Anche se nell’indifferenza generale, la Giornata mondiale degli oceani, cerca di sensibilizzare come, ogni anno, otto milioni di tonnellate di plastica si stima vengano scaricate nei mari. Con questo ritmo, in base a uno studio Stemming the Tide prodotto da Ocean Conservancy, fra meno di due lustri, il rapporto plastica/pesce potrebbe arrivare a 1 su 3 (una tonnellata di plastica ogni tre tonnellate di pesci), ma il problema non è solo ecologico. Non si tratta “solo” delle isole galleggianti di rifiuti perché, tale inquinamento, coinvolge tutti gli animali marini con le microplastiche – frammenti di misura inferiore a cinque millimetri – che, conseguentemente, arrivano anche sulle nostre tavole. In mari chiusi come il Mediterraneo la situazione è ancora più drammatica per la mancanza di correnti e, da fonte Greenpeace, sono stimati in duecentocinquata miliardi  aumentando annualmente di quasi settecento tonnellate di cui, il novanta per cento, proveniente da bottiglie e tappi.
Caraibi-2016
Se in pochi comprendono come i detersivi inquinino le acque (scegliendo prodotti biodegradabili), quasi tutti ignorano che, a ogni lavaggio, gli indumenti di poliestere lasciano nell’acqua microfibre di plastica. La stima è agghiacciante: in mare ne circolano 1,4 milioni di trilioni.
L’ottanta per cento dei rifiuti oceanici sono valutati di origine antropica e il restante venti per cento proveniente dalle navi e da piattaforme marine e petrolifere.
Plastiche negli oceani
Gli autori dello studio sottolineano come oggi sarebbe pura utopia chiedere un ampliamento del cinque per cento delle aree protette del pianeta, invece, potrebbe essere fattibile, la modifica delle strategie di conservazione sulla base dell’acquisizione costante di nuove informazioni genetiche definendo cosa sia primario preservare attraverso “un pool globale della biodiversità”. I risultati dello studio, applicabili con successo anche a piccole aree, e una corretta sensibilizzazione potrebbero significare l’ottimizzazione delle riserve “Non c’è bisogno necessariamente di triplicare la biodiversità anche il dieci per cento di più sarebbe molto meglio di quello che abbiamo adesso”.

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