La fragile trasparenza dei vetri e i riflessi che la luce, entrando dalle alte finestre affacciate sul canale, fa danzare sulle superfici di coppe e bicchieri, compongono un insieme armonico e unico: l’arte vetraria muranese, con i pezzi prodotti nel periodo aureo fra XIV e XVII secolo, tocca nel salone centrale del Museo del Vetro a Murano la sua massima espressione. Il palazzo Giustinian, nato come residenza patrizia in stile gotico fiorito, poi dalla fine del Seicento sede del Vescovo di Torcello, fu acquisito a metà dell’Ottocento dal Comune di Murano, che proprio in questo salone collocò il nucleo iniziale del Museo del Vetro, al momento della sua istituzione, avvenuta nel 1861.

Nel Salone centrale del Museo del Vetro a Murano sono esposti pezzi della produzione muranese fra Trecento e Seicento
(foto © Donata Brugioni)

La lavorazione del vetro, che avrebbe portato il nome di Murano in tutto il mondo, inizia sull’isola nel corso del Medioevo, con l’avvio di una produzione che segue il modello dei manufatti importati dall’Oriente, in particolare dalla Siria, dove l’arte vetraria vantava una tradizione antichissima. Nel Trecento sull’isola di Murano erano già in attività una dozzina di vetrerie: la scelta di una sede esterna al nucleo cittadino di Venezia era dovuta a motivi prudenziali, in un’epoca in cui nell’edilizia si impiegava legname in grandi quantità e gli incendi rappresentavano un rischio costante nei centri urbani.

Manifattura muranese (Angelo Barovier?): Coppa (detta Coppa Barovier) 1460-2470 – Vetro soffiato e lavorato a mano libera dipinto a smalti policromi fusibili e oro – Murano, Museo del Vetro

Fu nel Quattrocento, grazie ad Angelo Barovier, che a Murano venne realizzato per la prima volta il “vetro cristallino” – perfettamente trasparente come il prezioso e costoso cristallo di rocca – che riscosse un successo immediato e strepitoso: i vetri dei Barovier, decorati con l’applicazione delle proprie insegne araldiche, comparvero ben presto sulle tavole patrizie e dogali, giungendo fino sulla mensa papale. Risale a quest’epoca la celebre Coppa Barovier, in vetro blu soffiato e dipinto a smalti policromi e oro, che fino al 25 marzo 2022 è esposta nella mostra Venetia 1600. Nascite e Rinascite, in corso a Palazzo Ducale; al termine della mostra tornerà al posto d’onore nel salone del museo muranese.

Calici del XV e XVI secolo – Murano, Museo del Vetro
(foto © Donata Brugioni)

La produzione seguiva l’evolversi delle tecniche e il mutare del gusto e delle mode attraverso i secoli: nel Cinquecento, l’incisione a punta di diamante produsse veri e propri capolavori in cui la trasparenza di eleganti calici si vestiva di elaborati disegni che conferivano ai vetri l’aspetto di delicati merletti; i virtuosismi seicenteschi delle forme barocche modellavano il vetro con sfrenata fantasia e lo decoravano utilizzando procedimenti sempre più raffinati e suggestivi.

Centro tavola (1760 circa) [particolare] – Murano, Museo del Vetro
(foto © Donata Brugioni)

I monumentali lampadari settecenteschi sostenevano fino a sessanta candele per illuminare i grandiosi saloni nei palazzi dell’aristocrazia veneziana, mentre i bagliori delle fiammelle si moltiplicavano riflettendosi negli specchi dalle cornici decorate a smalti che erano appesi lungo le pareti; il centro tavola era spesso già in sé un’opera di straordinaria maestria – come quello esposto in una sala del museo muranese, che riproduce nei dettagli un giardino all’italiana – intesa a suscitare la meraviglia e l’ammirazione dei commensali.

Esemplari di vetri “mimetici” (calcedonio) – Murano, Museo del Vetro
(foto © Donata Brugioni)

Nel Settecento ha inizio la fortuna dei cosiddetti vetri “mimetici”, che imitano nell’aspetto altri materiali, come il làttimo, a cui la lavorazione conferisce un aspetto simile a quello della porcellana prodotta nelle manifatture che andavano nascendo in Europa; in quest’epoca viene ripresa una tecnica antica e complessa, quella del calcedonio, grazie alla quale il vetro, opaco e variegato in diversi colori, assume un aspetto simile a quello di pietre dure quali l’agata e l’onice.

Pezzi della collezione Carlo Moretti (anni Settanta del XX secolo) donata al Museo del Vetro di Murano nel 2020
(foto © Donata Brugioni)

L’arte vetraria muranese, dopo quasi un secolo di decadenza, segnata da una produzione in gran parte ripetitiva di modelli ottocenteschi, all’inizio del XX secolo trova nel design una fonte di ispirazione per creazioni originali e tecniche innovative: caratteristico del periodo Déco il vetro “pulegoso” – con incluse innumerevoli bollicine d’aria – con il quale si creano pezzi di massiccia corposità, in apparente contraddizione con il concetto di “diafano”, generalmente associato al vetro; infine, gli anni Settanta vedono trionfare forme rigorose ed essenziali, spesso vivacizzate da un acceso colorismo.

Campionario di perle veneziane – Murano, Museo del Vetro
(foto © Donata Brugioni)

Una lunga storia di creatività, sapienza tecnica e duro lavoro scorre nelle vetrine del museo, dove un capitolo a parte è dedicato alle perle veneziane: dal Trecento, e per vari secoli, le perle di vetro costituirono una vera e propria moneta di scambio nei commerci della Repubblica di Venezia con l’Africa, le Indie e infine le Americhe.

Campionario di murrine – Murano, Museo del Vetro
(foto © Donata Brugioni)

Realizzate con varie tecniche e tipologie, le più diffuse furono le cosiddette perle di conteria: perline prodotte a partire da sottili canne di vetro colorate e forate, che venivano utilizzate anche per ricami e decorazioni varie e furono fra Ottocento e Novecento una voce importantissima della produzione muranese – riunita nella “Società Veneziana Conterie”-  che arrivò a impiegare oltre tremila persone.

Ciotola in vetro realizzata con la tecnica delle “murrine” – Murano, Museo del Vetro
(foto © Donata Brugioni)

L’Ottocento vede anche la riscoperta di una tecnica antica, quella delle murrine, caduta in disuso dopo un periodo di fortuna nel corso del XV secolo: sezioni della cosiddetta “canna millefiori”, costituita da strati concentrici di vetro dai colori diversi, vengono utilizzate nella creazione di oggetti dalle policromie fantasmagoriche, con effetti che richiamano i giochi di colore e luce prodotti dai piccoli frammenti di vetro che si muovono e si riflettono all’interno dei caleidoscopi; quei colori e quelle mutevoli luci che così intimamente e profondamente accompagnano ogni espressione artistica nata a Venezia e nella laguna che la accoglie.

Dettagli

Didascalie immagini

  1.  Nel Salone centrale del Museo del Vetro a Murano sono esposti pezzi della produzione muranese fra Trecento e Seicento
    (foto © Donata Brugioni)
  2. Manifattura muranese (Angelo Barovier?): Coppa (detta Coppa Barovier) 1460-2470 – Vetro soffiato e lavorato a mano libera dipinto a smalti policromi fusibili e oro – Murano, Museo del Vetro
    (fonte)
  3. Calici del XV e XVI secolo – Murano, Museo del Vetro
    (foto © Donata Brugioni)
  4. Centro tavola (1760 circa) [particolare] – Murano, Museo del Vetro
    (foto © Donata Brugioni)
  5. Esemplari di vetri “mimetici” (calcedonio) – Murano, Museo del Vetro
    (foto © Donata Brugioni)
  6. Pezzi della collezione Carlo Moretti (anni Settanta del XX secolo) donata al Museo del Vetro di Murano nel 2020
    (foto © Donata Brugioni)
  7. Campionario di perle veneziane – Murano, Museo del Vetro
    (foto © Donata Brugioni)
  8. Campionario di murrine – Murano, Museo del Vetro
    (foto © Donata Brugioni)
  9. Ciotola in vetro realizzata con la tecnica delle “murrine” – Murano, Museo del Vetro
    (foto © Donata Brugioni)

In copertina

Bottiglie in vetro “làttimo” – Murano, Museo del Vetro
(foto © Donata Brugioni)

 

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Museo del Vetro - Fondamenta Marco Giustinian, 8 - Murano (VE)
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