Un paio di occhialetti tondi che scrutano un pianeta (forse la terra, forse la luna) da una dimensione lontana. Per sineddoche visiva ci appaiono subito in mente i tratti del volto del grande Lucio che quest’anno avrebbe compiuto 75 anni, e che a 6 anni dalla scomparsa viene celebrato con una raccolta targata Sony Music dal titolo “Duvudubà”.

Quel “Duvudubà” che per quasi vent’anni (dal 1993 al 2002) è entrato nelle case di milioni di italiani come sigla di “Lunedì Cinema” della Rai, oggi torna sotto forma di cofanetto con 4 cd dove sono riproposti 70 brani di Lucio Dalla rimasterizzati a 192 khz/24 bit dai nastri originali di studio, la migliore definizione attualmente possibile.

Nei cd ritroviamo alcuni classici intramontabili dell’artista, da “4/3/1943” canzone con la quale al Festival di San Remo del 1971 iniziò la sua inarrestabile ascesa, a “Piazza Grande”, “Anna e Marco”, “Caruso”, “Le rondini”, con l’aggiunta di alcune rarità come “Ciao” in versione francese, “Il mago pipo-pò”, “Amamus Deus”, “Unknown love”, “Sicilia” e “Campione di Swing” messe a disposizione per l’occasione da Pressing Line, l’etichetta fondata dal cantautore, e da Fondazione Lucio Dalla.

Ma ciò che suscita sicuramente maggiore curiosità è l’inedito di 6:32 minuti intitolato “Starter” elaborato e già ampiamente definito da Dalla, trovato in studio dopo la scomparsa dell’artista e oggi finalizzato per la parte musicale da Tullio Ferro, che con il cantautore ha collaborato nella realizzazione di brani capitali come “Ciao” o “Tu non mi basti mai”.

Accompagna l’inedito il video di Ambrogio Lo Giudice, che prende in consegna il difficile compito di creare un videoclip senza alcuna possibilità di contatto col cantante. Ed ecco che viene a crearsi un racconto: nella Bologna di Lucio tante persone comuni – tra le quali i bolognesi riconosceranno facilmente salumieri, pescivendoli e osti del centro, oppure il monaco ottuagenario di un importante basilica cittadina – indossano le cuffie per ascoltare nuovamente la voce di Lucio, sotto forma di parole nuove seppure sempre orchestrate come fossero visioni momentanee, tra l’emozionante e lo straniante.

Chiude il video l’immagine dell’artista che suona il suo sax, proprio sulle note di un pezzo di sax baritono inserito nella canzone non da Dalla, bensì per scelta di Tullio Ferro.

La voglia di risentire la voce di Dalla continua, i suoi brani ottengono costantemente ottimi risultati nelle principali piattaforme streaming dove notoriamente il target è costituito soprattutto da utenti giovani: Lucio sta passando alle nuove generazioni, continuando a raccontare i suoi mondi e le sue storie.

Didascalie immagini

  1. Duvudubà (copertina dell’album)
  2. Lucio Dalla in una foto d’archivio Sony
    © Marva Marrow

IN COPERTINA
Duvudubà
(particolare di copertina)