Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Auschwitz valgano di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell’odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme, né domani né mai“.
                                                                                                                                                        
Primo Levi

Ventitré strisce che ricostruiscono un lungo tunnel. Poca luce mista a ombre si alterna a vuoti e pareti, immagini e precisi colori saltano all’occhio. Parlano chiaro e sembra quasi sentirla quella voce che racconta, che cerca di spiegare, che si spezza ma che riprende.

Uno spazio ossessivo, cupo e maledetto, dalle curve nere, miste al rosso, al giallo e al bianco. Il fascismo, la lotta rossa, la Chiesa e il mondo ebraico. Le immagini e i colori si intersecano e lottano fra di loro, affiorano volti e documenti che testimoniano la storia d’Italia dal 1919 alla Liberazione.

Ripercorrerlo, ma anche solo vederlo, rimanda al turbamento, all’incubo di chi ha attraversato ben altri tunnel, di chi non ha potuto uscirne e di chi invece ne è rimasto colpito e trafitto per il resto della vita.
Rinasce così a Firenze il Memoriale italiano di Auschwitz, la cui storia è lunga e complicata, ma anche a lieto fine. Lieto fine che la città di Firenze regala a questa importante e profonda opera d’arte, allestita nel 1979 nell’ex campo di sterminio polacco, ma poi smantellata.
In origine voluto, progettato e collocato nel Blocco 21 del campo di Auschwitz dall’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti, grazie alla collaborazione di un eccezionale gruppo di intellettuali che produssero una delle prime installazioni multimediali al mondo.

Al termine di una dolorosa e lunga vicenda che ne ha portato prima alla chiusura al pubblico e poi alla minaccia di smantellamento, quaranta anni dopo rinasce il Memoriale italiano di Auschwitz, presentato a Firenze, al centro Ex3 di Gavinana.
Il progetto (anch’esso non poco complesso) ha visto lavorare fianco a fianco Comune di Firenze, Regione Toscana, Ministero per i Beni e le attività culturali e la stessa Aned – proprietaria dell’opera – con il sostegno decisivo di organizzazioni come la Fondazione Cr Firenze, Firenze Fiera, Unicoop Firenze, Studio Belgiojoso, Cooperativa archeologia. K-Array, Tempo Reale.
Tutto è partito nel 2014 quando Comune e Regione hanno accolto la proposta dell’Associazione nazionale ex deportati di ospitare a Firenze il Memoriale, che per decisione della Direzione del museo polacco, non poteva più restare nel luogo per cui era stato concepito.
Nel 2015 un protocollo d’Intesa tra i diversi e importanti protagonisti, la creazione poi di un Comitato tecnico scientifico che si occupasse dei contenuti storico-culturali della ricontestualizzazione del Memoriale, un progetto di ristrutturazione dell’Auditorium Ex3 e un cantiere di restauro necessario.

Scontati (ma forse non per tutti) i motivi che hanno portato alla scelta di accoglierlo in quel di Firenze: il valore storico, culturale, artistico e civile dell’opera; la consapevolezza della presenza in Toscana di sensibilità e competenze, largamente diffuse sui temi della memoria, espresse negli anni con impegno sia dalle istituzioni che dalla società civile.
Il risultato è che, da poco più di un mese, all’interno del centro Ex3 di Gavinana, una sala di oltre undici metri di altezza, si accoglie fiera una delle prime opere multimediali europee frutto di una progettazione collettiva e corale a cui contribuirono lo studio di architettura di Milano BBPR (Banfi, Belgiojoso, Peressutti e Rogers), lo scrittore Primo Levi, il pittore Mario “Pupino” Samonà, il regista Nelo Risi ed il compositore Luigi Nono.
Torna così a vivere un’opera che era nata come monito per la memoria, doloroso simbolo di una storia (che sembra) lontana e che non deve tornare attuale. La nuova vita del Memoriale si affida alla cura delle generazioni che verranno con la responsabilità, pesante e necessaria, del ricordo del passato di fronte al presente.

Ancora una volta, anche se alla ricerca di un rapporto tra generazioni, l’arte è scelta come il mezzo più giusto in grado di instaurare dialogo, di ridefinirsi davanti al tempo e al mutare della sensibilità e delle domande del presente.
Non è finita qui: L’Associazione nazionale ex deportati, infine, si è incaricata di progettare e realizzare una prima mostra sulla storia della memoria della deportazione italiana lungo i decenni, che ora è visibile al piano terra della struttura: dal titolo Un filo ininterrotto. La memoria della deportazione e il Memoriale di Auschwitz, la mostra è interamente prodotta dall’Aned, realizzata per i contenuti da Elisa Guida e Bruno Maida e per l’allestimento da Alberico Belgiojoso. L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e delle Università della Tuscia e di Torino. All’interno, una sezione dedicata alla deportazione toscana è stata curata da Camilla Brunelli ed Enrico Iozzelli del Museo della Deportazione e della Resistenza di Prato.

Il Memoriale potrà essere visitato gratuitamente su prenotazione esclusivamente con accessi guidati e ai visitatori sarà distribuito un pieghevole, realizzato anch’esso interamente dall’Aned, che riproduce alcuni dei testi presentati per la prima volta nel 1980, all’epoca della inaugurazione dell’opera nel Block 21 di Auschwitz. Tra questi il celebre testo “Al visitatore” scritto espressamente da Primo Levi per chi fosse andato a visitare la grande spirale del Memoriale.
Dopo quarant’anni, questa “rinata opera d’arte”, torna ad essere un luogo vivo, un luogo che può spingere a quel personale e tanto difficile esercizio che è la memoria. Un luogo che metta insieme la conoscenza del passato e la consapevolezza che la storia “da fare” sia del tutto diversa.
In un epoca nella quale di stelle… che non brillano se ne vedono fin troppe e di voci che stra-parlano se ne sentono altrettante, un Tunnel silenzioso e buio… potrebbe forse aiutarci.

Didascalie immagini

  1. 2. Targa che riporta il testo “Al visitatore” scritto da Primo Levi, come monito, all’ingresso del Memoriale degli italiani sterminati ad Auschwitz
  2. 3. Dettaglio di una delle strisce del Memoriale, stralcio della spirale ad elica, dove simboli e colori rimandano all’orrore della Shoah – Foto di Stefano Casati
  3. 4. Il Blocco 21 era il blocco “dedicato” al Memoriale degli Italiani del campo di Auschwitz
  4. 5. Dettaglio di una delle strisce del Memoriale  – Foto di Stefano Casati
  5. 6. Una delle sale della mostra visibile al piano terra della struttura dal titolo Un filo ininterrotto. La memoria della deportazione e il Memoriale di Auschwitz
  6. 7.  Dettaglio di una delle strisce del Memoriale  – Foto di Stefano Casati

IN COPERTINA
Il Memoriale italiano di Auschwitz
foto di Stefano Casati
[particolare]

Orario visite
Lunedì e sabato: 9.30, 10.30 e 11.30
Domenica: 15.30, 16.30 e 17.30
Prima domenica del mese (Domenica Metropolitana): 10.30, 11.30, 12.30, 15.30,16.30, 17.30

La partecipazione è gratuita, la prenotazione è obbligatoria.
per individuali e gruppi:
info@muse.comune.fi.it
+39 055 2768224
per le scuole:
didattica@muse.comune.fi.it 
+ 39 055 2616788

Dove e quando

Evento: Memoriale italiano di Auschwitz – viale Giannotti, 75-81 – Firenze