In occasione del ventennale dell’istituzione in Italia del “Giorno della memoria”, la Compagnia teatrale Attori & Convenuti in scena ancora a Firenze con “Da ogni porta qualcuno è partito” la persecuzione e le leggi razziali raccontate e commentate da Piero Calamandrei questo pomeriggio, ore 17, Sala Ketty la Rocca del MAD Murate Art District. Il titolo è una frase tratta da “Cinquantacinque milioni”, articolo di Piero Calamandrei pubblicato nel settembre del 1945 sulla rivista “Il Ponte”, da lui fondata e diretta.
Oraganizzato dalla nostra Associazione culturale in collaborazione con MAD Murate Art District e Associazione MUS.E di Firenze, il lavoro è composto di brani di Piero Calamandrei, tratti dal Diario (1939-1945), dalle Lettere e da altri scritti pubblicati dopo la fine della guerra e si presenta come un mosaico di quanto gli occhi e la penna di Calamandrei osservarono e descrisseroin quel periodo e delle considerazioni che egli svolse negli anni dell’immediato dopoguerra.

Infatti, le leggi razziali – promulgate in Italia nell’estate del 1938 – suscitarono un profondo turbamento in Piero Calamandrei, perché colpirono alcuni dei suoi amici più cari (Sandro – affettuosamente chiamato “Sandrino” – Levi, Dino Provenzal), dei suoi più stimati colleghi d’Accademia e della professione forense (Federico Cammeo, Enrico Finzi, Dino Lattes, Enrico Sadun, Ugo Castelnuovo Tedesco).
Da subito (lo testimonia la lettera indirizzata a Dino Provenzal l’8 dicembre 1938), Piero Calamandrei soffrì per l’ingiustizia di quella assurda legislazione e per l’ignominia che questa gettò sulla civiltà giuridica italiana. Le annotazioni e le riflessioni, sparse qua e là nelle Lettere e nelle pagine del Diario,consentono non soltanto di apprendere dalla viva voce del grande giurista come si manifestò e si tradusse in concreto in Italia la discriminazione razziale, ma, altresì, di cogliere lo stato d’animo di un uomo che assisté impotente – seppure pervaso da insopprimibili moti di ribellione – a questa violenta “escissione” dal mondo della cultura, delle professioni, della Scuola, dell’Università di persone poco prima dallo stesso regime considerate tra i rappresentanti più illustri della primazia intellettuale del nostro Paese.
Negli anni successivi, Piero Calamandrei registrò nel Diario quanto di giorno in giorno veniva apprendendo sullo scempio che i nazisti stavano compiendo in Germania, in Polonia e in Italia. Così, allo scoramento per la sorte degli amici vessati dalla persecuzione, si aggiunse lo sgomento, il dolore, lo sdegno, la rabbia per le deportazioni, le torture, le sevizie, la follia dei cosiddetti esperimenti scientifici, lo sterminio nelle camere a gas.
Terminata la guerra, l’impegno di ricerca e di testimonianza, dal quale fu animato Piero Calamandrei, si manifestò anche in questo settore, nel tentativo di individuare le cause, le responsabilità, le complicità – non solo politiche – della persecuzione razziale, perché (come si legge in una lettera inviata a Carlo Galante Garrone nell’agosto del 1949) ha già intuito “che tutti stanno per dimenticare: e nessuno ne parla più: e si scordano nomi e cose”. Dunque, Piero Calamandrei vuole “documentare tutto questo, prima che ogni ricerca sia ostacolata dal tempo”.
E’ proprio in questo spirito di “non dimenticare” i crimini perpetrati in nome della “purezza della razza” e di mantenere vivo il ricordo dell’infamia di quelle leggi che si inseriscono i ricordi che Piero Calamandrei tracciò, nel 1949, di Federico Cammeo (“Nel decennale della sua morte”) e, nel 1953, di Alessandro Levi.
Questi uomini rappresentarono per lui i simboli del martirio vissuto “in silenzio” o – come nel caso di “Sandrino” Levi – addirittura con “ottimismo ostinato”, perché “cercava a tutti i costi di trovare un perché in quelle persecuzioni, un filo d’alba in quel buio”.
Queste commemorazioni dettero, inoltre, a Piero Calamandrei lo spunto per stigmatizzare l’atteggiamento di indifferenza o di “manovrata conversione” tenuto dai più verso questi uomini,“passando” – come scrisse nei confronti di Federico Cammeo – “dall’ammirazione con cui per tutta la vita lo avevano blandito, all’isolamento e all’abbandono”.
I testi, selezionati e montati da Gaetano Pacchi, saranno letti anche da Alessandro Cambi e Grazia Doni.
La lettura verrà intervallata da musiche eseguite con la fisarmonica da Franco Bonsignori.
Un momento di riflessione reso possibile dalle parole di Calamandrei al termine delle quali seguirà un breve dialogo con Francesca Cappellini, Presidente della Camera Civile di Firenze, Giuliano Scarselli, Professore Ordinario di Procedura Civile, Valentina Gensini, Direttore Artistico di MAD Murate Art District insieme alla nostra direttrice Cinzia Colzi.

Didascalia immagine

  1. Locandina dell’evento
    con all’interno l’opera di Pieraffaele Battaglia
    …senza ombra alcuna“, 2020
    (acquerello su ipad)
    didascalia: Realizzata appositamente in occasione del reading “Da ogni porta qualcuno è partito” per la commemorazione del Giorno della memoria 2020, l’autore ha voluto rappresentare una bambina che, con un gesto innocente, stringe forte il suo unico amico, ultimo forse in grado di proteggerla, almeno nei pensieri, dalla violenza di colui che, insieme al giocattolo vuole strapparle la vita.
     

In copertina
un particolore di “…senza ombra alcuna“, 2020 

© Pieraffaele Battaglia
courtesy dell’artista

Dove e quando

  • Data: 27 January, 2020