Due giorni (venerdì 24 e domenica 26 ottobre) di grandissima musica all’Auditorium Manzoni con l’ultimo capitolo della Tetralogia di Richard Wagner, eseguita integralmente in forma di concerto nel capoluogo emiliano. Dopo il prologo Das Rheingold e la prima giornata Die Walküre del 2024, nel giugno scorso la seconda giornata Siegfried. In base alla mitologia nordica è la fine del mondo e la Götterdämmerung, soggetto a cui si ispira la terza giornata – e quarto dramma – della saga wagneriana Der Ring des Nibelungen ha visto la bacchetta di Oksana Lyniv dirigere l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. La direttrice d’orchestra è stata la protagonista con Il crepuscolo degli dei dichiarando: «Ogni fine è un nuovo inizio. Sono molto felice di aver diretto il mio primo Ring integrale proprio a Bologna e che il pubblico bolognese abbia avuto nuovamente l’opportunità di ascoltare dal vivo il capolavoro di Wagner, che non ha perso la sua attualità fino ad oggi. Nel 1872, il grande compositore tedesco realizzò un’altra versione del testo del finale della Götterdämmerung, che tuttavia non entrò nella versione definitiva, ma desidero citare qui un passaggio in cui Brünnhilde si rivolge al popolo con le sue ultime parole.

Wagner ha espresso il significato di queste parole in un grande finale orchestrale, e vorrei tanto che le ascoltassimo e le comprendessimo. “Scomparve come un soffio, la stirpe degli dei; senza un sovrano lasciò il mondo: il tesoro di una conoscenza più sacra ora lo dono al mondo. – Non beni, non oro, né splendore divino; non una casa, non una corte, né splendore signorile; non di accordi vaghi di alleanze ingannevoli, non di costumi ingannevoli di una regola ferma: felicemente nella gioia e nella sofferenza ci sia solo amore”».

Wagner lavorò alla stesura del Ring “a ritroso” per l’elaborazione poetica e drammaturgica infatti, Il crepuscolo degli dei finale, fu il primo testo ad essere affrontato, procedendo in modo inverso con la musica, cominciando quindi a comporre dal prologo L’oro del Reno. L’enorme progetto della Tetralogia – con cui mirava a fare dell’opera una metafora del mondo attraverso il mito – lo tenne impegnato per circa trent’anni (considerando l’arco temporale dalla prima lettura del «Nibelungenlied» fino alla prima rappresentazione integrale nel nuovo teatro di Bayreuth nel 1876). Inoltre, il personaggio di Sigfrido, sembrerebbe affondare le radici già nel 1845, quando Wagner stava lavorando alla creazione di Lohengrin. La composizione della Götterdämmerung – l’opera più lunga dell’intero catalogo wagneriano – iniziò il 2 ottobre 1869 e si concluse il 21 novembre 1874.

Come ricorda nelle note di sala «lI Crepuscolo è, anche, un dramma familiare, di quelli che abbondano nel teatro coevo, pensiamo a Ibsen o a Strindberg. Sono famiglie disfunzionali, gruppi di famiglia in un inferno legati da rapporti complicati, illegittimi, perfino incestuosi. Sigfrido è figlio di fratello e sorella, rispettivamente Siegmund e Sieglinde; Gutrune, Gunther e Hagen, scrive Philippe Olivier nel suo brillante Wagner – Manuel pratique à l’usage des mélomanes, “appartengono a una famiglia cosiddetta allargata: se la loro madre è Grimhild, i padri divergono: Gibich per i primi due, Alberich per il terzo”».

Alla replica di domenica scorsa, grande era l’attesa, una città che ha sempre avuto un legame speciale con il compositore – definita la città wagneriana per eccellenza – in quanto, quella italiana, dove le opere del maestro sono state eseguite per la prima volta. Con Götterdämmerung, Oksana Lyniv ha terminato il suo mandato, ma confidiamo di poterla presto riascoltare a Bologna e in Italia. Salendo sul podio ha ricevuto tantissimi applausi e poi la musica si è appropriata della sala. Già dalle prime note si percepiva l’intesa perfetta tra direttore e orchestra. Veramente una lettura della partitura da ricordare. Lyniv ha un gesto ampio e ottimo, è il bilanciamento tra le sezioni orchestrali con esaltazione della monumentalità della musica di Wagner, senza però mai eccedere. Il Coro, altra ineccepibile conferma, nel secondo e terzo atto (quello maschile è posizionato nella prima balconata laterale destra e quello femminile a lato platea nel laterale a sinistra), il pubblico ascolta rapito la sublime melodia in religioso silenzio.

Cast vocale all’altezza di tutto questo. Siegfried è il tenore Tillman Unger (che ha sostituito il previsto Michael Heim) con una bell’intonazione e centri robustI, presenza scenica (lo seguiremo a Genova nel 2026 quale protagonista di Tristan und Isolde).
Una straordinaria Sonja Šarić nei panni di Brünnhilde, notevole è stata la sua interpretazione in un ruolo impervio che ha superato brillantemente, grazie a una buona gestione sia del registro grave che acuto.
Hagen del basso Albert Pesendorfer, una vera sorpresa con voce profonda e capacità attoriale che fa la differenza (tra l’altro abbiamo notato che era l’unico senza spartito).
Il baritono Anton Keremidtchiev che dava la voce a Gunther è stato elegante con impostazione vocale sicura.

Molto bene il perfido Alberich – cantato da Claudio Otelli – come Gutrune – di Charlotte Shipley – e anche Waltraute – di Atala Schöck – le tre Norne – Tamta Tarielashvili, Eleonora Filipponi, Brit-Tone Müllertz – e le Figlie del Reno – Yulia Tkachenko, Marina Ogii, Eglė Wyss.

Dopo quasi sei ore di musica, alla fine dello spettacolo scroscianti applausi e tantissime chiamate per tutti, naturalmente la più applaudita è stata Oksana Lyniv, che ci ha davvero regalato un Ring che ricorderemo negli anni a venire.