«In quel momento mi resi conto per la prima volta che eravamo eccezionali.
Avevamo cervello e cuore, cioè intelligenza e sentimento.
Con questo patrimonio avremmo potuto fare cose straordinarie e diventare “padrone dell’universo”.
Bastava imparare a guardare oltre le stelle più lontane

Oggi vi parlo di una storia tutta al femminile, destinata alle bambine dai dieci anni in avanti, ma che potrebbe piacere anche a qualche fratello appassionato di belle letture e non di playstation.
Si tratta di un invito a seguire il proprio intuito e a brillare come le stelle più luminose di Amalia Ercoli Finzi (conosciuta come la “Signora delle comete”, ma è Grand’Ufficiale delle Repubblica, professoressa emerita al Politecnico di Milano e prima donna a laurearsi in ingegneria arospaziale) scritto insieme a sua figlia Elvina Finzi che ha eredito dalla mamma le stesse passioni, il senso della sfida e la dedizione al lavoro.
«Da piccola immaginavo di tracciare delle linee tra una stella e l’altra; sognavo di lanciare lo sguardo al di là dei cieli conosciuti, di andare a caccia di comete…»
«Caro diario, da grande voglio essere un ingegnere, come papà, e stare nella stanza dei bottoni, da dove si comanda il mondo.»
A intrecciarsi sono due voci, proprio quelle di mamma e figlia che, alternandosi, raccontano la storia di una famiglia a partire dagli anni successivi al secondo conflitto mondiale.
Allora erano molte le cose “poco adatte alle ragazze” e tante le donne che restavano ferme, ancorate alle tradizioni, magari sognando qualcuno che le salvasse.
In quello scenario, una bambina minuta e caparbia, spinta da un’inarrestabile curiosità, decide di dedicare la sua vita allo studio dell’Universo.
Il suo esempio diventa un faro da seguire per la figlia Elvina che, in epoca diversa, con metodo e passione, ne percorre le orme nel campo delle scienze.
Bravissime!