Splendida gemma del nord, simbolo del potere zarista di Pietro il Grande che dal nulla la fece edificare sulla foce della Neva all’inizio del XVIII secolo per farne la capitale dell’impero, San Pietroburgo è ancora oggi affascinante metropoli europea ricca di storia, arte e cultura.
Il Palazzo d’Inverno che ospita i tesori del museo dell’Ermitage, la chiesa del Salvatore – detta anche del Sangue Versato – coi suoi mosaici coloratissimi, la Fortezza dei Santi Pietro e Paolo primo nucleo originale della città, la casa museo di Aleksandr Pušhkin padre della letteratura russa, la Cattedrale di Sant’Isacco e il Museo Russo a Palazzo Mikhailovsky; innumerevoli i luoghi d’attrazione che San Pietroburgo può vantare, ma oltre la bellezza delle mete più ambite altri siti e poli culturali meno noti possono essere scoperti e inseriti in un itinerario alternativo tutto da esplorare.
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Vicino ai Giardini d’Estate, nel quartiere di Liteyny a est del centro storico, al numero 9 della Solyanoy pereulok si trova la sede del Museo della Difesa e dell’Assedio di Leningrado, un luogo che sembra sospeso nel tempo in cui anche il personale in servizio dà l’impressione di appartenere al secolo scorso.
Prevalentemente accompagnata da didascalie unicamente in lingua russa, solo sporadicamente affiancate da traduzioni in inglese, la collezione del museo espone una consistente quantità di reperti storici, dalle fotografie agli oggetti quotidiani alle vignette satiriche dell’epoca, che ricostruiscono l’assedio della città – allora ribattezzata Leningrado – da parte delle truppe naziste che mise a dura prova la popolazione dal settembre 1941 al gennaio 1944.
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La vita costretta a una quotidiana tangibile convivenza con la morte, scontri bellici ed emergenza sanitaria nel gelido inverno tra freddo e carestia causarono non meno di settecentomila vittime, stime definitive e precise sono ancora impossibili, ma la caparbia resistenza della città all’avanzata del Terzo Reich creò la prima crepa nell’incontrastato, fino ad allora, dominio di Hitler sull’Europa intera.
Il Museo fu inaugurato nella primavera del ’44 a pochi mesi dalla fine dell’assedio ma tre anni dopo in piena repressione stalinista fu praticamente smantellato, il direttore giustiziato e i materiali esposti – tra cui anche veri aerei e carri armati – furono distrutti o trasferiti altrove. L’esposizione di oggi, molto ridotta rispetto all’originale, è stata di nuovo messa insieme nel 1989 quando il mutato clima politico della glasnost voluta da Michail Gorbačëv riaprì i battenti del Museo nella sede attuale.
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Di più recente costituzione il Museo Erarta di Arte Contemporanea è stato inaugurato nel 2010 in un edificio stalinista splendidamente ristrutturato, al centro dell’isola Valsilyevsky in una zona nord periferica, raggiungibile con l’autobus numero 6 dal capolinea della metropolitana alla stazione Vasileostrovskaya.
Organizzato su cinque ampi piani diversi del palazzo, cui si aggiunge quello terreno che ospita i servizi per i visitatori, l’Erarta è un museo privato con una piccola sezione del primo piano dedicata alla vendita, che per la ricchezza delle sue collezioni – tra permanenti ed esposizioni temporanee – e per la varietà delle proposte merita davvero una visita attenta e accurata.
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Missione dichiarata del progetto Erarta che nell’omonimo museo ha la sua espressione più visibile, è quella di scoprire, individuare e valorizzare l’arte e il talento degli artisti contemporanei russi, dando loro occasioni di visibilità oltre che possibilità d’inserimento e quotazione sul mercato.
Chiamati anche a far parte di un originale galleria ospitata negli spazi delle scale interne al palazzo, gli artisti in totale libertà espressiva e spesso in uno stile personale direttamente riconducibile all’estetica delle loro opere esposte in collezione, realizzano ognuno il proprio autoritratto che va ad aggiungersi alle decine e decine già presenti, in una parata variegata e coloratissima molto bella, persino allegra e divertente.
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Le collezioni del museo non si limitano però ad accogliere solo opere pittoriche, tra gli oltre duemila pezzi già acquisiti – le gallerie Erarta hanno succursali anche a Londra, New York, Zurigo e Hong Kong – trovano spazio anche sculture e installazioni.
Particolarmente interessante per l’impatto che riesce a creare è L’ultima cena, installazione del moscovita Pavel Grishin, che con legno e manichini ha ricreato fisicamente nello spazio l’omonimo affresco di Leonardo, abbattendo idealmente ogni confine spazio-temporale e creando davvero l’illusione di essere in presenza di quella biblica tavola; entrando nella sala viviamo un vero e proprio shock visivo, quando girato un angolo lo sguardo si posa sulle forme e gli ingombri così ben distribuiti sotto un bianco sudario, collocato sotto un’immensa corona di spine posta sul soffitto.
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Oltre l’attività espositiva l’Erarta è un vero e proprio centro culturale con attività teatrali e musicali, festival cinematografici, letture pubbliche e incontri.
Con lo sguardo rivolto a un orgoglioso passato di resistenza all’avanzata nazista, che qui a San Pietroburgo ha trovato l’inizio della sua fine, la città di Pietro il Grande è contemporaneamente protesa al futuro dell’arte contemporanea e questi due musei rappresentano ulteriori validi motivi per visitare lo splendore intramontabile della capitale zarista, così profondamente russa eppure così europea.

Dettagli

Memorie dell’assedio di Leningrado e Ultima cena di Pavel Grishin (© 2013 foto Andrea Mancaniello) Splendori di San Pietroburgo: Fortezza dei Santi Pietro e Paolo, l’interno della chiesa del Salvatore, palazzo Singer sulla prospettiva Nevskij, la cattedrale di Sant’Isacco, monumento a Pušhkin, la chiesa del Sangue Versato, (© 2013 foto Andrea Mancaniello) L’ingresso e la sala più grande del Museo della Difesa e dell’Assedio di Leningrado (© 2013 foto Andrea Mancaniello) Illustrazioni d’epoca e foto dell’assedio con le coltivazioni di cavolo davanti alla cattedrale di Sant’Isacco (© 2013 foto Andrea Mancaniello) L’ingresso dell’Erarta e una delle sale / Una coppia di sposi si fa fotografare nel museo / Valery Traugot, Gatto, acquerello su carta, 40,5 x 48 cm (© 2013 foto Andrea Mancaniello) Autoritratto d’artista: Felix Volosenkov, Anastasia Bazanova, Konstantin Pyanov, Nikolay Sazhin, Yuri Tatianin, Evgeny Savrasov, Yury Sychev, Konstantin Grachev, Tatiana Tulicheva, Yulia Sopina, Anatoly Basin, Tamara (© 2013 foto Andrea Mancaniello) Pavel Grishin, Ultima cena, installazione, 2010 / Galina Khailu, Sogno sul mare, olio e acrilici su tela, 161 x 232 cm, 2006 / Galina Khailu, Attraversamento, tecnica mista su tela, 127 x 108 cm, 2007 (© 2013 foto Andrea Mancaniello)