Al Centro di Cultura Contemporanea Strozzina di Firenze prosegue, fino al prossimo 12 dicembre, Alter Eva. Natura Potere Corpo, un progetto inserito all’interno di Palazzo Strozzi Future Art (inaugurato con l’installazione La Ferita di JR), nato dalla collaborazione con Andy Bianchedi in memoria di Hillary Merkus Recordati. L’iniziativa si pone l’obiettivo di creare una piattaforma per l’arte del presente, ponendo la promozione della creatività, il coinvolgimento del pubblico e il sostegno alle nuove generazioni come valori di riferimento per un rilancio del sistema culturale attraverso diverse iniziative di artisti contemporanei italiani e internazionali a Palazzo Strozzi.

Realizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi con la collaborazione di Ied Firenze – Master in Curatorial Practice classe 2020/2021 – e coordinata da Martino Margheri e Daria Filardo, l’attuale esposizione, partendo dal punto di vista femminile, sollecita una riflessione sul futuro fondato su nuovi principi di coabitazione naturale e sociale.
Le protagoniste – Camilla Alberti, Irene Coppola, Martina Melilli, Margherita Moscardini, Marta Roberti e Silvia Rosi – nate tra gli anni Ottanta e Novanta con le loro opere, tra scultura, pittura, fotografia e installazione, compongono una poliedrica collettiva dove la natura, decostruita o immaginifica, si affianca a corpi esibiti o raccontati, e forti dichiarazioni politiche dialogano con le storie intime e personali di appartenenza culturale.

Con un gioco di parole che richiama il concetto di alter ego, il titolo della mostra rimanda un nuovo modello di donna e si collega, in maniera suggestiva, alla teoria scientifica secondo la quale tutti gli esseri umani avrebbero una linea di discendenza comune nel Dna mitocondriale che si tramanda solo in modo matrilineare. Pertanto, dalla riflessione sui legami tra ogni donna e i suoi antenati, arriva ad abbracciare il mondo naturale, la flora, la fauna e le connessioni interspecies , osservando la discendenza da una prospettiva antropologica e biologica. Ne consegue come, la riflessione critica della mostra, si articoli nella triade concettuale che rimanda ai principi cardine di mediazione con il mondo: la Natura che ci circonda e con la quale abbiamo un legame originario e un equilibrio da ristabilire; il Potere, ossia le relazioni che definiscono la struttura e l’organizzazione delle società; il Corpo, quale centro e misura, parte di un sistema complesso che continua al di là di noi.

Tutte le sei artiste condividono un impegno rivolto al cambiamento per una trasformazione del nostro modo di osservare, parlare e agire e, mettendo in discussione il patriarcato, i ruoli di genere, l’antagonismo tra natura ed essere umano, i ruoli restrittivi e le relazioni di potere, la mostra costruisce futuri alternativi proponendo possibili forme di relazione.
Così le sculture di Camilla Alberti, composte con frammenti organici e scarti industriali, danno forma a resti di creature mai esistite, come se ci trovassimo in un museo di scienze naturali del futuro. I calchi e le fotografie di agavi di Irene Coppola cristallizzano l’energia vitale e il decadimento delle piante ricordandoci la deperibilità, le ferite e la finitezza dei corpi.

Il rapporto con la parola scritta prosegue con il lavoro di Margherita Moscardini che presenta una scritta al neon tratta dal testo Le origini del totalitarismo di Hannah Arendt, un messaggio che ricorda i fallimenti degli stati nazione e ci spinge a ripensare forme alternative di gestione delle cittadinanze e identità nazionali; i grandi disegni di Marta Roberti, realizzati su fogli di carta carbone, raccontano visioni di animali totemici e paesaggi esotici, apparizioni impalpabili sospese nel tempo. Il percorso si chiude con la serie fotografica e i lavori video di Silvia Rosi che rivive la storia dei propri genitori migrati dal Togo, autoritraendosi nei panni della madre e del padre, un transfer emotivo in cui si fondono biografia personale e storie collettive di tante famiglie costrette a lasciare il proprio Paese d’origine.

Linguaggi e pratiche artistiche diverse trovano una linea d’incontro in un sentire comune; le esperienze di ogni artista presente in mostra mettono in luce uno spirito del tempo, dove la prospettiva femminile, impregnata di volontà di cambiamento, ha un peso specifico.
La classe del master è stata coinvolta nella progettazione della mostra, nella realizzazione del catalogo e nella programmazione delle attività per il pubblico, con l’obiettivo di apprendere i fondamenti organizzativi e gestionali di un progetto espositivo. Questa tipologia di formato educativo rappresenta un‘importante occasione di formazione e offre ad aspiranti curatori l’opportunità di formarsi sul campo confrontandosi con i professionisti che lavorano in un’istituzione culturale.

La mostra è accompagnata, appunto, da un catalogo in doppia lingua, italiano inglese, pubblicato da Marsilio Editore che raccoglie approfondimenti sul lavoro delle artiste e una sezione dedicata alle parole costitutive della mostra su cui è stata realizzata una mappa concettuale.