Un nuovo grande spazio espositivo mette insieme integrazione e identità raccontando la storia, le tradizioni , la vita del popolo ebraico a partire dall’esperienza degli ebrei italiani. Succede a Ferrara città profondamente legata alla propria comunità ebraica, dove già verso la fine del Quattrocento Ercole d’ Este offriva rifugio a quelli cacciati dalla Spagna e dove da sempre, come in pochi altri luoghi al mondo, si respira nelle strade, nelle pietre e anche nella cucina il segno profondo impresso dagli ebrei che vi hanno vissuto.

Da poco inaugurato alla presenza del Presidente della Repubblica il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – MEIS ha aperto al pubblico offendo nei suoi primi giorni di vita anche una prima mostra inaugurale dal titolo “Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni” .
In un grande edificio nel centro storico di Ferrara e che ospitava fino agli anni novanta le carceri, e ora accuratamente restaurato, è ospitata la prima parte del nuovo museo. Un luogo un tempo simbolo di reclusione ed esclusione è tornato a vivere una nuova vita come spazio aperto e inclusivo, centro di cultura e ricerca. Con la costruzione di altri edifici che integreranno e modificheranno l’intero complesso, il MEIS in pochi anni comprenderà anche accoglienza, bookshop, biblioteca, archivio e centro di documentazione, ristorante, auditorium, laboratori didattici.
Un vero polo di cultura, il nuovo museo nazionale trova le sue radici nella decisone dello stato italiano offrire un luogo per raccontare la storia dell’ebraismo a partire dall’esperienza tutta singolare degli ebrei italiani, da ventidue secoli parte integrante del nostro paese. Una minoranza certo, che in Italia pare non abbia mai superato cinquantamila persone, ma con un ruolo importante già a partire dall’epoca romana, nel Rinascimento, per continuare in epoca moderna, nello sviluppo economico di nord e centro Italia.

E in un paese già così ricco di musei come l’ Italia, viene da interrogarsi su il senso più profondo di questa operazione, una domanda che trova una risposta nell’importanza di parlare, soprattutto di oggi quando sembra sempre più difficile, del dialogo tra culture, del contributo delle minoranze, della ricchezza di tante identità, nel tentare di capire e conoscere un mondo diverso che vive accanto al nostro.
Accanto alle motivazioni non devono non possono mancare le emozioni. Un percorso espositivo coinvolgente, ricco di immagini e ricostruzioni immerge il visitatore, non solo nella visione di oggetti e preziose testimonianze, ma anche nella suggestiva ambientazione dei reperti e nella ricostruzione dei luoghi di provenienza ricreando antiche atmosfere.

Il percorso si snoda fra oltre duecento oggetti preziosi, manoscritti, incunaboli e cinquecentine, documenti medievali, epigrafi di età romana e medievale, e avanza fra tra anelli, sigilli, monete, lucerne e amuleti, poco noti o mai esposti prima, provenienti dai musei di tutto il mondo (dalla Genizah del Cairo al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dai Musei Vaticani alla Bodleian Library di Oxford, dal Jewish Theological Seminary di New York alla Cambridge University Library). Per rispondere a domande come ma da dove sono venuti gli ebri italiani? e ai tanti come, quando e perché, fino al 16 settembre sarà visibile come prima mostra inaugurale “Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni”, curata da Anna Foa, Giancarlo Lacerenza e Daniele Jalla, che su una superficie di mille metri quadrati suddivisi in due piani, presenta oggetti autentici, repliche, modelli, immagini, mappe, scenografie e dispositivi multimediali, per raccontare il primo millennio di storia dell’ebraismo italiano, il suo radicamento e la sua espansione e la sua identità.

Una vera immersione nella storia degli ebrei italiani è proposta dall’ istallazione “Con gli occhi degli Ebrei italiani” , curato da Giovanni Carrada e di Simonetta Della Seta, che propone una carrellata sulla storia della penisola dal punto di vista di un ebreo italiano. Ai visitatori, stretti fra due grandissimi schermi, è offerta la possibilità di fare un viaggio nel tempo in cui il passato è ricostruito con immagini di opere d’arte, mappe, documenti e stampe riprodotti fuori scala, e inserti video di forte emozione.

A guidare nella storia è una voce narrante, punteggiata da altre voci che invitano a immedesimarsi in alcuni personaggi ebrei in precise circostanze storiche. Ed è questo il regalo che il MEIS fa al visitatore la possibilità di uscire dalla visita portandosi a casa l’esperienza di impara e guardare le cose e la storia anche attraverso gli occhi degli altri, insieme alla speranza di imparare a praticare quella che in questi tempi suona come una grande sfida, il riconoscimento dell’altro nella sua differenza e nel rispetto reciproco.
Dettagli
Didascalie immagini
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Nirmal allestimento Vigna Randanini
foto ® Marco Caselli
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Nirmal backstage fregio arco di Tito
foto ® Marco Caselli
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Dipinto murale del giudizio di Salomone, Pompei (NA), "Casa del medico", I d.C., intonaco, Museo Archeologico Nazionale di Napoli
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Guerra gotica, manoscritto, Biblioteca Laurenziana Firenze
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Sefer Asaf ha-rofe’, manoscritto, Bodleian Library Oxford
foto ® Marco Caselli
foto ® Marco Caselli
IN COPERTINA
Dipinto murale del giudizio di Salomone, Pompei (NA), "Casa del medico", I d.C., intonaco, Museo Archeologico Nazionale di Napoli
[particolare]
Orari di apertura:
dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 18.00
il giovedì dalle 10.00 alle 23.00
(la biglietteria chiude alle 22.00)
Giorni di chiusura:
tutti i lunedì
31 marzo (primo giorno di Pesach)
10 settembre (primo giorno di Rosh Hashanà)