La XXXVIII edizione del Rossini Opera Festival ha fatto registrare una percentuale di presenze straniere pari al settanta per cento con ben 41 nazioni e new entry quali Georgia e Nuova Caledonia. Ai primi posti Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera, Stati Uniti, Giappone, Austria e Russia a dimostrazione di come la musica del compositore pesarese raggiunga sempre più appassionati.
La serata finale dell’edizione 2017 non poteva che essere un omaggio al maestro Alberto Zedda consulente e poi direttore artistico del ROF sin dai suoi inizi, protagonista della Rossini Renaissance e indimenticabile guida per una nuova generazione di cantanti all’interno dell’Accademia Rossiniana da lui ideata e diretta sin dalla sua fondazione. Il corrente anno è stato segnato dalla perdita di un altro pilastro della Rossini Reinassance mi riferisco a Philip Gossett che ha dedicato gran parte della sua vita allo studio musicologico delle opere del Cigno di Pesaro e si può affermare come Zedda e Gosset fossero legati al compositore indissolubilmente.
In scena Stabat Mater tra le partiture più amate del repertorio rossiniano, una sequenza liturgica in musica composta tra il 1832 e il 1841 la cui prima esecuzione avvenne a Parigi, nella Salle Ventadour, per il Theatre de la Comedie Italienne il 7 gennaio 1842.
Il programma pesarese prevedeva, prima dell’esecuzione della Stabat Mater, un “preludio religioso” dalla Petite Messe Solennelle orchestrato dal maestro Alberto Zedda. Un quarto d’ora di musica che Gioacchino Rossini aveva concepito per organo, ma l’intervento del M° Zedda lo trasformò in una parte per orchestra con sassofono e clarinetto in prima linea con il risultato di un capolavoro musicale.

In un teatro Rossini pieno in ogni ordine di posto e in una Piazza del Popolo gremitissima (dove lo spettacolo veniva proiettato in diretta), il sovrintendente Gianfranco Mariotti ha spiegato al pubblico quanto stavano per ascoltare ricordando il maestro Alberto Zedda, il loro impegno e il lavoro per questo grande festival che ha avuto, nell’Orchestra della Rai di Torino e nel Coro del Teatro Ventidio Basso, i punti di forza dell’edizione 2017.

L’Orchestra della Rai di Torino, egregiamente diretta dalla giovane e talentuosa bacchetta Daniele Rustioni (che al festival ha diretto anche le Siege de Chorinte) ha dato un apporto fondamentale facendoci percepire tutti i lati più nascosti della partitura regalandoci momenti indimenticabili. Il Coro, diretto dal maestro Giovanni Farina non è stato da meno e se poi ci aggiungiamo i quattro solisti stellari, il successo non poteva che essere assicurato.Il soprano Salome Jicia (che già lo scorso anno era stata Elena in ‘Donna del lago’ e quest’anno Dorliska in ‘Torvaldo e Dorliska’) ha eseguito il ruolo in modo inappuntabile; il mezzosoprano Enkelejda Shkosa (Azucena la scorsa stagione in ‘Trovatore’ a Parma) ha cantato con potenza vocale e un timbro perfetto. Il tenore Dmitry Korchak bravissimo e il basso Erwin Schrott ha sfoderato una voce potente e bellissima.

Non esagero nell’affermare che nel finale ci siano stati momenti di estasi per l’esecuzione del Coro e potete immaginare alla fine tutto il pubblico in piedi e quindici minuti di applausi.
Concludo ricordando che il XXXIX Rossini Opera Festival (11-23 agosto 2018) proporrà tre nuove produzioni: Ricciardo e Zoraide (direttore Giacomo Sagripanti; regista: Marshall Pynkoski), Adina (direttore: Diego Matheuz; regista Rosetta Cucchi) e Il barbiere di Siviglia (direttore: Yves Abel; regista Pier Luigi Pizzi), nonché la Petite Messe Solennelle, che chiuderà la manifestazione commemorando nel modo più solenne il 150° anniversario della morte di Gioachino Rossini.