L’Accademia del Santo Spirito di Torino ha organizzato il Turin Baroque Music Festival con sette concerti negli edifici barocchi più importanti del capoluogo piemontese e, a Palazzo Reale, nel Salone della Guardia Svizzera di una bellezza che toglie il fiato; centocinquanta persone, per circa due ore e mezza, hanno seguito con attenzione l’ultimo appuntamento di questa importante manifestazione, l’Imeneo di Georg Friedrich Händel.

La realizzazione di Imeneo fu lunga e complessa: la prima versione della partitura fu iniziata il 9 settembre 1738 e completata (senza recitativi e cori) il 20 settembre. In quello stesso periodo il musicista stava lavorando all’oratorio Saul – terminato il 27 settembre – e l’annullamento della stagione 1738/39 da parte di John James Heidegger fece sì che Händel mettesse temporaneamente da parte Imeneo per l’impossibilità di portarlo in scena.

Con una partitura rielaborata, un altro tentativo infruttuoso avvenne nel periodo di Pasqua del 1739 e fu finalmente terminato per la prima rappresentazione del 22 novembre 1740 al Lincoln’s Inn Fields Theatre di Londra con un cast che includeva il giovane William Savage nel ruolo del protagonista. Savage si era unito alla compagnia di Händel nel 1735 come soprano ragazzo, quando il suo successo nell’oratorio Athalia aveva portato Händel a creare per lui il ruolo di Oberto in Alcina
Seguì una sola replica, nel 1742 a Dublino, in una versione ancora riveduta dall’autore.

Il libretto è di Silvio Stampiglia, membro fondatore dell’Accademia dell’Arcadia, considerata non solamente come una semplice scuola di pensiero, ma un vero e proprio movimento letterario, che si sviluppa e si diffonde in Italia durante tutto il Settecento, sotto il nome di Palemone Licurio.

Un altro librettista, Charles Jennens – che scrisse quelli di Saul e Messiah – descrisse Imeneo come “la peggiore di tutte le composizioni di Handel”, ma aggiunse “anche se una metà delle arie non è male”.

Il cast è composto da cinque giovani cantanti ai quali si aggiunge un altro solista per le parti del coro in cui è necessaria anche la presenza di un tenore, che invece non è previsto nell’opera.
A Torino Imeneo è stato il baritono Mauro Borgioni, una bella voce con un timbro importante, un virtuoso del barocco, di notevole esperienza avendo cantato con i più grandi direttori e musicisti.

Tirinto è il ruolo en travesti che il mezzosoprano Lucia Napoli ha reso in tutte le sue sfumature. Anche in questo caso si tratta di una cantante di notevole esperienza in un repertorio che la vede protagonista in numerosi teatri europei e nel mondo.
Dotata di una voce bellissima e di una tecnica audace, ha dato prova della sua bravura trasmettendo grandi emozioni solo con l’utilizzo della voce, trattandosi di un’opera in forma di concerto dove non ci sono aiuti dalla regia per arrivare al cuore dello spettatore. Veramente magnifica nella difficile aria del terzo atto “Pieno il core di timore”.

Rosmene del soprano Barbara Zanichelli, bella voce e tecnica sicura, del resto si tratta di una professionista che oltre ad essere una cantante è anche apprezzata docente di canto rinascimentale e barocco.
Clomiri del soprano Arianna Stornello, una voce accattivante e molto brava anche nel trasmettere gli stati d’animo del suo personaggio, un viso che “parla” anche in silenzio.
Argenio del baritono Valerio Zanolli, voce sicura di un cantante con una carriera in continua ascesa.
Al cast si è aggiunto il tenore Enrico Veglio che ha cantato solo la parte del coro.

L’orchestra dell’Accademia del Santo Spirito, composta da dodici musicisti e diretta dal maestro Sergio Balestracci, ha dimostrato sicurezza ed eleganza suonando con lo stile raffinato che la contraddistingue.
Alla fine applausi a non finire per tutti gli artisti di un’opera che non viene proposta di frequente.

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alcuni scatti durante il concerto del 9 novembre 2021

 

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Imeneo (ouverture)