A Perugia, ad arricchire la collezione della Galleria Nazionale dell’Umbria, è arrivata l’Annunciazione del pittore portoghese del Quindicesimo Secolo Álvaro Pires da Évora per il lascito di Franco Buitoni (1934-2016), noto imprenditore, nonché grande mecenate nel mondo della cultura. Realizzata nel secondo decennio del Quattrocento, L’Annunciazione è una doppia tavola dove l’arcangelo Gabriele ha appena raccolto il volo e, piegate sul dorso le lunghe ali dalle piume rosso arancio, il messaggero divino si genuflette com il ginocchio destro a terra, flessa l’altra gamba sulla quale poggia delicatamente il gomito. Non reca con sé alcun attributo, né giglio né baculus viatorius, con la sola eccezione del diadema al vertice dell’elegante viluppo dell’acconciatura. Indossa una sobria tunica verde marcio ornata d’oro ai polsi, al collo e ai piedi con motivi che si ispirano vagamente ai caratteri cufici. Appeso alla spalla sinistra un ampio manto rosa antico cade in pieghe larghe e morbide, mostrando all’interno delle falde che ricadono sul pavimento una fodera scura; solo la punta del piede sinistro rimane scoperta.
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Dalla bocca leggermente dischiusa si intravede il biancore di un dente. Le braccia sono incrociate sul petto, la mano destra compie un gesto contenuto indirizzato alla Vergine, l’altra – in posa davvero inconsueta – è infilata appena sotto l’ascella e afferra un lembo della veste. La modestia dell’atteggiamento è ribadita dallo sguardo rivolto verso il basso, come se mancasse l’ardire di incrociare quello di Maria. Lei stessa pare non distogliere gli occhi dal piccolo libro di orazioni adagiato sopra le ginocchia, sulle cui carte squadernate si legge la ‘risposta’ all’annuncio di Gabriele: “Ecce ancilla domini”. Avvolta nel suo pesante manto azzurro, la cui fodera è del medesimo punto di verde della tunica di Gabriele, Maria siede su una panca, disposta in tralice a suggerire la profondità dello spazio, che richiama invece nella tinta il rosa del paludamento angelico.
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L’impianto simmetrico della composizione prevede che anche la Vergine incroci le braccia sul petto, mettendo in mostra mani dalle lunghe dita affusolate. Il momento dell’annunciazione-incarnazione si compie mentre i due sguardi si sfuggono, come l’angelo volesse conformarsi all’umile sottomissione di Maria con un atteggiamento verecondo, quasi consapevole del turbamento provocato.
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“Ricordare Franco – ha detto Ilaria Borletti Buitoni, vedova di Franco Buitoni – in un’occasione che unisce due temi della sua vita: l’arte e la sua città, è facile ma non scontato perché profondo e inaspettato nelle sue coloriture era il rapporto che aveva con entrambe. L’arte era per lui motivo di infinito interesse: si compiaceva meravigliato di quanto l’essere umano potesse essere stupefacente, nel bene e nel male, nel lasciare le sue orme, orme, quelle del bene, che aiutavano a vivere chi le coglieva: sì perché per Franco l’arte aveva proprio una funzione determinante nel nutrire il desiderio di vivere e non solo consolatoria nel senso filosofico di consolatio, ma gioiosa. Infine la sua città aveva per anni vissuto all’estero ma quel filo non si era mai spezzato, anzi, con l’avanzare degli anni lo aveva ritrovato stringendo a sé con amore quel gomitolo di memorie che lo legavano a Perugia”.

Accompagna la donazione un volume edito dalla Galleria Nazionale dell’Umbria con testi di Ilaria Borletti Buitoni, don Fausto Sciurpa, presidente del Capitolo della cattedrale di San Lorenzo di Perugia e Marco Pierini direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria.

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