La Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate nel confinante Ticino, ha creato una sorta di fil rouge che caratterizza negli anni il programma espositivo: la donna nell’arte, presentata o come soggetto o essa stessa artista. Dopo La donna ticinese nel ritratto, Doni d’amore. Donne e rituali nel Rinascimento e Leggere, leggere, leggere!, dove molte erano le figure femminili ritratte, anche da Albert Anker nella sezione a lui dedicata. Per le donne artiste ricordiamo: le mostre sulla pittrice Rosetta Leins e sulla ceramista Raffaella Columberg, o la recente donazione di opere di Valeria Pasta Morelli, che confluiranno in una mostra nel 2018. Un contributo essenziale, quello della Pinacoteca Züst, sulle presenze femminili nel mondo dell’arte, ancora oggi purtroppo poco rappresentate.

La nuova mostra, in corso fino al prossimo 28 gennaio, è Divina creatura. La donna e la moda nelle arti del secondo Ottocento con una sessantina fra dipinti e sculture tutti decisamente affascinati insieme a una ricca selezione di ventagli d’autore – dipinti da grandi artisti, spesso gli stessi che ritraevano le “belle Signore” – e un nucleo di preziosi abiti d’epoca selezionati da musei e collezioni private da Mariangela Agliati Ruggia, Sergio Rebora, Marialuisa Rizzini, con il coordinamento di Alessandra Brambilla e il contributo di diversi studiosi per ricreare e testimoniare il cambio di paradigma nella storia del costume femminino in Europa che, a volerlo datare, si potrebbe individuarlo nel 1858, l’anno in cui a Parigi esplose l’Haute Couture di Worth, subito amplificata e diffusa dai primi Grand Magasins che spopolano nelle principali metropoli europee.

La diffusione della moda in modo capillare avviene veicolando offerte molto differenziate per il pubblico femminile perché ’”essere alla moda” divenga l’imperativo condiviso nella seconda metà dell’Ottocento dalle donne di quasi tutti i ceti sociali. Così aumenta la circolazione di figurini e riviste illustrate, tra cui la celebre “Margherita”. Irrompe la fotografia, specie nel formato carte de visite, i celebri affiches di Sartorie e Grandi Magazzini. Anni in cui si consolida il ruolo della donna attentissima al proprio ruolo sociale e alla immagine che contribuiva a crearne lo status.

In mostra, pur ammirando sculture, alcuni favolosi abiti d’epoca e un nucleo di ventagli firmati da Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis, Pompeo Mariani e Pietro Fragiacomo, a catturare l’attenzione e illustrare maggiormente questo felice momento storico sono le opere di grandi artisti.

Con il ritratto su commissione è possibile seguire le rapide e sorprendenti evoluzioni dell’abbigliamento femminile dove le protagoniste – appartenenti  all’aristocrazia, ancora assai influente anche come esempio di gusto, ma anche alla borghesia – posano per i pittori e gli scultori vestite e acconciate con attenzione nei confronti dei dettami imposti dalla moda ma anche, assecondando sottili strategie comportamentali, in modo da mostrarsi in simbiosi con il proprio preciso ruolo sociale.

Le modelle sono donne simbolo come la regina d’Italia, Margherita di Savoia, o appartenenti all’aristocrazia internazionale che hanno fatto della propria eleganza un elemento distintivo. Per restare nel Cantone Ticino, la contessa Carolina Maraini Sommaruga (1869-1959) alla cui personalità emblematica viene dedicata un’intera sezione con anche il ritratto realizzato da Vitorio Corcos e ponendo attenzione alle sue attività filantropiche che la portarono anche a donare la sua villa romana alla Confederazione, oggi sede dell’Istituto Svizzero. E’ la prima volta che la figura di Carolina Maraini viene ampiamente trattata e presentata in una esposizione ricostruendo nei dettagli l’ambiente in cui viveva (abiti, accessori, mobilio, ma anche opere di celebri artisti che la ritrassero come Marino Marini e Giovanni Boldini).

Negli anni del realismo, accanto a Bertini – caposcuola il cui ruolo appare oggi non ancora pienamente riconosciuto – tra i ritrattisti più significativi in tal senso si ricordano Domenico e Gerolamo Induno, Eleuterio Pagliano, Mosè Bianchi, Antonio Ciseri, Tranquillo Cremona, Ernesto Fontana, in una mappa che attraversa le regioni d’Italia e travalica il confine elvetico.

Accanto al ritratto, negli anni del realismo è la pittura di genere a documentare con efficacia iconografica ed esemplare obbiettività l’evoluzione della moda femminile, ma anche le più diffuse tipizzazioni dei ruoli. Dopo il 1860 si moltiplicano le scene di ambientazione quotidiana e borghese, ispirate a momenti di vita familiare, composizioni che, sullo sfondo di interni domestici o di strade cittadine o di paese, rappresentano figure femminili impegnate nei lavori ad ago, nella lettura, nella conversazione, nel passeggio, in riposo, con i figli.

Di ciascuna, molto spesso, gli artisti dettagliano non solo l’abbigliamento, ma anche gli accessori così da seguire, di anno in anno, le minime mutazioni di gusto, trasformando la moda in uno degli elementi che determinano la modernità dell’opera. Questo filone trova i suoi vertici in maestri quali Ernest Meissonier e Mariano Fortuny e accomuna la sperimentazione degli artisti di tutte le scuole regionalistiche italiane e di quella del Cantone, dai Macchiaioli – tra cui Antonio Puccinelli e Odoardo Borrani – agli “italiani a Parigi” come Giovanni Boldini.

Invece, nel periodo di fine del secolo non si parla ormai più di fenomeno di moda solo attraverso l’abbigliamento, ma anche attraverso la gestualità, le movenze, la dizione. E’ nato lo stile e sono interpreti di questo rinnovato ritratto mondano maestri celebrati anche Oltralpe, come Giovanni Boldini, Paul Troubetzkoy, Vincenzo Vela, Vittorio Corcos, Giacomo Grosso, oltre ai ticinesi Pietro Chiesa, Luigi Rossi e Adolfo Feragutti Visconti.


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Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  1. Edoardo Tofano: Il ventaglio, olio su tavola. Collezione privata, courtesy Enrico Gallerie d’arte
  2. Italo Nunes Vais: Ancora un bacio, 1885 c., olio su tela, cm 105 x 65. Novara, Galleria d'Arte Moderna Paolo e Adele Giannoni
  3. Paul Troubetzkoy: Dopo il ballo, 1897, bronzo, cm 50 x 68 x 68. Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano. Collezione Città di Lugano.
  4. Domenico Induno: Donna allo specchio, 1870, olio su tela, cm 85 x 65 s/c. Collezione privata,Courtesy Enrico Gallerie d’Arte, Milano
  5. Giacomo Grosso: Ritratto di Elena di Savoia-Aosta d’Orléans, 1898, olio su tela, 250 × 137 cm. Venaria Reale, Musei degli Appartamenti Reali, Castello della Mandria
  6. Vittorio Corcos: Ritratto di Carolina Maraini Sommaruga, 1901, olio su tela, cm 224 x 130. Roma, Fondazione per Istituto Svizzero
  7. Vittorio Corcos: Le due colombe, 1897, olio su cartone, cm 33,5 x 27 s/c. Collezione privata, Courtesy Enrico Gallerie d’Arte, Milano
  8. Giovanni Battista Carpanetto: Fiore di vita (Fantasia decorativa) 1902-1903, pastello su carta applicata su tela, 143 × 93,5 × 4 cm. Torino, collezione privata
  9. Giovanni Boldini: Ritratto di signora con cappello e ombrellino, circa 1900-1905, olio su tela, 71,3 × 45,7 cm. Lugano, Museo d’arte della Svizzera italiana

IN COPERTINA
Pietro Bouvier: Un dono artistico, circa 1888,
olio su tela, 63 × 77 cm, collezione privata,
Courtesy Enrico Gallerie d’Arte, Milano
(particolare)

Dove e quando

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Fino al: 20180128