Con la cerimonia diplomatica di restituzione odierna, una scultura raffigurante la “Dea Madre” di origine mesopotamica, risalente circa al 4.500 a.C. tornerà in Iraq.
Il raro e prezioso manufatto, di piccole dimensioni (cm 9×3), era stato individuato dai Carabinieri durante il monitoraggio web su piattaforme commerciali. La statuetta veniva descritta nell’inserzione come “rarissima”, “da museo”, di origine mediorientale, risalente a settemila anni fa, e venduta a tremila euro. A una prima valutazione effettuata dai militari ne appariva evidente il particolare pregio anche perché l’effige era del tutto simile ad altre rappresentazioni simili della “Dea Madre” di provenienza mesopotamica.

I preliminari accertamenti – anche attraverso la consultazione dei bollettini dell’International Council of Museums – consentivano ai Carabinieri, del nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Udine, di richiedere l’emissione di un decreto di perquisizione e sequestro del bene culturale alla Procura della Repubblica presso il Tribunale friulano che concordava con le risultanze prodotte.
Eseguito il sequestro, la figurina di terracotta veniva sottoposta a valutazione tecnica de visu al Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Udine, che certificava la provenienza mesopotamica del bene come ascrivibile alla cultura Halaf, risalente al periodo ricompreso tra il 5.900 e il 5.100 a. C., dunque esportato illecitamente dal medio-oriente.
L’illecito detentore veniva pertanto deferito in stato di libertà per impossessamento illecito di beni culturali (art. 176 d. lgs 42/2004), ricettazione (art. 648 C.P.) e contrabbando (art. 292 dpr 43/1973).
In seguito le competenti autorità irachene, informate del recupero dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Roma, riconoscevano il manufatto come appartenente al proprio patrimonio culturale nazionale, rivendicandone la proprietà e invocandone la restituzione.
Ottenuti adeguati elementi sulla provenienza e considerate le vigenti normative internazionali – sanciscono il divieto di importazione e commercio di beni culturali appartenenti al patrimonio iracheno illegalmente fuoriusciti da quel Paese – di recente l’Autorità Giudiziaria udinese ha disposto il dissequestro e la restituzione della statuetta all’avente diritto – Repubblica dell’Iraq – a cui è affidata per il tramite dell’Ambasciata irachena di Roma.
Il recupero, oltre a consentire di rendere un oggetto di pregio al suo legittimo proprietario, il popolo iracheno, offrirà la possibilità agli studiosi di ricostruirne l’esatta contestualizzazione nel suo ambito storico e geografico. La vicenda costituisce ulteriore prova della straordinaria collaborazione consolidatasi nel corso degli anni tra l’Italia e l’Iraq in materia.