Il nuovo allestimento della sala 41 del corridoio di ponente della Galleria degli Uffizi, inaugurata lo scorso 4 giugno, rappresenta, secondo quelle che erano le intenzioni del Direttore Erike Schmidt, uno “spot” del Rinascimento italiano, mettendo in comunicazione le opere più significative di due mostri sacri del ‘500: Michelangelo Buonarroti, che come ha ricordato il Prof. Antonio Paolucci durante il suo intervento di presentazione –  citando un’epistola del Vasari – è stato “una lucerna” che ha illuminato tutte le successive generazioni di artisti e Raffaello Sanzio la cui arte mirabile ha influenzato anche i grandi pittori del XX secolo come Dalì e Picasso.

I capolavori protagonisti della “nuova” sala sono il Tondo Doni di Michelangelo, che non a caso è stato collocato a fianco del ritratto dei coniugi Maddalena Strozzi e Agnolo Doni realizzato da Raffaello – i quali pare commissionarono l’opera all’artista toscano per la nascita della figlia – e la celebre Madonna del Cardellino, dipinto sempre da Raffaello nello stesso periodo del Tondo.
L’opera di Michelangelo, che cattura immediatamente l’attenzione del visitatore, anche per la sua forma, è l’unico dipinto certo su tavola del maestro toscano. Dipinto che, tuttavia, assume i connotati tipici di una scultura, basti guardare la torsione dei corpi e il gesto del passaggio del Bambino da San Giuseppe alla Vergine che si impone al centro della tavola e che viene raffigurata come una donna forte e muscolosa. A questa immagine vigorosa si contrappone, invece, quella materna e delicata di Maria, dipinta da Raffaello nella Madonna del Cardellino, che accarezza amorevolmente Gesù, mentre San Giovannino gli porge il cardellino, simbolo anch’esso di innocenza e fragilità.

Insieme alle opere dei due maestri vi sono inoltre tre dipinti di Fra Bartolommeo, artista che ebbe una notevole influenza sul pittore di Urbino durante il suo soggiorno a Firenze, tra cui spicca la grande Visione di San Bernardo.
L’originale sistema espositivo, progettato dagli architetti Antonio Godoli e Nicola Santini, già adottato per la sale dedicate a Botticelli e Caravaggio e che nelle prossime settimane riunirà anche i capolavori di Leonardo da Vinci nella adiacente sala 35, conferisce una nuova linfa vitale al Museo – rivalutando la bellezza di dipinti che erano stati collocati in posizioni marginali –  e crea, come ha sottolineato il Direttore, l’instaurazione di un dialogo tra le opere, gli artisti e i loro committenti. Ma il nuovo allestimento rappresenta anche uno stimolo per il visitatore che ha l’occasione di mettere in relazione tra loro le opere di tre artisti che hanno vissuto nella medesima epoca e consente, allo stesso tempo, di godere a pieno della magnificenza dei dipinti, sia grazie alle scelte cromatiche delle pareti che alle teche dove sono stati inseriti, le quali, non solo permettono una visione più ravvicinata della tela ma, eliminando tutti gli elementi di distrazione, danno la possibilità all’osservatore di immergersi completamente nelle opere e di vivere un’esperienza non esclusivamente visiva.

Insieme ai nuovi allestimenti, inoltre, Eike Schmidt ha annunciato anche l’inizio di un nuovo corso che prevede un scambio di opere e un dialogo che diventerà sempre più frequente tra la Galleria degli Uffizi e Palazzo Pitti. Se, infatti, la Galleria Palatina ha “perso” il ritratto dei coniugi Doni, prossimamente vedrà arricchita la propria collezione da tre splendidi dipinti di Raffaello, provenienti dagli Uffizi: Il Ritratto di uomo con mela, il Ritratto di Papa Giulio II e il Ritratto di Papa Leone, attualmente in restauro all’Opificio delle Pietre Dure.

Durante la visita della sala ho avuto il piacere di rivolgere due brevi domande all’arch. Nicola Santini. Ecco le sue risposte.
Qual è l’idea, il concetto che sta alla base del nuovo allestimento della sala 41?
L’idea è di eliminare il più possibile tutti gli elementi di interferenza visiva intorno alle opere e favorire l’attenzione del visitatore in modo da far apparire i dipinti in una visione più netta. Le opere principali sono allestite all’interno di teche vetrate che consentono di osservare le opere a distanza ravvicinata senza la necessità di distanziatori.
Questo originale sistema di esposizione progettato dagli Uffizi e già adottato per la sala Botticelli, ha trovato poi realizzazione in altri casi della contemporanea museografia, come ad esempio in musei progettati da star dell’architettura come Norman Foster e David Chipperfield o come nel caso del Salvator Mundi di Leonardo, recentemente venduto all’asta di Christie’s per un prezzo record.
– Le nuove scelte cromatiche delle pareti se e in che modo esaltano la bellezza dei dipinti?
E’ stato scelto il colore grigio medio perché il più adatto all’esposizione delle opere in quanto non altera la percezione dei colori dei dipinti. Ogni altro colore fa virare la percezione cromatica dell’opera verso colori complementari.