Di Caterina Corner (o Cornaro) che fu regina di Cipro, l’immagine più famosa è il ritratto postumo in cui Tiziano la raffigurò come Santa Caterina d’Alessandria. All’età di quattordici anni Caterina era stata sposata per procura con Giacomo II Lusignano, re di Cipro (oltre che re titolare di Gerusalemme e pretendente al trono armeno di Cilicia), dove la potente famiglia aristocratica dei Corner aveva importanti interessi.

Caterina rimase in famiglia, nel sontuoso palazzo sul Canal Grande, per altri quattro anni, prima che il re inviasse a Venezia un’ambasceria con l’incarico di portare la giovane sposa sull’isola. Le nozze si celebrarono nella cattedrale di San Nicola a Famagosta, principale porto di Cipro, dove si trovava il palazzo reale dei Lusignano. Alla fastosa cerimonia seguì l’incoronazione di Caterina come regina consorte, avvenuta nella cattedrale di Santa Sofia a Nicosia, fino dal 1191 sede dei Lusignano, antica casata francese le cui origini risalivano al IX secolo.

Breve la durata del matrimonio, appena otto mesi, troncato dalla morte di Giacomo II per una misteriosa malattia (alla quale si mormorò non fosse estranea la mano della consorte), quando Caterina era in attesa del figlio primogenito; re fino dalla nascita con il nome di Giacomo III, il piccolo seguì il destino del padre all’età di appena un anno, forse a causa di febbri malariche. Caterina si trovò cosi, a soli venti anni, “rejna de Jerusalem Cypri et Armeniae“, circondata da una corte dove non mancavano congiure, intrighi, tradimenti e morti improvvise quanto sospette: dalla sorellastra del defunto re Giacomo II, Carlotta, al regno di Napoli, e dai nobili catalani alla Repubblica di Venezia – che tramite Caterina esercitava la propria influenza su Cipro – erano molti i pretendenti al dominio dell’isola, situata in posizione chiave sulle rotte mediterranee tra occidente ed oriente. Inoltre, si temeva che Caterina decidesse di risposarsi, sconvolgendo il gioco delle alleanze e degli interessi, numerosi e spesso contrastanti, che ruotavano attorno a Cipro.

Tramite il fratello Giorgio, dapprima tentando di fare opera di convincimento e poi con la minaccia di toglierle tutto il ricco appannaggio e i privilegi regali, Caterina fu costretta ad abdicare a favore della Repubblica di Venezia, che in cambio le assegnò la signoria di Asolo, concedendole di conservare anche i titoli regali. Dopo quindici anni di regno, Caterina lasciava Cipro; per il commiato dai suoi sudditi scelse abiti da lutto, esprimendo in questo modo il dolore per una decisione non voluta, e imbarcandosi per Venezia tra la commozione generale.

A Venezia, dove giunse nel giugno 1489, trovò un’accoglienza degna del suo rango: a riceverla con tutti gli onori fu il Doge, che l’ospitò sul Bucintoro, sfilando nel bacino di San Marco di fronte a una folla di cittadini; allo stesso modo, quando Caterina nel mese di ottobre si recò ad Asolo per prendere possesso dei suoi nuovi domini, accompagnata da un piccolo seguito di funzionari fidati, le autorità locali e la popolazione l’accolsero con la solennità adeguata al ruolo di colei che sul territorio avrebbe avuto autorità dogale.

Asolo adunque vago e piacevole castello posto negli stremi gioghi delle nostre alpi sopra il Trivigiano, è di madonna la Reina di Cipri” scriverà Pietro Bembo; l’umanista e letterato, cugino di Caterina, darà il titolo di Asolani al suo dialogo sull’amore, pubblicato nel 1505 e ambientato alla corte della regina Cornaro in occasione delle nozze di una dama. Vi si narra come nel corso di tre giornate alcuni gentiluomini confrontino amore celeste e amore profano, affrontando una tematica che ispirerà pochi anni dopo il celebre dipinto di Tiziano, Amor sacro e Amor profano. La corte di Caterina, che fa da contorno ai dialoghi, viene rappresentata come luogo ideale in cui dibattere di Filosofia, Arte e Letteratura; la lode dell’amore puro, che indirizza verso la verità e offre uno scopo all’esistenza, è tratteggiata con eleganza e finezza, testimoniando l’importanza del tema nella società dell’epoca.

Intorno alla corte asolana gravitarono artisti come Giorgione e Lorenzo Lotto: sappiamo dalla testimonianza diretta di Vasari che Giorgione “Ritrasse ancora di naturale Caterina regina di Cipro, qual vidi io già nelle mani del clarissimo Messer Giovan Cornaro” (l’opera è andata dispersa), mentre nella Pala di Asolo, dipinta da Lorenzo Lotto per il duomo della cittadina, cronisti dell’epoca indicano come il pittore abbia attribuito alla Vergine le sembianze di Caterina.

A pochi chilometri da Asolo, nei pressi di Altivole – dove Giovanni Cornaro possedeva il Paradiso Cornaro, costituito da due ville che si fronteggiavano, affacciate su un giardino all’italiana – Caterina fece edificare il Barco, un complesso circondato da mura, con strutture e funzioni analoghe alle ville di campagna degli Sforza e degli Este. Il progetto prevedeva un parco di caccia, giardini, una peschiera, edifici rurali e il palazzo residenziale. Come nel caso della Delizia di Belriguardo, dove alla corte estense il giovane Bembo aveva conosciuto Ludovico Ariosto, il Barco della Regina divenne un punto di riferimento per i maggiori rappresentanti della cultura rinascimentale veneta; qui Caterina riceveva gli ospiti di riguardo e le delegazioni che giungevano da Cipro portando in dono i prodotti più preziosi dell’isola, dalle stoffe intessute con fili d’oro ai profumi e fino alla polvere di talco profumata e colorata che dall’isola prendeva nome, la cipria.

La volontà di Caterina, che affidava agli eredi l’incarico di proseguire e completare la costruzione del grandioso complesso, venne totalmente disattesa e alla sua morte, avvenuta a Venezia nel 1510, i lavori vennero interrotti, gli edifici furono abbandonati e ben presto caddero in rovina. Una lunga costruzione a un piano, con al centro un’elegante loggia e resti di affreschi sulle pareti interne ed esterne, ormai in condizioni di crescente degrado, è quanto rimane oggi del sogno di una regina che volle ricreare nella campagna veneta i fasti della corte cipriota.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Tiziano Vecellio: Ritratto postumo di Caterina Cornaro come Santa Caterina d’Alessandria – Firenze, Galleria degli Uffizi
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  2. Famagosta (Cipro): Veduta della cattedrale di San Nicola, oggi moschea Lala Mustafa Pasha
    foto © Donata Brugioni
  3. Asolo: il Castello che fu la residenza di Caterina Cornaro, poi Palazzo Pretorio, oggi sede di eventi
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  4. Gentile Bellini: Ritratto di Caterina Cornaro, regina di Cipro (1500 ca)- Budapest, Museo di Belle Arti
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  5. Tiziano Vecellio: Amor sacro e Amor profano (1514) – Roma, Galleria Borghese
    (fonte)
  6. Lorenzo Lotto: L’apparizione della Vergine ai santi Antonio Abate e Lodovico da Tolosa (Pala di Asolo) (1506) – Asolo, Duomo
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  7. Plastico del Barco della Regina ad Altivole (TV) – Castelfranco Veneto, Museo Casa Giorgione
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  8. I resti del Barco della Regina ad Altivole nelle condizioni attuali
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IN COPERTINA

Famagosta (Cipro): Resti del Palazzo Reale dei Lusignano
foto © Donata Brugioni
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