Domani sarà l’ultimo giorno di isolamento forzato perché, da lunedì 4 maggio, avrà inzio la seconda fase, quella della convivenza con il virus. Al di là dei pericoli per il mancato rispetto delle doverose precauzioni, è opinione condivisa leggerla come una sorta di rinascita destinata a rimanere nei libri di storia.
Lasciando ad altri interrogativi e risposte – più o meno sensate in quanto inversamente proporzionali alla matrice politica – su come riprenderà la vita, ci piace prendere esempio da una delle più importanti riserve della biodiversità, quella di Kangaroo Island, da dove arriva una testimonianza sulla resilienza della natura.
Era lo scorso 3 gennaio quando anche una parte di Kangaroo Island, la terza isola australiana per dimensioni e conosciuta in tutto il mondo come l’isola-santuario della biodiversità, a Sud-Ovest di Adelaide, veniva colpita dagli incendi che hanno devastato parte dell’Australia a partire dalla fine del 2019.

Se oltre il cinquanta per cento dell’Isola non era stato toccato dalle fiamme e già a partire dalla fine di gennaio gran parte delle aree erano state dichiarate accessibili ai visitatori, danni più consistenti erano stati rilevati presso l’Hanson Bay Wildlife Sanctuary (dal 1997 lavora per preservare e proteggere le enormi bellezze naturali autoctone dell’isola). La riserva ospita moltissimi animali nativi australiani tra cui koala, canguri, tammar wallaby, opossum ed echidna, oltre a numerose specie di uccelli. Un ecosistema vario e incontaminato con oltre centonovanta specie vegetali autoctone. Nonostante le terribili perdite subite, l’Hanson Bay Wildlife Sanctuary torna a sorridere: koala, canguri, wallaby, echidna e altre numerose specie continuano ancora a popolare la riserva. Gli alberi, i cespugli e tutta la natura circostante si sta rinvigorendo e fornisce sempre più cibo agli animali, tanto da aver portato lo staff a sospendere (dopo tredici settimane) il programma di alimentazione supplementare per i koala, che ad oggi risultano essere oltre quarantacinque, numero non indifferente se si pensa alle stime negative fatte in un primo momento in tutta l’Australia.

Infatti, il numero dei koala sopravvissuti agli incendi della riserva era superiore: in un’operazione senza precedenti portata a termine grazie anche alla collaborazione del Governo del South Australia, l’Hanson Bay Wildlife Sanctuary ha però deciso di trasferirne presso il Cleland Wildlife Park ben ventotto esemplari che, a causa degli incendi, si sono ritrovati a non avere più la loro casa naturale, colpita dalle fiamme, con l’obiettivo di preservarne la salute e creare una nuova popolazione anche sulla terraferma.
Insieme a due squadre di ecologisti, all’Hanson Bay Wildlife Sanctuary i lavori procedono incessantemente: la rimozione dei detriti dell’edificio è stata completata il 3 aprile ed entro la fine di maggio dovrebbero essere eliminati tutti gli altri.

Meno di un mese fa sono stati ripristinati i collegamenti elettrici e presto inizieranno i lavori per ricostituire la vegetazione nella prima delle tre nuove aree: la previsione è riuscire a piantare millecinquecento esemplari entro l’inverno e altrettanti in primavera. 
Pensando a questo piccolo paradiso, dall’altra parte del Pianeta, possiamo affrontare altrettanto positivamente le gravose sfide del nostro quotidiano.

Didascalie immagini
courtesy Hanson Bay Wildlife Sanctuary

  1. una delle spiagge di Kangaroo Island
  2. koala dell’Hanson Bay Wildlife Sanctuary
  3. una mamma con il suo piccolino (l’incontro ravvicinato con il koala è esperienza dai ricordi indelebili)

In copertina
mamma koala insegna al suo piccolo come ci si muove nella foresta