Ventuno erano le donne che il popolo italiano elesse all’Assemblea Costituente. Ventuno erano le donne che ricevettero il prestigioso mandato di partecipare alla costruzione dell’ordinamento democratico. Ventuno erano, quasi come i secoli che le donne italiane avevano dovuto attendere prima di poter far sentire la loro voce “nell’Assemblea democratica della Repubblica d’Italia, dove le donne, per la prima volta nella nostra storia, sono direttamente rappresentate. Esse si sono conquistate questo diritto partecipando con tutto il popolo alla grande battaglia della liberazione del nostro Paese, per l’avvenire e la felicità dell’Italia. Vi hanno partecipato con quello slancio, quell’entusiasmo, quello spirito di dedizione e di ardente amor patrio, che spinse le più nobili fra di esse fino ad affrontare con semplice e sublime serenità anche l’estremo sacrificio. Giovani e anziane, madri, spose e ragazze, intellettuali, operaie e contadine, esse sono le pure eroine del nostro Secondo Risorgimento; ed il loro nome sarà sempre luminosamente presente nel cuore delle donne d’Italia, che sperano e vogliono un avvenire di pace, di tranquillità, di lavoro e di benessere. Al di sopra della loro fede politica, esse si sono unite nel comune sacrificio, per lo stesso grande amore per il nostro sventurato paese: Anna Maria Enriques, Vittoria Nenni, Irma Bandiera, Tina Lorenzoni, Rosa Guarnieri, Norma Pratelli Parenti, Lina Vacchi e cento e cento altre, la prima Assemblea libera d’Italia s’inchina, riverente, di fronte a voi.”1

Ventuno erano le donne, ma unico era l’obiettivo che ognuna, a prescindere dal partito politico al quale apparteneva, si prefiggeva: consacrare nella Carta Costituzionale la “pari dignità sociale” e l’uguaglianza di tutti i cittadini “davanti alla legge, senza distinzione di sesso” (art. 3). Fu, dunque, grazie, a queste ventuno donne che nacque e fu “finalmente riconosciuta nella sua nuova dignità, nella conquistata pienezza dei suoi diritti” una “figura di donna italiana finalmente cittadina della nostra Repubblica2
Furono delle antesignane queste ventuno donne nel condurre la loro battaglia, perché “ancora poche Costituzioni nel mondo” riconoscevano “così esplicitamente alla donna la raggiunta affermazione dei suoi pieni diritti. Le donne italiane lo sanno e sono fiere di questo passo sulla via dell’emancipazione femminile e insieme dell’intero progresso civile e sociale3.

Furono accomunate queste ventuno donne dall’intento di “formulare l’ordinamento nuovo del nostro Paese” (…) “che deve segnare la fine di ogni possibilità di oppressione e di soggiogamento del popolo italiano, ed aprire al popolo stesso la via della rinascita, del risorgimento”, di fare “in questo documento largo posto alle donne d’Italia”, di permettere “che le loro energie, le loro forze, il loro spirito di sacrificio, di dedizione, di attaccamento alla famiglia, la loro volontà di pace, di uguaglianza, di libertà, di benessere siano presenti e ci guidino nella nostra fatica. (…) Contribuire alla rinascita del Paese, assicurarne la pace all’esterno, difendere la stabilità del regime liberamente scelto dal popolo, all’interno, costruire con le proprie mani un avvenire sereno ai propri figli, ecco il significato profondo della richiesta che oggi formulano le donne italiane rivendicando tutti i loro diritti. Ecco ciò che noi dobbiamo impegnarci a realizzare, sicuri, di fare così un atto di giustizia e di servire gli interessi d’Italia che ha bisogno delle forze, del lavoro, del sacrificio, dell’entusiasmo di tutti i suoi figli per risorgere, per rinnovare tutta la sua vita, per incamminarsi spedita verso la democrazia, il progresso, la libertà, il benessere4.

Un tema che, nell’ambito dei lavori dell’Assemblea Costituente, ebbe particolare rilievo fu il dibattito sulla posizione della donna all’interno della famiglia. Sul tema, le ventuno deputate furono compatte nell’affermare che “il primo compito nostro, il più sacro e il più alto, è la famiglia; che la maternità, così spaventosamente colpita dalla guerra è il nostro privilegio, e per questo abbiamo reclamato e reclamiamo dalla nuova Costituzione quelle nuove disposizioni di legge, come il salario familiare, come i limiti al lavoro delle donne, che le permettano di svolgere in pieno la sua funzione familiare5.
Ora, poiché “solo una famiglia nuova, democratica può contribuire al rinnovamento della vita italiana”, secondo queste ventuno donne è indispensabile stabilire che, all’interno della famiglia, i rapporti tra i coniugi devono essere improntati all’eguaglianza, perché “questa affermazione” ribadisce “nell’ambito della famiglia il principio, già espresso nell’articolo 3, secondo
il quale tutti i cittadini, di ambo i sessi, sono eguali di fronte allo Stato ed alla legge
6.

In definitiva, “riconoscere alla donna la parità morale e giuridica anche nell’ambito della famiglia, significa contribuire validamente allo sviluppo della persona umana, allo sviluppo della personalità femminile; non accettare il principio della parità morale giuridica dei coniugi, significa porsi in contrasto con un principio che è stato accettato e approvato recentemente da tutta l’Assemblea. Affermare oggi il principio nella Costituzione onorerà la nostra Assemblea, così come ha onorato i componenti della Sottocommissione che l’ha accettato all’unanimità. (…) Questo è un riconoscimento che ciascuno di noi deve a quella che certo è, o sarebbe, se vivesse ancora, orgogliosa di aver dato la vita ad un figlio che oggi investita di così grande responsabilità di fronte alla Nazione e di fronte a tutte le donne italiane7

Altra questione intimamente connessa a quella della famiglia – oggetto di approfondito dibattito in seno all’Assemblea Costituente – riguardava la maternità. Sul punto è stato sostenuto che doveva “essere affermato, in un articolo a sé della Carta costituzionale, in qual modo lo Stato deve intervenire per tutelare la maternità. Oggi la maternità è considerata in generale, in Italia, come qualche cosa che riguarda l’individuo, mentre essa rappresenta anche una funzione naturale nobilissima della donna, in quanto provvede alla creazione delle nuove generazioni, le quali non possono non interessare la Nazione tutta, trattandosi dell’avvenire e dell’interesse della collettività. In conclusione, la maternità deve essere considerata come una funzione sociale che interessa tutta la collettività e non soltanto la madre o la famiglia, e lo Stato deve predisporne una tutela e una protezione efficace. Pensa che tale concetto non possa essere considerato come nuovo, ma come naturale conseguenza della situazione di fatto esistente in Italia. Purtroppo è necessario riconoscere che, da questo punto di vista, l’Italia è molto arretrata rispetto ad altri paesi, e lo dimostrano le statistiche con le loro altissime percentuali di mortalità delle gestanti e di mortalità infantili8.

Le ventuno donne presenti nell’Assemblea Costituente si batterono, altresì, affinché alla donna lavoratrice fossero riconosciuti, nei rapporti di lavoro, gli stessi diritti che spettano al lavoratore. Uno degli aspetti più importanti su cui si incentrò la discussione riguardava il diritto per la donna di ottenere, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che competono al lavoratore. A tale proposito si sostenne che non ci sarebbe stato bisogno di introdurre un precetto del genere se non fossero ancora presenti gravi ingiustizie nella vita italiana. “Da qui a pochi anni, noi dovremo perfino meravigliarci di aver introdotto questo articolo nel testo costituzionale; e non perché esso non riguardi materia puramente costituzionale – da questo punto di vista dovremmo meravigliarci d’aver introdotto troppi articoli del genere – ma piuttosto per aver dovuto sancire nella Carta costituzionale che a due lavoratori di diverso sesso, ma che compiono lo stesso lavoro, spetta un’uguale retribuzione. Così pure ci dovremo meravigliare di aver dovuto stabilire come norma costituzionale che le condizioni di lavoro, per quanto riguarda la donna, debbano consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e – io aggiungo – materna. Cioè dovremo meravigliarci di aver dovuto introdurre una norma così naturale ed umana. Eppure, se tanto dobbiamo fare, lo dobbiamo fare per le ragioni che permangono, che regolano e che influenzano il lavoro femminile. Ragioni che hanno anche il loro peso, che risalgono non solo alla domanda del lavoro, ma anche all’offerta del lavoro. Molto spesso è la stessa donna lavoratrice a svalutare in qualche modo il suo lavoro. C’è una tendenza all’autosvalutazione, perché la donna ritiene secondario, semplicemente integrante, il lavoro suo e quindi il guadagno che le spetta, di fronte al salario del marito o del capo famiglia. Da parte della domanda di lavoro c’è la giustificazione che il salario più basso stabilito per la donna si ripercuote naturalmente sui costi e quindi sulle vendite, influenzando il mercato e favorendo, in ultima analisi, una maggiore produzione. C’è quindi una giustificazione economica (…) Pensiamo che tutto ciò sia ormai acquisito dalla coscienza ma non dalla pratica. (In questi giorni stiamo faticosamente cercando di ottenere che alle donne sia riconosciuto il diritto di fruire di uguale indennità di contingenza, nei confronti dell’uomo lavoratore). Dunque, non dalla pratica, ma dalla coscienza comune, è oggi acquisito che il compenso spettante all’uomo lavoratore – intendo dire non il vero e proprio salario, ma anche tutti i benefici e le provvidenze che al salario siano eventualmente connesse – non debba essere superiore al compenso stabilito, per pari lavoro, alla donna lavoratrice”.

Si deve tendere “dunque a rendere umane le condizioni di vita alla lavoratrice, considerando due gruppi di interessi distinti, ma ugualmente importanti: uno che si riferisce alla funzione familiare della lavoratrice, l’altro alla funzione materna. Noi crediamo che il figlio della donna lavoratrice abbia diritto alle insostituibili cure materne come tutti gli altri bambini. Noi affermiamo che questo bambino ha bisogno di cure non solo materiali, ma anche morali. Infatti, il sano allevamento di un bambino non consiste tutto e solamente in possibilità di ordine materiale. La madre è insostituibile presso il bambino, per quanto riguarda la sua formazione interiore, la sua crescita spirituale, il formarsi del suo mondo morale. Qui si riaffaccia la nostra esigenza particolare (…) e cioè che veramente il salario sia tale per cui il lavoratore possa, col provento del suo lavoro, vivere non solo dignitosamente, ma anche dignitosamente formare, allevare, educare, mantenere una famiglia”9

In conclusione, le ventuno donne si batterono – è proprio il caso di dirlo – eroicamente affinché “nessuna ambiguità sussista, in nessun articolo e in nessuna parola della Carta costituzionale, che sia facile appiglio a chi volesse ancora impedire e frenare alle donne questo cammino liberatore. E’ purtroppo ancora radicata nella mentalità corrente una sottovalutazione della donna, fatta un po’ di disprezzo e un po’ di compatimento, che ha ostacolato fin qui grandemente o ha addirittura vietato l’apporto pieno delle energie e delle capacità femminili in numerosi campi della vita nazionale. Occorre che questo ostacolo sia superato e che avvenga una profonda modificazione della mentalità corrente, in ogni sfera, in ogni campo della vita italiana. E’ questo un malvezzo che penetra ovunque, che vive nel nostro linguaggio ormai come un luogo comune, che collabora a deprimere la donna, relegandola sistematicamente in una sfera di vita inferiore e semianimale. Occorre che nel nostro Paese non siano più ammesse disposizioni pubbliche o private che limitino la libertà umana e, in particolare, quella femminile. Onorevoli colleghi, se osserviamo da vicino questo progetto di Costituzione, possiamo affermare che in esso c’è uno slancio verso il progresso, verso la giustizia, verso la pratica attuazione di una società più umana, più giusta, migliore dell’attuale. Aiutateci tutti a sciogliere veramente e completamente tutti i legami che ancora avvincono le mani delle nostre donne e avrete nuove braccia, liberamente operose per la ricostruzione d’Italia, per la sicura edificazione della Repubblica italiana dei lavoratori”10

Un attento esame degli interventi svolti dalle “madri” Costituenti pone in luce il coraggio, non solo argomentativo, ma altresì politico e sociale manifestato da queste ultime nel denunziare senza mezzi termini la mentalità “maschilista” della quale era permeata la società italiana. Le onorevoli Costituenti si trovarono, dunque, a dover combattere per far crollare, da un lato, i relitti misoneistici e, dall’altro, tutte quelle barriere che si frapponevano alla completa realizzazione della donna in ogni settore.
Il merito e la preparazione avrebbero dovuto essere per queste ventuno donne, “i soli elementi discriminatori per quanto attiene alla possibilità di aprire tutte le carriere alla donna. Quando, invece, si parla di facoltà, di attitudini, di capacità, si portano argomenti deboli, che offendono la giustizia: se è difficile, ad esempio, trovare una donna capace di comandare un Corpo d’armata, bisogna anche dire che vi sono tanti uomini incapaci a farlo. Del resto, almeno una volta nella storia si ha una santa, Giovanna d’Arco, che può dare lezioni a tutti. Non si parli, quindi, di attitudine, di capacità, di facoltà: nel momento in cui si sta elaborando la Costituzione, si affermi il criterio della preparazione e del merito, l’unico che può essere accettato dalle donne in genere e anche dalla coscienza nazionale11.

Emblematiche, sul punto, sono le parole di Teresa Mattei, la quale fu ferma nel chiedere che “nessuna ambiguità” deve sussistere, “in nessun articolo e in nessuna parola della Carta costituzionale, che sia facile appiglio a chi volesse ancora impedire e frenare alle donne questo cammino liberatore. E’ purtroppo ancora radicata nella mentalità corrente una sottovalutazione della donna, fatta un po’ di disprezzo e un po’ di compatimento, che ha ostacolato fin qui grandemente o ha addirittura vietato l’apporto pieno delle energie e delle capacità femminili in numerosi campi della vita nazionale. Occorre che questo ostacolo sia superato e che avvenga una profonda modificazione della mentalità corrente, in ogni sfera, in ogni campo della vita italiana. E’ questo un malvezzo che penetra ovunque, che vive nel nostro linguaggio ormai come un luogo comune, che collabora a deprimere la donna, relegandola sistematicamente in una sfera di vita inferiore e semianimale. Occorre che nel nostro Paese non siano più ammesse disposizioni pubbliche o private che limitino la libertà umana e, in particolare, quella femminile. Onorevoli colleghi, se osserviamo da vicino questo progetto di Costituzione, possiamo affermare che in esso c’è uno slancio verso il progresso, verso la giustizia, verso la pratica attuazione di una società più umana, più giusta, migliore dell’attuale. Aiutateci tutti a sciogliere veramente e completamente tutti i legami che ancora avvincono le mani delle nostre donne e avrete nuove braccia, liberamente operose per la ricostruzione d’Italia, per la sicura edificazione della Repubblica italiana dei lavoratori”12

Non si può, in definitiva, non rilevare che le nobili parole di queste ventuno donne, armate della forza delle loro idee, animate dalla voglia di restituire dignità al ruolo e alla funzione femminili, hanno illuminato quell’Aula resa “sorda e grigia” dal precedente regime autoritario che quel ruolo e quella funzione aveva calpestato, sminuito e umiliato.

Didascalie 

  • “Le 21 donne alla Costituente” 
    La Domenica del Corriere
    supplemento illustrato al Corriere della sera
    (4 agosto 1946, pag. 3)
    Milano 1902-1968
    Giorn. 408. 1-65
    A.4, n.1 (5 gen. 1902)-a.70, n.35 (27 ago. 1968)
     
  • foto da 2 a 10
    alcune immagini di quelle proiettate durante lo spettacolo Nate non solo per fare figli. 
    Il dibattito dei Costituenti sul ruolo della donna nella democrazia da costituire

    courtesy Attori & Convenuti 
     
  • immagine 11 
    Pieraffaele Battaglia
    Nate non solo per fare figli, 2019
    (acquerello su ipad)
    opera realizzata per lo spettacolo della 
    Compagnia Teatrale “Attori & Convenuti”
    Nate non solo per fare figli.
    Il dibattito dei Costituenti sul ruolo della donna nella democrazia da costituire

    Con il suo personalissimo stile, Pieraffaele Battaglia ha rappresentato un gruppo di donne, abbracciate l’un l’altra, determinate a far valere il principio della parità di diritti nel genere umano.
    L’opera ritrae alcune donne contraddistintesi nella storia d’Italia (come ad es. Nilde Iotti, Maria Montessori, Margherita Hack, Rita Levi Montalcini e Samantha Cristoforetti) accanto ad alcune “suffragette” dei primi del novecento. Non poteva mancare una madre che porta in grembo il proprio piccolo…
    foto © Pieraffaele Battaglia
    courtesy dell’artista

IN COPERTINA
una ulteriore immagine di quelle proiettate durante lo spettacolo ‘Nate non solo per fare figli. 
Il dibattito dei Costituenti sul ruolo della donna nella democrazia da costituire”

courtesy Attori & Convenuti 

NOTE

  1. Nadia Gallico Spano, Tunisi, 2 giugno 1916 – 19 gennaio 2006. Funzionario di partito. Eletta nella lista del Partito Comunista Italiano. Iscritta al gruppo parlamentare Comunista. Intervento svolto nella Seduta dell’Assemblea Costituente di martedì 8 marzo 1947.
  2. Teresa Mattei, Genova, 1° febbraio 1921 – 12 marzo 2013. Insegnante. Eletta nella lista del Partito Comunista Italiano. Iscritta al gruppo parlamentare Comunista. Intervento svolto nella Seduta di martedì 18 marzo 1947 dell’Assemblea Costituente.
  3. Teresa Mattei, Intervento cit.
  4. Nadia Gallico Spano, Intervento cit.
  5. Elisabetta Conci, Trento, 23 marzo 1895 – 1° novembre 1965. Insegnante. Eletta nella della Democrazia Cristiana. Iscritta al gruppo parlamentare Democratico Cristiano. Intervento svolto nella Seduta dell’Assemblea Costituente di martedì 8 marzo 1947.
  6. Nadia Gallico Spano, Intervento svolto nella Seduta dell’Assemblea Costituente di giovedì 17 aprile 1947.
  7. Maria Maddalena Rossi, Codevilla (Pavia), 29 settembre 1906 – 19 settembre 1995. Chimico. Eletta nella lista del Partito Comunista Italiano. Iscritta al gruppo parlamentare Comunista. Intervento svolto nella Seduta dell’Assemblea Costituente di martedì 18 marzo 1947.
  8. Teresa Noce, Torino, 29 luglio 1900 – 22 gennaio 1980. Operaia. Eletta nella Lista del Partito Comunista Italiano. Iscritta al gruppo parlamentare Comunista. Intervento svolto nella Seduta di venerdì 13 Settembre 1946 della Commissione per la Costituzione – Terza Sottocommissione.
  9. Maria Federici, L’Aquila, 19 settembre 1899 – 28 luglio 1984. Insegnante di lettere; giornalista. Eletta nel Collegio Unico Nazionale. Iscritta al gruppo parlamentare Democratico Cristiano.Intervento svolto nella Seduta dell’Assemblea Costitunte di sabato 10 maggio 1947. 
  10. Teresa Mattei, Intervento svolto nella Seduta di martedì 18 marzo 1947 dell’Assemblea Costituente.
  11. Maria Federici, Intervento svolto nella Seduta di venerdì 31 gennaio 1947 della Commissione per la Costituzione.
  12. Teresa Mattei, Intervento svolto nella Seduta di venerdì 31 gennaio 1947 della Commissione per la Costituzione.