Il nuovo piano di valorizzazione al centro del cambiamento firmato dal neo direttore Sergio Risaliti e i nuovi allestimento e ancora il ricco calendario di mostre temporanee. Ecco il nuovo Museo del Novecento a Firenze con i suoi nuovi obiettivi lungimiranti.

Interventi d’autore sulla facciata e nel chiostro, riorganizzazione degli allestimenti permanenti e una serie di eventi che coinvolgeranno tutti gli spazi del complesso delle ex Leopoldine.
I nuovi progetti museologici e di valorizzazione del Museo Novecento di Firenze – organizzati da Mus.e – portano la firma del neo direttore artistico Sergio Risaliti.
Focalizzati sulla riorganizzazione degli allestimenti delle collezioni permanenti, tra cui spicca il lascito Alberto Della Ragione, e sul potenziamento del programma di mostre temporanee con l’apertura di nuovi spazi espositivi.
Il recupero di nuovi spazi da dedicare alle mostre temporanee per valorizzare l’assetto e il concept del Museo: approfondimenti scientifici, focus dedicati a temi o a singoli artisti, incursioni nel mondo dell’architettura e dell’infografica.
La metamorfosi del museo si divide in due momenti: il primo è stato lo scorso 21 aprile (nel loggiato esterno, il piano terra e il primo piano), il secondo il 25 maggio per il secondo piano e l’altana con un riallestimento della collezione permanente Alberto Della Ragione insieme a tre nuovi progetti  espositivi temporanei. Arriva a nove il numero di mostre attualmente in corso.
Ma vediamo tutto.
La prima fase.

A partire dall’esposizione ideata da Sergio Risaliti e curata da Eva Francioli, Francesca Neri e Stefania Rispoli (MUS.E), dal titolo Il disegno dello scultore (fino 12 luglio).
In occasione della prima mostra, dislocata nelle sale al primo piano, opere grafiche firmate da Adolfo Wildt, Jacques Lipchitz, David Smith, Louise Bourgeois, Luciano Fabro, Rebecca Horn e Rachel Whiteread, alternando figurazione e astrazione, studi sul corpo e indagini sullo spazio, schizzi e progetti.
Fondamenti e modelli propri dell’esperienza artistica e delle culture visive moderne e contemporanee attraverso segni, disegni, schizzi e abbozzi che dall’inizio del ‘900 giungono sino alla contemporaneità.
Ricerca, analisi e studio delle immagini sono tutti insieme le basi di questo progetto espositivo che nella sua prima fase coinvolgerà artisti scultori di diversa generazione e cultura, ma che nei suoi sviluppi successivi alternerà à focus monografici a ulteriori campionature e soprattutto a nuove incursioni nei campi della pittura e dell’architettura, della scienza e della letteratura.
Per arrivare poi a Paradigma. Il Tavolo dell’architetto (fino al 21 giugno), curato da Laura Andreini che vede protagonista il neo direttore del Padiglione italiano alla prossima Biennale di Architettura Mario Cucinella.
Prende vita all’interno della cappella sconsacrata del museo e delle due sale espositive al piano terra, il progetto Duel che vedrà di volta in volta curatori ospiti chiamati a creare un dialogo tra artisti contemporanei attivi sulla scena internazionale (con intervento site-specific ispirato alla collezione) e le opere del museo: il primo appuntamento è stato affidato a Lorenzo Bruni che porta a Firenze l’artista tedesca Ulla von Brandenburg, Ulla von Brandenburg. Di un sole dorato (fino al 21 giugno): tre installazioni dell’artista tedesca (classe 1974) realizzate tra il 2009 e il 2016 per innescare un dialogo site-specific con un dipinto di Felice Casorati, Nudo giallo (1945), individuato tra quelli della collezione Alberto Della Ragione.
L’obiettivo? creare una narrazione in cui lo spettatore sia chiamato a valutare i vari riferimenti culturali delle opere in mostra, al fine di rispondere a una domanda, grande e importante: quali valori vale la pena ricordare per la costruzione di una identità che sia partecipata e non solo imposta?
Il limite tra la realtà e la sua rappresentazione, quali possono essere oggi le forme rituali utilizzate per stabilire canali di condivisione tra la dimensione locale e l’altro da sé.

Singspiel del 2009 è il video che accoglie lo spettatore nella prima sala del Museo Novecento: La camera da presa segue un gruppo di persone che cercano di popolare gli spazi dell’abitazione costruita tra il 1928 e il 1931 da Le Corbusier. Le note di un leader tedesco invadono lo spazio ed evidenziano il teso rapporto tra gli individui e quel contesto architettonico così carico di storia e di ideologia.
Blue Curtain del 2015, un sipario che copre la visuale solo in parte. La tenda, simile a quella utilizzata per aprire e chiudere la scena di un palcoscenico, diventa la soglia che separa e unisce lo spazio della realtà e quello dell’illusione. In questo caso evoca anche il limite tra l’astrazione e la figurazione, quindi tra forme e categorie del pensiero e dell’arte.
Da una parte il quadro di Felice Casorati datato 1945, e dall’altra il collage Kostüm des Banditen Gasparone realizzato da Ulla von Brandenburg in Sardegna nel 2013.
La rassegna video Il corpo è un indumento sacro ideata da Beatrice Bulgari per In Between Art Film e cura di Paola Ugolini, per la nuova sala cinema del Museo Novecento (al primo piano) mette al centro il corpo umano come fil rouge che unisce i lavori di otto artisti internazionali: Masbedo, Anahita Razmi, Lucy Harvey, Damir Ocko, Silvia Giambrone, Marzia Migliora, Alessandro Piangiamore e Marinella Senatore.
Qui il corpo umano è visto come comune denominatore dei lavori selezionati: nelle opere di questi otto artisti internazionali non è utilizzato come presenza fisica ma come strumento metaforico per parlare dell’esistenza, contraddizioni e paure, ma anche con i suoi momenti di straordinaria, vitalistica e ottimistica coralità.
Non solo mostre in quel del nuovo Museo.

La scritta Museo sulla cancellata esterna dona un “volto” nuovo: singole lettere “prese in prestito” alle opere di Luciano Ori, Ketty la Rocca, Paolo Scheggi, dai manifesti futuristi e dalle pagine della rivista Lacerba creano un’installazione progettata dall’artista Paolo Parisi in collaborazione con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze.
La scelta della parola “Museo”, ci dice Risaliti, sta ad indicare la volontà di “svecchiare” restituendo al Museo una vitalità contemporanea.
Perché se è vero che l’arte è figlia della memoria è anche vero che come ogni cosa deve sapersi adattare e trasformare alle volontà del tempo che vive.
Marco Bagnoli, Paolo Masi, Maurizio Nannucci e Remo Salvadori danno invece vita a Grafts, progetto che vede le opere di quattro artisti fiorentini in stretto dialogo con l’architettura rinascimentale dell’ex Ospedale delle Leopoldine.
In facciata si trova un’opera di Remo Salvadori che vuole inoltre instaurare un dialogo – non solo formale e non solo simbolico – con le decorazioni musive della facciata di Santa Maria Novella. Il lavoro, realizzato in piombo e rame, fa parte della serie Nel momento avviata da Salvadori a partire dagli anni Settanta e realizzata con lamine quadrangolari di metallo di dimensioni variabili elaborate tramite tagli, piegature e sollevamenti.
Al centro del chiostro troviamo Araba Fenice, lavoro di Marco Bagnoli.
Una specie di mongolfiera formata da raggi metallici che si originano da un piedistallo su cui è ritagliato il profilo dell’uccello mitologico che dà il titolo all’opera. La stessa forma della scultura, con il suo alternarsi di vuoti e fragili pieni, genera un contrappunto plastico e un richiamo al colonnato del chiostro. La mongolfiera è simbolo del viaggio di elevazione dell’artista che abbandona la materia muovendosi verso l’alto e al fine di compiere un’esperienza di purificazione interiore.
Paolo Masi invece porta Invaders (2018): uno specifico riadattamento dell’omonima serie, pensato per gli spazi del chiostro. I tondi in plexiglas, frutto della sovrapposizione di più strati di pellicola pittorica, inglobano segni differenziati, volti a creare un’esperienza percettiva singolare, capace di colpire l’immaginario del visitatore. La specifica collocazione sulle vetrate fa sì che gli elementi circolari reagiscano al variare della luce nelle diverse fasi del giorno, proiettando sulle pareti del loggiato un caleidoscopico insieme di forme e segni.

Chiude l’opera di Maurizio Nannucci con Everything might be different: l’uso del colore e della luce funziona come elemento di compenetrazione tra la parola e la specifica architettura del museo, una nuova realtà a cui lo spettatore è chiamato ad attribuire molteplici connessioni di senso.
La seconda fase.
Rinnovare il dibattito e la creatività di una Firenze che pulsa – viva – come capitale dell’arte.
La seconda fase di questo rinnovamento aggiunge brio e movimento alla scena culturale fiorentina e nazionale con la nuova veste data alla la collezione permanente Alberto Della Ragione. Nove le sezioni in cui è stata suddivisa la collezione Della Ragione nel suo nuovo assetto, al secondo piano del Museo Novecento: Paesaggi, Natura Morta, L’artista e il suo mondo, Volti. Ritratti, Cavalleria, Pittura scolpita e scultura dipinta, Nudo, Gesti.
Pose Sospese e Teatrini, ciascuna delle quali racchiude una selezione delle opere – ripensata secondo un criterio di scansione cronologica ed esposizione tematica – donate dall’ingegnere e collezionista Alberto Della Ragione al Comune di Firenze nel 1970. Insieme alla collezione, ritrova degna collocazione, nell’altana del complesso, il Lascito Ottone Rosai.
Vanno dunque ad integrare le mostre già in corso nuovi progetti:

Solo Emilio Vedova curato da Luca Pietro Nicoletti, pone attenzione sul significativo nucleo di dipinti giovanili del pittore veneziano presenti nella Collezione Alberto Della Ragione eseguiti nel 1942 e dedicati a un libero esercizio di copia e rilettura dei teleri di Tintoretto per la Scuola Grande di San Rocco a Venezia e sulla stagione tra fine anni Cinquanta e inizio anni Sessanta.
La mostra antologica di Eliseo Mattiacci GONG al Forte di Belvedere (2 giugno – 14 ottobre), il  Museo Novecento ospita al secondo piano del complesso museale alcune opere esemplificative della fase matura dell’artista. Mattiacci è artefice della sperimentazione e del rinnovamento in scultura, proponendosi quale ispirato inventore di iconografie cosmologiche e di nuove relazioni spaziali e concettuali tra arte e natura, tra uomo e ambiente.
Tutto è natura. La fotografia di Luciana Majoni (dal 26 maggio al 6 settembre): i lavori dell’artista esaltano particolari inusuali e piccole sensazioni, spaziando dai paesaggi ai ritratti, dalle nature morte a visioni di interni. Anche l’aspetto oggettuale dell’opera viene continuamente interrogato usando differenti tipologie di stampa e formati, fino alle installazioni site-specific, e giocando con il concetto di originalità attraverso l’intervento diretto sul negativo o sulla stampa.
Si sofferma sul ritratto, tema che la fotografa affronta a partire dagli anni 1999-2000 con la serie “Volti” e che indaga nel corso del decennio con diverse declinazioni e spunti, dai ritratti più tradizionali alle interpretazioni più liriche. Le immagini si contraddistinguono per un curato bianco e nero dove la figura, e in particolare lo sguardo, emerge dallo sfondo scuro o dal denso effetto flou realizzato con la tecnica dell’aerografo.
Fino al 6 settembre – trova spazio Tappeti volanti, installazione di Massimo Nannucci resa possibile grazie alla collaborazione di Boralevi s.r.l., che ha messo a disposizione una serie di tappeti kilim, collocati nella sala dall’artista.
Il tappeto kilim è realizzato con la tecnica di tessitura ad arazzo, la trama passa alternativamente sopra e sotto l’ordito andando a formare un tessuto piano. La tecnica deriva da come le donne intrecciano i loro capelli.
Romantica la visione secondo cui, per il nomade, il kilim rappresenti il posto ove ritrovarsi, la casa, il giaciglio dove riposare, la tavola dove mangiare, il luogo dove si nasce, si ama, si muore.

Cosa si vuole quindi con questo nuovo abito dato al Museo?
Creare un luogo di narrazione e contemplazione, di formazione e scoperta; superare la rigidità dei modelli e dei paradigmi passati ma mai tralasciare la ricerca e l’approfondimento?
Le basi sembrano davvero esserci. Diamo fiducia al Nuovo Museo e alla Nuova Arte.

Didascalie immagini

  1. La nuova facciata del Museo del Novecento
  2. Louise Bourgeois nel suo studio in Italia contempla Germinal, 1967
    foto: Studio Fotografico, Carrara,
    © The Easton Foundation/Licensed by S.I.A.E
  3. Ulla von Brandenburg, It Has a Golden Sun and an Elderly Grey Moon, 2016
    Super 16 mm on HD video, colour, sound, 22 min 25 sec
    foto: Martin Argyroglo
  4. La scritta ‘Museo’ di Paolo Parisi sulla cancellata esterna
  5. L’Araba Fenice di Marco Bagnoli
  6. Emilio Vedova
  7. Tappeti Volanti di Massimo Nannucci

IN COPERTINA
La nuova facciata del Museo Novecento
[particolare]

Orario:
Lun – Mar – Mer – Sab – Dom | 11:00 – 20:00
Giovedì| 11:00 – 14:00
Venerdì | 11:00 – 23:00
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

Dove e quando