Ieri il Comitato Intergovernativo della Convenzione Unesco per la Salvaguardia del patrimonio Culturale Immateriale in corso a Addis Abeba, ha approvato l’allargamento dell’elemento multinazionale “Falconry, a living human heritage“, con l’iscrizione dell’arte della falconeria italiana alla Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
Il riconoscimento Unesco conferma il valore culturale di questa antica disciplina arrivata ai giorni nostri. Praticata sin dal Medioevo, dove se ne ha traccia nell’iconografia e una preziosa testimonianza nel De arte venandi cum avibus di Federico II di Svevia.
La mente corre all’Arazzo di Bayeux (Secolo XI, lino ricamato ad ago con fili di lana, misure 70 metri ca. x 50 centimetri ca.) conservayo a Bayeux nel Musée de la Tapisserie, e dal 2007 inserito, sempre dall’Unesco, nel Registro della Memoria del mondo.
Particolare arazzo di bayeux aroldo con il falcone preceduto da una muta di cani
Tornando alla storia della falconeria, certamente ha avuto il suo culmine nelle corti del Rinascimento, con protagonisti gli Sforza e i Gonzaga.
La rete di candidatura conta ad oggi la partecipazione di ben diciotto Paesi (Italia, Belgio, Francia, Spagna, Germania, Portogallo, Repubblica Ceca, Austria, Ungheria, Mongolia, Kazakistan, Pakistan, Marocco, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Siria, Arabia Saudita e Korea) e rappresenta un processo di patrimonializzazione condiviso e rappresentativo di una vasta comunità e di pratica vivente, assai diffusa, che vede le comunità internazionali impegnate nella salvaguardia e nella trasmissione di questo patrimonio culturale “sostenibile” implicando una stretta relazione tra uomo, ambiente e natura.

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Particolare dell’arazzo di Bayeux: Aroldo con il falcone, si dirige verso la costa, preceduto dalla sua muta di cani (fonte)