In Project Room del Museo Nazionale dell’Automobile, prosegue fino a domenica 12 gennaio, la mostra “Torino Stop“, un particolarissimo progetto dell’artista multidisciplinare Cristian Chironi che pone al centro una Fiat 127 Special, ribattezzata Camaleonte per la capacità di cambiare colore in base al contesto e personalizzata richiamando le cromie delle case di Le Corbusier in cui l’artista vive e lavora con il progetto My house is a Le Corbusier.

I legami con la città di Torino si intrecciano anche con Le Corbusier che la visitò tre volte: nel 1902 in occasione dell’esposizione Universale alla Promotrice delle Belle Arti; nel 1934 quando visitò il Lingotto, a bordo di una Balilla; nel 1961 quando tenne una conferenza sul tema del museo ideale in occasione del congresso dell’Icom.

Una tastiera “architettonica” dove le tinte si accostano come suoni, manipolando lo slogan del celebre architetto “una casa è una macchina da vivere”, e mutano a seconda dei luoghi in cui la Camaleonte sosta. A Torino, l’auto è parcheggiata in modalità sonora all’interno di un allestimento dove sono esposte opere che attingono a svariati linguaggi e discipline, dalla fotografia al collage, dalla scultura alla video-installazione, insieme a elementi provenienti dalle precedenti tappe del progetto itinerante.

Cristian Chironi ha guidato la Camaleonte sulle strade di mezzo mondo con un totale, a oggi, di diciassette versioni della vettura disegnata da Pio Manzù e prodotta nel 1971 dalla Fiat, diventata modello di riferimento nel mondo; ma il designer non fece in tempo a vedere il compimento del proprio lavoro, perché morì in un incidente automobilistico proprio mentre si recava a Torino per la presentazione ufficiale della maquette.

La decisione di utilizzare quest’auto è legata, sia al paese di origine di Chironi, sia a un aneddoto che coinvolge Costantino Nivola (Orani, 6 luglio 1911 – East Hampton, 6 maggio 1988), artista e scultore di fama internazionale, nonché amico e collaboratore di Le Corbusier. Chironi, conterraneo di Nivola, – sono partiti entrambi dal loro piccolo pase della provincia di Nuoro – seppur in epoche diverse, vi hanno fatto ritorno solo dopo una serie di incontri nel mondo che hanno alterato le rispettive visioni sull’abitare.

Il progetto di Chironi affonda le radici in una storia raccontata da Daniele, nipote di Costantino Nivola: nei primi anni Ottanta lo scultore, ormai malato, scrisse da New York a Daniele per chiedergli di trasferire tutte le sue cose dall’abitazione a Dicomano nel Mugello a Orani in Sardegna.

Daniele, ricorda: “Mi ha detto di prendere quello che c’era. Tutto. Compresa la macchina! C’erano due manifesti artistici di un certo valore. Steinberg. C’erano sculture sue, quadri di Maria Lai, di Giovanni Pintori, di Salvatore Fancello. Il Picasso non c’era più. Alla fine ho anche lasciato dei bozzetti. Non ci stava tutta la roba nella macchina.”

Ignaro di ciò che stava trasportando, si è imbarcato dal porto di Civitavecchia con una Fiat 127 carica di opere d’arte, facendo rientro in paese con la consapevolezza di avere portato con sé solo una piccola parte di quel patrimonio culturale ed esistenziale. Cosa trasportava quell’auto e cosa ha riportato indietro?

Un lascito materiale, ma anche l’avvio di una staffetta simbolica, un incitamento ad ‘andare’ e sentirsi abitante del mondo. Chironi, quindi, non ha personalizzato a suo modo l’auto rimettendola in strada, usandola come termometro dei problemi nel contemporaneo. A distanza di molti anni dal viaggio di ritorno a Orani della 127 di Nivola, l’artista riutilizza lo stesso modello di vettura per un gesto artistico e performativo, in un viaggio fatto di partenze e ritorni, di corrispondenze generazionali, di incontri e visioni immaginarie registrate dal finestrino. Ogni performance è aperta a tre passeggeri.

La Fiat Camaleonte, da giovedì 31 ottobre a domenica 3 novembre, è stata anche protagonista di una serie di performance per le strade di Torino, in quanto Chironi ha invitato il pubblico a salire a bordo per brevi viaggi – trenta minuti ciascuno – durante i quali ha sollecitato riflessioni su temi come la migrazione, la memoria, la costruzione di una casa, l’ospitalità e il senso del luogo, riflettendo sul tema della mobilità in relazione alla stabilità economica, alla politica globale e sull’itinerario intrapreso. Conclusa la mostra, la Fiat 127 Camaleonte rimarrà per due anni in prestito al Museo ed esposta nel percorso permanente. Chironi la riprenderà per intraprendere nuovi viaggi con una policromia sempre differente.

Infine, Cristian Chironi è l’artista al quale il Museo Nazionale dell’Automobile ha commissionato la nuova Luce d’Artista che è entrata a far parte della collezione pubblica della Città di Torino. Supercar (l’automobile sapiens in grado interagire con l’utilizzatore e il contesto, elaborando informazioni, apprendendo e agendo autonomamente secondo modi e criteri simili a quelli dell’essere umano, è il titolo dell’inedita installazione luminosa che unisce luce, architettura, automobile, fantascienza, customizzazione, movimento e immaginario collettivo. L’artista è intervenuto sulla facciata dell’edificio di Corso Unità d’Italia, immaginata come l’anteriore di un’automobile: le finestre che affacciano sulla balconata ospitano uno scanner di luce che si muove lungo una linea orizzontale, portando l’architettura in un nuovo contesto spazio-temporale.