Il Teatro alla Scala, dopo la programmazione de La Calisto, propone un altro spettacolo dedicato al periodo barocco: “Theodora” di Georg Friedrich Händel. Si tratta di un oratorio, il suo penultimo ed unico drammatico in inglese, talvolta messo in scena anche in forma di vera e propria opera. Se Bach era stato accusato di accogliere nelle sue Passioni echi e stilemi di musiche profane, la produzione sacra del grande Sassone sviluppa disinvoltamente la commistione con i modelli dell’opera italiana assumendone la ricchezza dell’ornamentazione vocale e l’estroversione spettacolare, ma anche la commossa sensibilità alle umane peripezie.
In particolare Theodora, che segue di pochi mesi Salomon e Susanna, presenta una carismatica protagonista femminile, un’appassionata storia d’amore e un esito tragico. Non a caso l’oratorio, su libretto inglese di Thomas Morell (che aveva già lavorato con il compositore precedentemente per vari oratori) di argomento sacro, ma non tratto dalla Bibbia, non vide la luce in contesto ecclesiastico, ma al Covent Garden, nel 1750 sotto la direzione dell’autore.
Il martirio di Teodora e Didimo, argomento del volume di Robert Boyle del 1687 che ispirò Morell, era stato trattato anche da Corneille ed è narrato per la prima volta da Sant’Ambrogio: per contrastare la crisi demografica gli imperatori Diocleziano e Massimiano promulgano un editto che criminalizza la verginità. La nobile Teodora, che a causa della sua fede cristiana rifiuta di abdicare al suo voto di castità, viene rinchiusa in un lupanare dove il suo primo cliente è in realtà il correligionario Didimo che ne propizia la fuga ma viene arrestato e condannato a morte. Teodora sceglie di farsi decapitare con lui. Nel libretto di Morell la vicenda è analoga: il procuratore di Antiochia Valente decreta che per il compleanno di Diocleziano si rendano sacrifici a Venere e Flora. Di fronte al rifiuto di Teodora, minaccia di farla violare dalle guardie, tra le quali è Didimio che l’aiuta a fuggire prestandole il suo elmo e la sua corazza, ma viene arrestato. Anche qui Teodora chiede di morire al suo posto, ma Valente fa decapitare entrambi. L’oratorio, in cui convivono solennità, carattere elegiaco e riflessione sulla vita ultraterrena, dispiega cori sontuosi ma anche arie dense di commozione.
Theodora è Lisette Oropesa, soprano, straordinaria presenza scenica, un’artista completa dove voce e tecnica si fondono perfettamente così che il risultato del canto è eccellente: meraviglioso il duetto “Streams of pleasure ever flowing” e l’intensità drammatica nell’aria “With darkness deep”.

Irene è Joyce Di Donato, mezzosoprano di fama mondiale, una stella che brilla nel mondo della lirica da molti anni con una carriera straordinaria. L’eleganza del canto, la padronanza del palcoscenico unite ad una voce e tecnica rare. Ha interpretato la sua parte da brivido in tutta la sua drammaticità, fin dalla prima aria “As with rosy”.
Septimius è Michael Spyres, una voce non comune quella di baritenore, passa dalle note gravi a quelle acute con una facilità disarmante, una carriera in continua ascesa e presente in tantissime produzioni nel mondo. La sua interpretazione dell’amico fedele, che crede nell’armonia tra gli uomini, è stata perfetta nell’aria “Descend kind pity”.
Didymus è Paul Antoine Dijan, controtenore, bellissima voce e straordinaria espressività nel trasmettere emozioni anche senza l’aiuto di una messa in scena, semplicemente meravigliosi i duetti e grande intensità nell’aria “The raptur’d soul” ed estrema dolcezza in “sweet rose and lily”.

Valens è John Chest, baritono, bella voce, una avviatissima carriera che lo ha visto protagonista in numerose produzioni in vari teatri del mondo. Ottima presenza scenica unita ad una recitazione notevole nel ruolo del potente governatore di Antiochia con tutta la sua ira nell’aria “Racks, gibbets sword and fire”.

Orchestra e coro, Il Pomo d’Oro, hanno avuto  una parte determinante nell’orario. Entrambi  hanno dato prova di grande bravura, un esemble di musicisti e cantanti di straordinaria bravura ed esperti del repertorio barocco e classico, diretti, nelle loro esibizioni, da direttori importantissimi, qui è Maxim Emelyanychev ad essere sul podio ed al clavicembalo, la cui direzione è stata sicura ed elegante.

Tutti gli artisti sono riusciti a trasmettere gli stati d’animo dei complessi personaggi interpretati utilizzando le loro molteplici capacità recitative, importantissime in un oratorio privo di scene, costumi e regia.
Il pubblico si è sentito coinvolto nei loro drammi senza tempo perché amori difficili se non impossibili, amicizie profonde ed ira sfrenata, fanno parte dell’uomo da sempre.
A fine spettacolo tutti i numerosi spettatori hanno accolto con fragorosi applausi e grida di consenso uno spettacolo raro, che ha emozionato e commosso per intensità della storia incorniciata in una musica divina.

Dettagli

Didascalie immagini

1) locandina

da 2) a 5) alcuni scatti durante il concerto
foto Marco Brescia & Rudy Amisano ©Teatro alla Scala

In copertina

locandina (particolare)

 

la recensione si riferisce al concerto andato inscena il 20 novembre 2021

Georg Friedrich Händel

Theodora HWV 68
oratorio in tre parti per soli, coro e orchestra

Direttore Maxim Emelyanychev
Clavicembalo Maxim Emelyanychev

Orchestra e Coro Il Pomo d’Oro

Interpreti e personaggi

  • Lisette Oropesa (Theodora)
  • Joyce DiDonato (Irene)
  • Michael Spyres (Septimius)
  • John Chest (Valens)
  • Paul-Antoine Bénos-Djian (Didymus)