Dopo la “grande” trilogia La bohème, Madama Butterfly e Tosca, Giacomo Puccini cercò altre diverse espressioni e, in questa ottica, si legge La rondine dove sperimentò nuove soluzioni.
Nel primo quarto del Ventesimo secolo, le opere in un atto, benché siano sempre esistite, divennero di moda (in particolare dopo l’affermazione di Cavalleria rusticana). A inizio carriera, Puccini lo aveva già sperimentato con l’opera di esordio, Le Villi – rappresentata la prima volta il 31 maggio 1884 al Teatro dal Verme di Milano – il cui successo convinse l’editore Ricordi ad accoglierlo in scuderia, commissionandogli immediatamente la seconda, Edgar, e accordandogli uno stipendio mensile di duecento lire.

Da quel debutto era trascorso quasi un trentennio quando il Maestro venne ispirato dalla pièce teatrale La houppelande di Didier Gold decidendo di ricavarne un’opera di dimensioni ridotte, appunto un atto unico. Inizialmente, il nuovo lavoro, avrebbe dovuto affiancare le rappresentazioni delle Villi.
Il librettista incaricato di versificare il dramma noir fu Giuseppe Adami che, dopo due anni, completò Il tabarro. Nel frattempo un altro librettista, Giovacchino Forzano, aveva proposto a Puccini due soggetti da mettere in musica: la storia di una giovane aristocratica costretta al convento e le farsesche trovate di un briccone fiorentino citato da Dante nella Divina Commedia per aver falsificato un testamento.

Nella mente di Puccini iniziò a prendere corpo l’idea di tre atti unici dai colori contrastanti, un affresco il cui equilibrio sarebbe stato garantito da tre registri teatrali differenti: tragico e passionale il primo, lirico e religioso il secondo, comico e farsesco il terzo con tantissimi personaggi (da dodici a quattordici a titolo). Solo compositori russi come Prokof’ev o Šostakovič erano arrivati a tanto.
Fu così che tra il 1917 e il 1918 Forzano mise in versi Suor Angelica e Gianni Schicchi, che insieme al Tabarro formeranno il polittico battezzato poi come Trittico con debutto a stelle e strisce, il 14 dicembre 1918, al Metropolitan di New York. L’accoglienza fu tiepida per le prime due opere mentre Gianni Schicchi riscosse grande successo.

Il trittico pucciniano rappresenta un grande impegno produttivo per tutti i teatri, motivo per cui è raro vederlo nei cartelloni non solo italiani. A Firenze era stato programmato solo tre volte (dicembre 1955/gennaio ‘56, nel giugno 1983, e nel giugno del 1988) e questo nuovo allestimento, oltre all’Orchestra, al Coro e al Coro di voci bianche, ha impegnato quaranta artisti sui tre titoli (tredici dei quali provengono o stanno attualmente frequentando l’Accademia del Maggio). Si tratta di una coproduzione del Teatro del Maggio con il Teatro del Giglio di Lucca e il Teatro Lirico di Cagliari. Le recite del Trittico sono state dedicate alla memoria di Rolando Panerai che, soprattutto del Gianni Schicchi, fu un interprete mirabile nei teatri di tutto il mondo.

La regia del Trittico è stata affidata a Denis Krief grato ai teatri italiani di averllo portato in scena su tre stagioni: Suor Angelica a Cagliari poi ripresa l’autunno scorso a Lucca aggiungendovi Gianni Schicchi e, infine, l’opera nella sua completezza, al Maggio, con la messa in scena de Il tabarro.
Il regista spiega: «Decidere per una scenografia che potesse essere idonea ai tre titoli non era semplice, e a rendere le cose più complicate ancora sono le differenti architetture dei teatri dove rappresentarle. Aggiungiamo a questo le finanze sempre più risicate delle nostre fondazioni liriche. Mi sono deciso per una scenografia apparentemente semplice, unica per le tre opere. In fondo è meglio così: il significato delle cose che vediamo in scena viene dato dalla storia e dalle situazioni drammatiche che raccontiamo, mentre la scenografia accompagna la narrazione registica.Tocchi di realismo vengono dati da attrezzi usati nell’azione scenica. Così, la dimensione simbolica delle varie funzioni sceniche rimane intatta e non alterata da decorativismo o abusi. I costumi seguono la stessa logica, anche se sono molto diversi visti i tre soggetti.»

Tre storie dove niente le unisce: un delitto su una chiatta a Parigi, un suicidio in convento, un truffatore che beffa una famiglia. Come sottolinea ancora Krief «…già da questi soggetti ci accorgiamo di essere nel ventesimo secolo. I soggetti, che non hanno nulla di accademico, potrebbero essere banali, banali nel senso baudelairiano della parola, in quanto da essi Puccini carpisce una poetica tutta sua, dove chiaramente ritroviamo elementi della sua drammaturgia musicale.»
Ironia nera e cinica del Maestro precursore di filoni successivamente ripresi dal cinema nostrano: Il tabarro preannuncia il neo-realismo, Gianni Schicchi apre alla stagione d’oro della commedia cinematografica italiana degli anni Settanta e Suor Angelica rimanda a un piccolo filone conventuale italo-americano. Parafrasando Socrate, possiamo affermare come Puccini, più lo si studia, più ci si rende conto di quanto ancora possa sorprenderci.

Sul podio un giovane viareggino, Valerio Galli, è stato capace di entrare nella partitura esaltandola, operazione resa fattibile per conoscenza e bravura, ma anche per il valore dell’Orchestra del Maggio. Chi ha assistito, a una delle quattro rappresentazioni, ha avuto modo di ascoltare sonorità straordinarie e comprendere, forse per la prima volta, perché Puccini abbia deciso di rappresentarle insieme. L’intimità religiosa in Suor Angelica è così potente da andare ben oltre la fede. Azzarderemmo un Puccini ancora precursore ove, quel canto mistico della Creazione, assume un concetto teologico volto all’affermazione di non essere soli nell’Universo.
Nelle altre due opere la musica, intelligentemente, si è dovuta adattare alla minore forza drammatica dei cantanti a eccezione di un straordinario Angelo Villari (Luigi ne Il tabarro).
Forse saremo ripetitivi, ma il Coro del Maggio e, anche quello di Voci bianche, ancora una volta hanno fatto la differenza.
 

Didascalie immagini del “Trittico”
scene da:

  1. Tabarro
  2. Tabarro
  3. Suor Angelica
  4. Suor Angelica
  5. Giannii Schicchi
  6. Gianni Schicchi

in copertina
il cast al completo seduto in platea 

tutte le foto © Michele Monasta
courtesy Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino 

 

IL TABARRO
Opera in un atto (da La Houppelande di Didier Gold)
Libretto di Giuseppe Adami
Musica di Giacomo Puccini
Editore Casa Ricordi, Milano

Nuovo allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
in coproduzione con il Teatro del Giglio di Lucca e il Teatro Lirico di Cagliari

Maestro concertatore e direttore Valerio Galli

Regia Denis Krief

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Personaggi e interpreti

  • Michele Franco Vassallo
  • Luigi Angelo Villari
  • Il “Tinca” Antonio Garés*
  • Il “Talpa” Eugenio Di Lieto
  • Giorgetta Maria José Siri
  • La Frugola Anna Maria Chiuri
  • Un venditore di canzonette Dave Monaco *
  • Due voci interne Thalida Fogarasi**, Leonardo Sgroi**
  • Due amanti Costanza Fontana*, Claudio Zazzaro*
  • Midinettes Maria Cristina Bisogni**, Cristina Pagliai**, Sarina Rausa**, Elena Bazzo**, Elisabetta Ermini**, Delia Palmieri**
  • Figurante speciale Fabrizio Casagrande

Allestimento Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Scene e attrezzeria Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Costumi Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

SUOR ANGELICA
Opera in un atto di Giovacchino Forzano
Musica di Giacomo Puccini
Editore Casa Ricordi, Milano

Nuovo allestimento del Teatro Lirico di Cagliari
in coproduzione con il Teatro del Giglio di Lucca
e il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro concertatore e direttore Valerio Galli

Regia Denis Krief

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Personaggi e interpreti

  • Suor Angelica Maria José Siri
  • La Zia Principessa Anna Maria Chiuri
  • La Badessa Marina Ogii
  • La Suora Zelatrice Anna Malavasi
  • La Maestra delle Novizie Giada Frasconi*
  • Suor Genovieffa Costanza Fontana*
  • Suor Osmina Elena Cavini*
  • Suor Dolcina Nikoleta Kapetanidou*
  • La Suora Infermiera Carmen Buendia*
  • Prima Sorella Cercatrice Eunsong Lim
  • Seconda Sorella Cercatrice Francesca Longari*
  • Prima Conversa Marilena Ruta*
  • Seconda Conversa Emma Alessi Innocenti
  • Prima Novizia Marta Pluda*
  • Seconda Novizia Julia Costa*
  • Tre suore Daniela Losi**, Consuelo Cellai**, Amanda Ferri**

Allestimento Teatro Lirico di Cagliari
Scene, costumi e attrezzeria Teatro Lirico di Cagliari

GIANNI SCHICCHI
Opera in un atto di Giovacchino Forzano
Musica di Giacomo Puccini
Editore Casa Ricordi, Milano

Nuovo allestimento del Teatro del Giglio di Lucca
in coproduzione con il Teatro Lirico di Cagliari
e il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro concertatore e direttore Valerio Galli

Regia Denis Krief

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Personaggi e interpreti

  • Gianni Schicchi Bruno de Simone
  • Lauretta Francesca Longari*
  • Zita detta La Vecchia Anna Maria Chiuri
  • Rinuccio Dave Monaco*
  • Gherardo Antonio Garés*
  • Nella Costanza Fontana*
  • Gherardino Matteo Lantieri
  • Betto di Signa Francesco Venuti*
  • Simone Eugenio Di Lieto
  • Marco Min Kim*
  • La Ciesca Giada Frasconi*
  • Maestro Spinelloccio Enrico Marabelli
  • Ser Amantio di Nicolao Enrico Marabelli
  • Pinellino Shuxin Li*
  • Guccio Adam Jon
  • Figurante speciale Fabrizio Casagrande

 

Allestimento Teatro del Giglio di Lucca
Scene, costumi e attrezzeria Teatro del Giglio di Lucca

*artisti dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino
**artisti del Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Dal 15 al 23 novembre 2019
(la recensione si riferisce alla replica di sabato 23)

Dove e quando

Evento: Teatro del Maggio Musicale Fiorentino – piazza Vittorio Gui, 1 – Firenze