Cari Bambini e non solo (forse anche gli adulti: mi ha aiutata la Mamma per questo articolo).

Sfido chiunque ad affermare di essere rimasto indifferente, a Roma, alla vista del Colosseo. Se prima era eccezionale, dallo scorso 21 dicembre, il Parco archeologico si è arricchito anche di una bellissima esposizione permanente.

Intitolata “Il Colosseo si racconta” la mostra presenta un ampio apparato didattico per conoscere i momenti più importanti della sua lunga storia che va ben oltre i violenti spettacoli dei gladiatori.

Lungo le dodici arcate del secondo livello, il visitatore può scoprire l’intero racconto dell’Anfiteatro degli imperatori: dalla costruzione fino agli inizi del Novecento, per terminare con una carrellata di immagini della costruzione divenuta icona universale come la Gioconda di Leonardo. 

Infatti, il monumento con i buchi, come lo chiamavo da piccola, è forse il più conosciuto fra tutti quelli che abbiamo in Italia e, almeno una volta nella vita, è meta di viaggio irrinunciabile per visitatori  provenienti da tutto il mondo (nel 2018 sono stati 7.665.000).

Proprio per questo, per la prima volta, “Il Colosseo si racconta” ha didascalie per i turisti stranieri non solo in inglese, ma anche con ideogrammi cinesi per agevolare i tantissimi  provenienti dall’Estremo Oriente.

Il Colosseo, originariamente conosciuto come Amphitheatrum Flavium (Anfiteatro Flavio) o più semplicemente Amphitheatrum, è il più grande anfiteatro del mondo. La sua costruzione ebbe inizio nel’anno 71 (1948 anni fa) sotto l’imperatore Titus Flavius Vespasianus (Tito Flavio Vespasiano fondatore della dinastia flavia) che governò fra il 69 e il 79 con il nome di Caesar Vespasianus Augustus.

I lavori per questo enorme teatro vennero pagati con le tasse provinciali e il bottino del saccheggio del tempio di Gerusalemme avvenuto l’anno precedente (70 d.C).

Una volta completato era in grado di contenere fino a un massimo di 75.000 spettatori divenendo il più importante anfiteatro romano e il più imponente monumento dell’antica Roma giunto fino a noi.

Nel 1813 fu rinvenuto un blocco di marmo – in origine posto sopra un ingresso – con ancora visibili i fori delle lettere di bronzo dell’iscrizione e il testo è stato ricostruito così: «L’imperatore Cesare Vespasiano Augusto fece erigere il nuovo anfiteatro con il provento del bottino».

Tornando alla mostra, è divisa in sette sezioni che presentano “apparati decorativi in marmo di età imperiale e medioevale” periodo, quest’ultimo, durante il quale il Colosseo perse la sua funzione originaria e divenne uno spazio per attività commerciali, residenziali e religiose, che lo trasformarono in piccola parte. Interessante il filmato, fermatevi a vederlo tutto.

Dal Diciassettesimo secolo, con l’arrivo in Italia di aristocratici e intellettuali europei attratti dal fascino dei nostri  monumenti ebbe inizio il “Grand Tour” (solo persone molto ricche potevano permettersi viaggi lunghissimi di tanti mesi e a volte anni) e il Colosseo, anche allora, era meta irrinunciabile.

Purtroppo, i tamarri, seppur in numero minore di adesso, sono sempre esistiti e lo testimonia l’autografo del pittore parigino Hubert Robert (nato nel 1733) inciso in uno dei pilastri dell’ambulacro (che è il corridoio tra il colonnato). Ricordatevi sempre di non toccare mai niente anche se le manine sono pulitissime, ancor meno scrivere sui monumenti come hanno fatto, e continuano a fare, tutti quelli che ignorano educazione e rispetto per chi viene dopo di loro.
Mi sono dilungata più del solito, ma le cose da dire sarebbero ancora tantissime. Se, come credo l’argomento vi interessa, trovate ulteriori informazioni – gentilmente fornitemi dall’ufficio stampa – in alto a destra nella parte dedicata al percorso espositivo.

Didascalie immagini 

foto 1
Carlo Lucangeli e Paolo Dalbono,
Modello dell’Anfiteatro Flavio
sezione aperta dal fornice XLVI all’ingresso sud,
1790-1812
legni e materiali diversi
misure totali: altezza cm 82,5, asse maggiore cm 318 e minore cm 261
Roma, Archivio fotografico Parco archeologico del Colosseo
Foto Zeno Colantoni

foto 2
Carlo Lucangeli e Paolo Dalbono,
Modello dell’Anfiteatro Flavio, 1790-1812
particolare del prospetto durante il restauro
Roma, Archivio fotografico Parco archeologico del Colosseo
Foto Zeno Colantoni

foto 3
Carlo Lucangeli e Paolo Dalbono,
Modello dell’Anfiteatro Flavio, 1790-1812
veduta prospettica
Roma, Archivio fotografico Parco archeologico del Colosseo
Foto Zeno Colantoni

foto 4
Epigrafe inaugurale del Colosseo
architrave in marmo rinvenuto nel 1813 durante gli sterri dell’arena
Roma, Archivio fotografico Parco archeologico del Colosseo
Foto Francesca Montella

foto da 5 a 11 
scatti dell’allestimento mostra permanente
Il Colosseo si racconta” 
© P.Ar.Co – ph B.Angeli

In copertina un particolare di
Carlo Lucangeli e Paolo Dalbono,
Modello dell’Anfiteatro Flavio
sezione aperta dal fornice XLVI all’ingresso sud,
1790-1812
Roma, Archivio fotografico Parco archeologico del Colosseo
Foto Zeno Colantoni

 

Percorso espositivo
(testi: courtesy Electa)

  • Una firma d’artista
    Il parigino Hubert Robert arrivò nel 1754 a Roma, ove visse almeno fino al 1762, anno in cui iscrisse in lettere epigrafiche, degne di una iscrizione antica, il proprio nome su un pilastro del II ordine. La sua predilezione per il Colosseo è testimoniata da quadri e disegni: fu una sorta di identificazione esistenziale, un luogo dell’immaginazione e della memoria. Un dipinto ripropone fedelmente l’uso del piano terra come era alla fine del Settecento, con la galleria perimetrale divisa in ambienti da muri costruiti con materiali di recupero e portoni di legno, con arredi minimali tra cui anche il sarcofago antico qui esposto.
     
  • La riscoperta archeologica del Colosseo
    Al XIX secolo data la riscoperta archeologica del Colosseo, promossa dallo Stato Pontificio (1805-1806), dal Governo francese (1811-1813) e dal Regno d’Italia (1874-1875,1895). Le prime indagini furono condotte sul piano dell’arena, nell’intero monumento e lungo l’area circostante, ove gli interri avevano raggiunto i 6 metri d’altezza. Nel 1812 fu rinvenuta la grande iscrizione del Prefetto di Roma C.V. Lampadius. Concentrato solo sui sotterranei fu lo scavo eseguito da Pietro Rosa nel 1874-1875, che raggiunse il pavimento della metà orientale. Dall’enorme interro emersero gli elementi di marmo della cavea: colonne e capitelli del portico sommitale, parapetti dei vomitoria, gradini, epigrafi. Nel 1895 furono sterrati, all’esterno del monumento, i versanti labicano e colle Oppio a cura del Ministero della Istruzione Pubblica: fu scoperta allora la statua di Hestia, ora alla Centrale Montemartini.
    Gli elementi architettonici in marmo risalgono tutti al restauro che per diversi anni, durante il regno di Elagabalo (218- 222) e di Gordiano III (238-244), portò alla chiusura dell’Anfiteatro, danneggiato dal grave incendio del 217. I resti qui esposti provengono tutti dal portico in summa cavea. Le colonne sono in granito e in cipollino, le basi sono di tipo attico semplice e di tipo composito. I capitelli in marmo bianco lunense e proconnesio appartengono agli ordini composito, a foglie lisce, e corinzio.
    Le balaustre e le transenne in marmo bianco impedivano agli spettatori di cadere sulle scale di accesso alla cavea (vomitoria). Potevano essere di tre tipi: quelle poste sul lato verso l’arena erano decorate con motivi vegetali, accompagnati, dal lato opposto, dall’indicazione dei loci. Le lastre poste ai lati degli accessi alla cavea, del secondo tipo, erano invece decorate con scene di caccia. Al terzo tipo di transenne vanno invece ricondotte le porzioni terminali a forma di animali, reali o fantastici, o cornucopie.
     
  • Il Colosseo, l’Anfiteatro degli imperatori
    Era destinato a ospitare cacce, combattimenti gladiatori e condanne a morte. Fu edificato al posto del lago artificiale della Domus Aurea di Nerone per volere dei 3 imperatori della dinastia Flavia, Vespasiano, Tito e Domiziano. La costruzione iniziò nel 71 e fu finanziata con il bottino della guerra giudaica del 70. L’edificio fu inaugurato solennemente nell’80 da Tito, completato da Domiziano e più volte restaurato fino al V secolo. Noto in origine come Amphitheatrum magnum o Caesareum, nell’Alto Medioevo prese il nome di Colysaeum, probabilmente per la vicinanza con la statua del Colosso eretto da Nerone.
    I grandi tripodi in marmo bianco erano posti lungo il perimetro dell’arena: forse sostenevano bracieri per profumi o bacini pieni di sabbia, ad uso del personale e dei protagonisti dei giochi per detergere le mani.

 

Orari Parco archeologico del Colosseo
8.30 – 19.15 dal 31 marzo al 31 agosto
8.30 – 19.00 dal 1 settembre al 30 settembre
8.30 – 18.30 dal 1 ottobre al 26 ottobre
8.30 – 16.30 dal 27 ottobre al 15 febbraio 2019
8.30 – 17.00 dal 16 febbraio al 15 marzo
8.30 – 17.30 dal 16 marzo al 30 marzo
l’ingresso si effettua fino a un’ora prima della
chiusura del monumento 
chiusure al pubblico 25 dicembre e 1° gennaio 

Dove e quando

Evento: PARCO ARCHEOLOGICO DEL COLOSSEO – piazza del Colosseo, 1 – Roma