La Compagnia Teatrale “Attori & Convenuti” – tutti legati al mondo del diritto in veste di avvocati e di notai e accomunati da una passione disinteressata e generosa per l’avventura del teatro e del recitare – torna sul palcoscenico, questa volta a beneficio della Sezione di Firenze dell’A.I.S.L.A., non soltanto per raccogliere fondi in favore dell’Associazione, ma, soprattutto, per sensibilizzare  l’aspetto più umano della disperazione e della solitudine in cui molti malati si trovano a vivere ormai prigionieri del loro corpo, spesso senza poter più comunicare col mondo esterno, frustrati, pieni di rabbia e di sofferenza che non possono più nemmeno urlare al mondo: i loro occhi hanno tutti lo stesso sguardo, fisso e impaurito e spesso piangono.
L’evento, dal titolo “Scolpire il silenzio”, si compone di un soliloquio poetico dedicato a Michelangelo Buonarroti – composto dall’avvocato e poeta Walter Rossi – interrotto da rime scritte dal grande artista, da un dialogo immaginario di questi con Vittoria Colonna e “apparizioni” di Giorgio Vasari, Ascanio Condivi, Benedetto Varchi e Daniele da Volterra.
L’opera intende esprimere il rapporto tra l’artista – colpito dalla malattia – e Dio. Michelangelo ha, infatti, l’apparato respiratorio gravemente compromesso dagli anni di lavoro trascorsi ad affrescare la Cappella Sistina e le mani affette da una patologia degenerativa che gli impedisce di scolpire e di dipingere.
L’ordito narrativo descrive l’uomo nella condizione di malato, disperato, che invoca Cristo per essere aiutato a proseguire nella sua missione di artista.
Tutto si svolge nella stanza scarna, semivuota, semibuia, dove il vecchio decrepito e mal ridotto dalla malattia, dall’artrosi, si muove male, si alza dolorante dal letto, a volte si accascia e bestemmia, piange, impreca, non sta ritto per i dolori alle articolazioni.
Michelangelo ha diverse malattie dell’apparato respiratorio causatogli dagli anni di lavoro per affrescare, ha respirato sostanze, terre e colori che gli hanno danneggiato polmoni e bronchi. Tossisce spesso, ha una voce rauca, quella di un vecchio che mastica amaro, tossisce, è malconcio.
Rappresenta l’uomo nella sua condizione di vecchio, malato, handicappato, disperato, mancante di tutto, finito, quasi finito, quasi morto, inutile per il mondo, solo, abbandonato, prossimo alla morte. Ma proprio in quella solitudine accade il miracolo di una coralità, si manifesta la grandezza della vita, l’infinito sceglie di avvicinarsi alle cose finite, al marmo, alla vita di un vecchio, malato, stanco, morente e quella che all’inizio della scena appare solo un grosso pezzo di marmo, di nessun pregio, una pietraccia di Carrara, difficile, impossibile da scolpire per le sue tante impurità, alla fine della tragedia, diventa “La Pietà Bandini”.
La gamba di Cristo che manca è la gamba dell’uomo, è la parte di umano che manca al divino, è l’umanità di Cristo, è la disperazione umana, la salvezza umana, la mancanza che regna sovrana nel cuore di ogni uomo, per tutta la durata della sua esistenza. Il braccio sinistro che manca, la mano della Vergine che manca.
Di che mancanza si tratta – chiede il Poeta Mario Luzi – che tipo di mancanza è presente nel cuore dell’uomo da renderlo pieno, stracolmo di desiderio e di domanda?I
Il tormento della mente e del cuore di Michelangelo negli ultimi anni della sua vita lo portano a una disperata speranza, a “levare” tutto il marmo della propria esistenza per lasciare spazio all’opera d’arte, all’opera di un altro, al mistero.
La scena finale della tragedia è appunto la morte di Michelangelo sotto la sua bellissima opera.
La sua voce impastata di lamento, pianto, imprecazione, voglia di morire, dolori al petto, alle ginocchia, alla schiena, a tutte le articolazioni. Michelangelo dice alcune cose, come se stesse parlando con qualcuno, come se avesse davanti a lui un interlocutore che a volte può sembrare la scultura a volte il mistero, a volte il suo stesso volto tumefatto.
Come se volesse convincere se stesso dell’esistenza e dell’inesistenza della vita oltre la morte, come se credesse alla salvezza e subito dopo piombasse in un abisso di disperazione.
Nell’ordito poetico di Walter Rossi si incastonano due Sonetti e un dialogo “immaginario” con la Marchesa Vittoria Colonna, nei quali Michelangelo consacra le sue riflessioni. Infine, nel percorso di conoscenza del tormento e delle domande di Michelangelo ci guidano le parole Giorgio Vasari, Ascanio Condivi, Benedetto Varchi e Daniele da Volterra che, nei loro scritti, hanno lasciato una testimonianza di quei momenti dell’artista.
La colonna sonora è rappresentata da tre Responsori per la Settimana Santa (tra i quali, Tristis anima mea, O vos omnes e Tenebrae factae sunt) di Francesco Corteccia, compositore che, al tempo di Michelangelo, era Maestro di Cappella e organista della Basilica di San Lorenzo. I due si conoscevano e, quindi, l’accostamento è senza dubbio suggestivo.
I brani sono eseguiti dai “Cantori di San Giovanni”. La direzione artistica dell’evento è di Gaetano Pacchi.
Interpreti dei testi sono i componenti la Compagnia Teatrale “Attori & Convenuti” di Firenze: Giovanna Acquisti, Alessandro Cambi, Patrizia De Luca, Grazia Doni, Andrea Iodice, Lorenzo Gaioni, Fabrizio Mancuso e Gaetano Pacchi.
Appuntamento venerdì 25 maggio 2018, ore 21, nella Sala del Cenacolo di Andrea del Sarto a Firenze.

Didascalia immagine
locandina evento

Scolpire il silenzio

soliloquio poetico dedicato a Michelangelo Buonarroti
di Walter Rossi

direzione artistica Gaetano Pacchi.
Interpreti:
Giovanna Acquisti
Alessandro Cambi
Patrizia De Luca
Grazia Doni
Andrea Iodice
Lorenzo Gaioni
Fabrizio Mancuso
Gaetano Pacchi

Brani musicali brani sono eseguiti dai
“Cantori di San Giovanni”

 

Dove e quando

  • Data: 25 May, 2018