Proseguendo il programma di riordino delle raccolte di arte antica, i Musei Reali di Torino, al secondo piano della Galleria Sabauda, hanno aperto al pubblico il nuovo allestimento della collezione del principe Eugenio di Savoia Soissons (Parigi, 1663 – Vienna, 1736), stratega geniale e comandante in capo dell’esercito asburgico che, in questo ruolo, raggiunse una fama straordinaria fermando l’avanzata dei Turchi in Europa, come documentano le dieci grandi battaglie che lo ritraggono in alcuni dei momenti più importanti delle sue campagne militari.

Dalla Battaglia di Zenta (1697) a quella di Torino, nel 1706, al fianco del cugino Vittorio Amedeo II contro l’assedio francese della città, fino alle Battaglie di Petervaradino (1716) e di Belgrado (1717), dipinte da Jan van Huchtenburg (Haarlem, 1647 – Amsterdam, 1733), attivo a Parigi tra il 1667 e il 1670 come pittore di corte di Luigi XIV.

Intellettuale raffinato e coltissimo, il principe Eugenio radunò una straordinaria collezione d’arte, ospitata nelle sue dimore viennesi, il Palazzo di Città e la magnifica residenza extraurbana del Belvedere, immortalate nelle bellissime incisioni della serie Residences memorables de l’incomparable heros de nôtre siècle, eseguite su disegni di Salomon Kleiner e pubblicate tra il 1731 e il 1740.

Eugenio morì a Vienna nel 1736, lasciando le sue ricchezze alla nipote Vittoria di Savoia Soissons, erede universale che mise in vendita l’immenso patrimonio. Grazie all’azione diplomatica del conte Luigi Malabaila, ambasciatore sabaudo a Vienna, il re di Sardegna Carlo Emanuele III riuscì ad acquistare la quadreria, che poteva vantare una magnifica selezione di opere dei più autorevoli maestri del classicismo seicentesco come Nicolas Poussin, Guido Reni e Francesco Albani, un incredibile nucleo di pittura fiamminga e olandese rappresentato da capolavori di Antoon van Dyck e da scene di genere, paesaggi, nature morte e soggetti sacri e mitologici di Jan Brueghel il Vecchio, Paul Bril, Gerrit Dou, Jan Griffier, Paulus Potter e David Teniers.

Affiancano le opere della collezione di uno dei protagonisti delle vicende europee a cavallo tra il Diciassettesimo e il Diciottesimo secolo, capolavori dei maestri primitivi nordici, le raccolte di pittura fiamminga e olandese del Seicento provenienti dagli acquisti effettuati a più riprese dai Savoia e le scuole italiane seicentesche, con un affondo su alcune opere eseguite da pittrici tra Cinquecento e Seicento.

In continuità con le scelte museografiche adottate in precedenza sullo stesso piano di visita, il nuovo ordinamento a cura di Annamaria Bava e Sofia Villano, progettato da Loredana Iacopino Architettura, presenta oltre centottanta opere – alcune delle quali conservate per anni nelle collezioni di riserva – allestite su più registri alle pareti, tra le finestre e anche lungo il corridoio centrale, valorizzato da numerosi dipinti.

La Galleria Sabauda espone una delle collezioni di pittura fiamminga e olandese più importanti d’Italia per estensione cronologica e varietà di generi, maturata nel corso del tempo grazie a un’attenzione puntuale e costante dei Savoia verso il Nord Europa. Fin dal Quattrocento, infatti, il ducato sabaudo guarda al di là delle Alpi e arricchisce le sue raccolte con opere di artisti nordici, spesso attivi anche presso la Corte; gli inventari seicenteschi elencano un numero consistente di opere fiamminghe di ogni genere, prima ancora degli acquisti di Carlo Emanuele III a Venezia e dell’arrivo a Torino, nel 1741, della straordinaria raccolta viennese del principe Eugenio.

Alla metà del Settecento, la quadreria dei Savoia può dunque vantare “une collection très nombreuse des maîtres Flamands” perché il re di Sardegna possiede “beaucoup de tableaux précieux”, come ricorda l’incisore Charles-Nicolas Cochin, custode dei disegni del gabinetto del re di Francia; ulteriori incrementi sono registrati a partire dal 1832, quando la Reale Galleria apre al pubblico per volontà di Carlo Alberto di Savoia Carignano.