sua intimità domestica era stato ignorato. Proprio partendo su questo la regista punta i riflettori sulla ragazza, sulla vittima che si ribella, su quello sguardo di chi ha solo 17 anni. Mette da parte gli eventi marginali e al centro pone la figura che si affermerà – poco dopo la triste vicenda – vincitrice. Il dentro, il cuore pulsante, il giovane coraggio della fanciulla di Alcamo che ha rivoluzionato il suo tempo. E il nostro.
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Così, pur sapendo già che il David di Donatello al miglior cortometraggio non le è stato assegnato, noi faremo il tifo per Marta e per il suo lavoro. Faremo il tifo per la regista toscana che ha scelto di parlare di una vicenda d’interesse pubblico, ampliamente discussa dalla cronaca del tempo, ma ancora tanto attuale.
Faremo il tifo per Franca, alla quale oggi dobbiamo battere rumorosamente le mani.
E tiferemo anche per tutte le identità che si affermano e per tutti i cambiamenti che sceglieremo di apportare, senza mimose e senza regali. Solo con i fatti.

Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Viola, Franca
  • Regia: Marta Savina
  • Con: Antonino Bruschetta, Claudia Gusmano, Maurizio Puglisi, Carlo Calderone
  • Sceneggiatura: Andrea Brusa, Marta Savina
  • Fotografia: Topher Osborn
  • Montaggio: Ashley Monti
  • Scenografia: Marcello Di Carlo
  • Costumi: Francesca Rodi
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Italia / USA, 2016
  • Durata: 15' minuti
Viola, Franca (foto © 2016 per gentile concessione di Marta Savina) Viola, Franca (foto © 2016 per gentile concessione di Marta Savina) Marta Savina sul set con gli attori (foto © 2016 per gentile concessione di Marta Savina) Due momenti della lavorazione (foto © 2016 per gentile concessione di Marta Savina) La ricostruzione di una processione religiosa (foto © 2016 per gentile concessione di Marta Savina) Una foto di Marta Savina per i sopralluoghi nel paese di Galati Mamertino in provincia di Messina (foto © 2016 per gentile concessione di Marta Savina) Marta Savina sul set (foto © 2016 per gentile concessione di Marta Savina)