Spente da poco le luci sulla tradizionale corsa del Palio in piazza del Campo, accese quelle sul pavimento del Duomo, svelato in tutto il suo splendore senza le coperture di protezione, Siena continua a regalare sempre nuove emozioni e nuovi tesori. Da qualche mese si sono aggiunte alle tante bellezze, che la città offre al visitatore, nuove offerte e allestimenti tutti da scoprire. Chi visiterà Siena fino al prossimo gennaio potrà fare l’insolita esperienza di trovarsi proprio faccia a faccia per la prima volta con le “grandi teste” realizzate per la facciata del Battistero e da poco restaurate.

Si potranno così guardare negli occhi i volti di marmo di uomini e donne di secoli fa, scendendo nei locali della così detta Cripta del Complesso Monumentale del Duomo grazie alla mostra Maestri “a rischio”. Il cantiere del duomo di Siena e le “teste grandi” per la facciata del battistero. Qui resteranno esposte al pubblico le otto grandi sculture, le sole arrivate fino a noi, raffiguranti delle teste maschili e femminili, in origine collocate nella parte alta della facciata del Battistero senese. Per salvarle dall’erosione degli agenti atmosferici e dell’inquinamento, che hanno provocato diversi danni corrodendo parte degli strati superficiali del marmo, erano state tolte dalla loro originale posizione, nella parte alta della facciata del battistero, rimasta incompiuta, sottoposte a restauro e sostituite da calchi. Nel gioco dell’ imponente scalinata che sale il dislivello fra San Giovanni Battista e le campate finali del coro del Duomo, il Battistero appare imponente e ricolmo di opere d’arte. La facciata prevalentemente in marmo bianco in puro stile gotico senese, anche se rimasta incompiuta per molti rivaleggia in bellezza con quella più nota del duomo.

Sotto la direzione del capomastro del momento, lo scultore Domenico d’Agostino, che diresse il cantiere del duomo dal 1350 al 1358 e di nuovo nel 1362, le teste grandi furono intagliate da cinque diversi scultori, pagati con una modalità di retribuzione che al tempo si definiva “a rischio”, ossia non secondo il tradizionale pagamento “a giornata”, bensì in base al numero dei “pezzi” lavorati. Una forma di pagamento che aveva sicuramente lo scopo di accelerare i lavori con più maestri scultori, tutti impegnati nel lavoro negli stessi anni, ma a chiamata, in modo non continuo a secondo nella necessità della fabbrica. Dalla polvere del tempo e dai documenti riemergono i nomi dei cinque maestri che hanno scolpito le teste: Niccolò di Cecco del Mercia, Giovannino di Cecco, futuro capomaestro della cattedrale, Paolo di Matteo, Michele di Nello e Domenico di Vanni, che tornano finalmente a presentarsi anche al grande pubblico moderno con un’identità di scultori.

E’ sufficiente percorrere un brevissimo tratto di strada per arrivare proprio davanti al Duomo e scoprire un’altra preziosa novità, nell’imponente complesso monumentale di Santa Maria della Scala uno dei più antichi ospedali d’Europa sorto sulla via Francigena per accogliere pellegrini e malati, oggi prezioso contenitore di memorie, arte, mostre e eventi. Il nuovo allestimento del Tesoro di Santa Maria della Scala, all’interno della Sagrestia Vecchia permette di rivedere l’antico spazio con gli stessi occhi di un pellegrino di tanti secoli fa. E’ tornato sotto le volte affrescate, rese ancora più suggestive dal nuovo impianto d’ illuminazione, il prezioso armadio ligneo per reliquie, la celebre Arliquiera, decorato intorno alla metà del Quattrocento da Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta che a quel tempo era impegnato nella decorazione di pareti e volte e nella Storia di Sorore nella zona del Pellegrinaio di Santa a Maria della Scala. L’Arliquiera, che si trovava fino a oggi custodita presso la Pinacoteca Nazionale di Siena, torna nel luogo per il quale fu realizzata restituendo non solo la magia del passato, ma recuperando il rapporto storico, politico e religioso che lega l’intervento del Vecchietta al trasferimento nella Sagrestia Vecchia, attorno alla metà del Quattrocento, degli oggetti sacri.

L’Ospedale di Santa Maria della Scala acquistò l’importante gruppo di reliquie con i loro preziosi contenitori a Venezia nel 1359 dal mercante, Pietro di Giunta Torregiani, che si narra ne era entrato in possesso a Costantinopoli direttamente dalla casa imperiale. Dopo una laboriosa trattativa e sborsando una cifra mirabolante per l’epoca, la transazione fu stipulata sottoforma di donazione per non incorrere nell’accusa di simonia. Il prezioso armadio contenitore di reliquie, come un codice minato è decorato all’interno con otto Storie della Passione di Cristo e all’esterno con dodici Santi e beati senesi.
Per rendersi conto dell’importanza delle reliquie per l’epoca,basti pensare che per celebrare l’arrivo delle preziose reliquie sembra che il governo dei Dodici istituisse, fin dal 1360, la celebrazione del capodanno nel giorno della SS.Annunziata, il 25 marzo, e ordinasse la realizzazione di un pulpito per la loro esposizione su piazza Duomo alla venerazione cittadina.

Didascalie immagini

  1. Testa muliebre, Siena Opera Metropolitana
  2. Testa virile, Siena Opera Metropolitana
  3. Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, Arliquiera, 1445-1446
  4. Allestimento nella Sagrestia Vecchia del Santa Maria della Scala

IN COPERTINA
Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, Ariquiera, 1445-1446
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