(di Irma Tiribilli)

La città eterna ospita, presso il Museo di Palazzo Braschi, un evento espositivo che sta avendo un grande successo di pubblico. Sono ben oltre ottantamila i visitatori di “Klimt. La Secessione e l’Italia” amanti del pittore austriaco che, con le sue opere, ha scritto una delle pagine più significative del Novecento europeo. La mostra ne ripercorre le tappe dell’intera parabola artistica, ne sottolinea il ruolo di cofondatore della Secessione viennese e, per la prima volta, indaga sul suo rapporto con l’Italia, narrando dei suoi viaggi e dei suoi successi espositivi.

Promossa da Roma Culture, coprodotta da Arthemisia che ne cura anche l’organizzazione con Zètema Progetto Cultura e nata dalla collaborazione fra il Belvedere di Vienna e la Klimt Foundation, presenta Gustav Klimt e gli artisti della sua cerchia in una prospettiva inedita: quella del rapporto con il nostro Paese, un tema trattato solo tangenzialmente nella bibliografia klimtiana, se si esclude il bel saggio di Eva di Stefano del 2014. Inoltre, finora, era mancata l’attività congiunta di confronto e approfondimento dei documenti italiani e austriaci.

A cavallo fra Otto e Novecento, per gli artisti austriaci, l’arte italiana era un aspetto imprescindibile della formazione e un fardello che rallentava il cammino verso la modernità. Quando nel 1879 Klimt fondò con il fratello Ernst e con Franz von Matsch la Künstler-Compagnie, a Vienna dominava ancora lo storicismo e, fra gli stili del passato cui si ispiravano l’architettura e la decorazione interna degli edifici che sorgevano lungo la Ringstrasse, spiccava il Rinascimento italiano, che fu infatti per i tre giovani artisti un riferimento essenziale.

La protesta della Secessione, fondata con il motto “A ogni tempo la sua arte, all’arte la sua libertà”, segnò l’abbandono di questi modelli, ma non per questo Klimt smise di interessarsi all’Italia. I viaggi del 1899 e del 1903 furono infatti le occasioni per scoprire, fra Venezia e Ravenna, un’altra arte, quella dei mosaici paleocristiani e medievali, dei vetri murrini e degli smalti bizantini. Diversamente da Carl Moll, e da altri artisti del suo gruppo, Klimt non dipinse mai vedute di Venezia. Alla ricerca di immagini meno scontate dell’Italia, lo ispirarono, invece, le rive del lago di Garda, che colpirono anche l’amico Koloman Moser.

Oltre a essere il Paese che Klimt visitò più spesso, l’Italia è stata per lui anche una meta espositiva di primaria importanza partecipando per due volte alla Biennale di Venezia, nel 1899 nella sala austriaca e nel 1910 con una straordinaria mostra personale. All’Esposizione internazionale di Roma del 1911 fu l’indiscusso protagonista del padiglione austriaco progettato da Josef Hoffmann e nel 1914 inviò un’opera alla II edizione della Secessione romana. Avendo esposto in Italia la maggior parte dei suoi capolavori, Klimt esercitò in questo contesto artistico un influsso diretto: pittori come Felice Casorati, Vittorio Zecchin, Galileo Chini sono stati i più fedeli interpreti della sua ’pittura a mosaico’, ma alle sue composizioni si è ispirato lo scultore Giovanni Prini.

La critica italiana di quegli anni dedicò molta attenzione ai Quadri delle facoltà, commissionati dall’Università di Vienna, ma poi ritirati da Klimt dopo le critiche ricevute, dei quali l’ultimo e più rivoluzionario, La Giurisprudenza, fu presentato a Roma nel 1911. Di questi tre dipinti, andati distrutti nel 1945 e fotografati solo in bianco e nero, viene proposta al pubblico, per la prima volta, la ricostruzione dei colori realizzata, ricorrendo al machine learning e all’intelligenza artificiale, da un gruppo di lavoro coordinato dal Belvedere che ha il privilegio di ospitare la più grande collezione al mondo di dipinti di Klimt e considera suo preciso compito condividere questo autentico tesoro con il pubblico di tutto il mondo.

Invece, la Klimt Foundation, dalla sua costituzione nel 2013, è impegnata per conservare, ricercare e divulgarne l’opera legata a una città e a un’epoca: la Vienna intorno al 1900. Il nucleo principale della collezione della fondazione è costituito dall’eredità del primo figlio illegittimo di Klimt, Gustav Ucicky, che prese il cognome della madre, la modella Maria Ucicka. Oltre a un centro di informazione e documentazione sul lago Attersee, il ‘luogo del desiderio’ dove Klimt amava trascorrere le sue vacanze estive, la fondazione con sede nel Museums Quartier di Vienna, a breve lancerà il primo elenco online liberamente accessibile di dipinti, autografi e fotografie (clicca qui).

A Palazzo Braschi sono esposti dipinti, disegni, manifesti d’epoca, sculture, prestiti eccezionali e opere iconiche come la famosissima Giuditta I, Signora in bianco, Amiche I (Le Sorelle) (1907) e Amalie Zuckerkandl (1917-18), la straordinaria La sposa (1917-18), che per la prima volta ha lasciato la Klimt Foundation, e Ritratto di Signora (1916-17), trafugato dalla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza nel 1997 e recuperato nel 2019.
Fanno da cornice a questi grandi lavori, e contribuiscono al racconto del periodo della Secessione viennese, anche dipinti e sculture del Museo Belvedere, firmati da altri artisti, quali Josef Hoffmann, Koloman Moser, Carl Moll, Johann Victor Krämer, Josef Maria Auchentaller, Wilhelm List, Franz von Matsch e molti altri.

Cartoline autografe documentano in mostra i viaggi in Italia di Klimt, visitando anche Trieste, Firenze, Pisa, Roma e il lago di Garda, cui si ispirarono alcuni suoi paesaggi. Questi viaggi furono importanti per l’evolversi della sua ricerca creativa e ne accrebbero l’influsso sugli artisti italiani. Per questo le opere di Klimt sono state messe a confronto con quelle di artisti italiani che – recependo la portata innovativa del linguaggio klimtiano molto più dei pittori viennesi del loro tempo – danno vita con diverse sensibilità e declinazioni alle esposizioni di Ca’ Pesaro e della Secessione romana.

Accade spesso, forse troppo spesso, che le mostre soffrano di illuminazione inadeguata. Non è questo il caso perché è stato Francesco Murano (tra i più richiesti progettisti italiani al servizio dell’arte e autore delle luci delle più importanti esposizioni italiane) a occuparsene con risultato eccellente valorizzando la peculiarità dell’oro e il visitatore può apprezzare ogni singola opera esposta.
L’esposizione è articolata in quattordici sezioni, qui sotto solo qualche pillola.

La prima sezione – Vienna 1900
L’imperatore Francesco Giuseppe nel 1857 fece abbattere le antiche mura di Vienna per cingerla con una doppia strada alberata: la Ringstrasse. Klimt viene incaricato della decorazione degli edifici del Ring. Unito all’architetto Otto Wagner nel movimento Secessione di Vienna cercava di adeguare l’arte agli stili di vita contemporanei.

Seconda sezione – Prime opere. La compagnia degli artisti Kunstler-compagnie.

L’artista nato il 14 luglio 1862 a Baumgarten, in un ambiente molto semplice, è il secondo di sette figli di Ernst Klimt e di Anna Finster che permettono a Gustav, ed ai fratelli Georg Ernst, di formarsi presso la scuola di arte e mestieri di Vienna.
Dai primi del 1890 Gustav esegue, su commissione, ritratti per i circoli della classe media.

Terza sezione – 1897. La fondazione della Secessione Viennese
La fondazione della Secessione viennese può essere considerato l’evento più importante del rinnovamento artistico. La Kunslerhaus – cooperativa di artisti visivi Vienna, era l’organizzazione che all’epoca godeva del monopolio dell’attività espositiva della capitale austriaca. Klimt fonda, insieme a venti compagni, la Secessione il 3 aprile 1897 uscendo dalla Kunslerhaus.

Quarta sezione. Design nel contesto della Secessione Viennese
La particolarità della Secessione viennese è il legame tra belle arti architettura e design. Membri della Secessione sono, tra gli altri, progettisti quali Moser e Hoffmann che progettano oggetti artistici realizzati da aziende austriache come la società Johann Lozt Witwe famosa per la realizzazione di oggetti di vetro iridescenti e luccicanti

Quinta sezione. I primi viaggi di Klimt in Italia nel 1899 e nel 1903
Klimt amava l’Italia, paese che visita più spesso e dal quale trae molte delle sue ispirazioni. In particolar modo Ravenna e i suoi mosaici definititi “di uno splendore inaudito” ispirano l’artista. La sezione è dedicata ad un’ampia raccolta di cartoline che Klimt inviava ad Emilie Floge da Pontebba e da altre città italiane.

Sesta Sezione. Giuditta. Un’opera con lo status di icona
Chi non conosce Giuditta! Giuditta che decapita con le sue stesse mani il generale assiro Oloferne per salvare dalla rovina il suo popolo ebraico. Creato nel 1901 il famoso ritratto è un eccezionale esempio di femme fatale, donna erotica e allo stesso tempo omicida.

Settima sezione. Ritratto di signora
Ritratto di Signora” (1916-17) fu trafugato nel 1997 dalla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza in condizioni ancora non chiarite e la cornice del dipinto fu ritrovata sul tetto dell’edificio in cui erano in corso lavori di ristrutturazione. Anche il ritrovamento del dipinto ha dell’incredibile. La preziosa tela fu ritrovata nel dicembre 2019 all’interno di una borsa recuperata da un incavo della parete esterna della galleria d’arte da alcuni giardinieri che stavano effettuando dei lavori di pulizia.

Ottava sezione. I quadri della Facoltà
Nel 1894 il Ministero della Pubblica Istruzione commissionò a Klimt e Matsch dei dipinti allegorici monumentali per il soffitto dell’Aula Magna dell’Università di Vienna. Klimt eseguì le rappresentazioni di Filosofia, Medicina e Giurisprudenza che però suscitarono l’indignazione generale del pubblico in quanto l’artista aveva trattato nelle opere, l’erotismo e la sensualità in modo che nessuno a Vienna aveva osato fare prima di lui.

Purtroppo le opere sono andate distrutte e ne restano solo alcune fotografie.

Nona sezione Il Fregio di Beethoven
Klimt, con un fregio murale lungo più di trentaquattro metri, rende omaggio a Ludwig van Beethoven. Il complesso programma di immagini alto più di due metri può essere visto come un’interpretazione visiva della Nona sinfonia. È una immensa fortuna che il fregio, contributo di Klimt per la XIV Mostra della Secessione, non venne demolito dopo la mostra, destino che invece colpì i murali di altri artisti.

Decima sezione. La pittura paesaggistica.
Agli inizi del Novecento Klimt scoprì il tema del paesaggio che costituì, da quel momento, un punto fermo nella sua pittura con allegorie e ritratti. Insieme alla compagna Emilie Floge e alla sua famiglia l’artista, nel periodo estivo ed autunnale, guidava per settimane in campagna, preferibilmente nella regione dei laghi dell’Alta Asturia. La natura è idealizzata e l’obiettivo è creare un mondo senza nuvole, paradisiaco.

Undicesima sezione. Roma 1911. L’esposizione Internazionale di Belle Arti.
Nel 1911 a Roma il fulcro del padiglione dell’Austria fu la sala Klimt. Al suo interno vennero presentati otto dipinti e quattro disegni. Fra questi il famoso dipinto “Il bacio”. Colori smaglianti e sinuosità delle linee impressionavano i visitatori di inizio secolo esattamente come lasciano senza parole i visitatori della mostra allestita, sempre nella urbs aeterna, a centodieci anni di distanza.

Dodicesima sezione. Alla Biennale di Venezia.
Klimt a Venezia nel 1899 e nel 1910. Nella città lagunare espone “Le amiche” affiancato dallo scandaloso “Le bisce d’acqua II”. È come se le eleganti signore viennesi del primo dipinto si denudassero dei loro pesanti abiti invernali per immergersi nelle onde senza tempo del secondo quadro. Anche l’esposizione alla Biennale suscitò scalpore e divise la critica. Perfetta la definizione di Nino Barbantini, critico d’arte (1884-1952) “L’arte di Klimt è antipatica al nostro tempo perché l’oltrepassa e prepara il tempo di domani”.

Tredicesima sezione. Secessione 1914
L’artista contribuisce alla seconda mostra della Secessione romana del 1914 inviando una unica opera il “Ritratto di Mada Primavesi” (1912-1913) esposto con quattro disegni di Egon Schiele e dipinti di artisti come Carl Moll, Emil Orilik ed altri.

Quattordicesima sezione. La sposa
Klimt nel gennaio 1918, poco prima di compiere cinquantasei anni, fu colpito da un ictus per le cui conseguenze morì un mese dopo. Lascia incompiuti vari dipinti tra cui “La sposa” uno dei quadri più gradi che siano stati eseguiti dal pittore. L’amore ed il desiderio sensuale sono il tema. Il corpo della sposa è nascosto da un gruppo di donne che, strette tra loro, illustrano le sfaccettature delle esperienze erotiche di felicità a cui la sposa sembra abbandonarsi.

Accompagna l’evento espositivo un catalogo edito da Skira.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. scatto di una sala espositiva
  2. ulteriore scatto di una sala espositiva
  3. Gustav Klimt
    Ritratto di signora con fondo rosso, 1897-1898, Olio su tela, 30×19,5 cm
    Klimt Foundation, Vienna © Klimt Foundation, Vienna
  4. Koloman Moser
    Rudolf Steindl, il cognato dell’artista, 1910 circa, Olio su tela, 100×75 cm
    Belvedere, Vienna © Belvedere, Vienna
  5. veduta di un’altra sala espositiva
  6. Gustav Klimt
    Ritratto di signora in bianco, 1917-1918, Olio su tela, 70×70 cm
    Belvedere, Vienna © Belvedere, Vienna
  7. ancora uno scatto all’interno di una sala espositiva
  8. Franz von Matsch
    Hermine e Klara Klimt, 1882 circa, Olio su tela, 33×43 cm
    Belvedere, Vienna. Prestito permanente da collezione privata
    © Belvedere, Vienna Photo: Johannes Stoll
  9. Gustav Klimt
    Manifesto per la I Mostra della Secessione 
    (26.03.1898-20.06.1898), dopo la censura, 1898
    Litografia a colori su carta, 63,8×46,1 cm
    Klimt Foundation, Vienna © Klimt Foundation, Vienna
  10. Gustav Klimt
    Giuditta, 1901, Olio su tela, 84×42 cm
    Belvedere, Vienna © Belvedere, Vienna Photo: Johannes Stoll
  11. Gustav Klimt
    Ritratto di Signora, 1916-17, Olio su tela, 68×55 cm
    Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi
  12. Gustav Klimt
    Hygieia, particolare del quadro della facoltà La Medicina
    Collotipia a colori dal portfolio Gustav Klimt. Eine Nachlese, a cura di Max Eisler, stampato e pubblicato dalla Tipografia di Stato, Wien 1931, 1900-1907, Litografia su carta, 48,1×45,5 cm
    Klimt Foundation, Vienna © Klimt Foundation, Vienna
  13. Carl Moll
    Boschetto di betulle al crepuscolo, 1902 circa, Olio su tela, 80×80 cm
    Belvedere, Vienna © Belvedere, Vienna Photo: Johannes Stoll
  14. Gustav Klimt
    Amiche I (Le Sorelle), 1907, Olio su tela, 125×42 cm
    Klimt Foundation, Vienna © Klimt Foundation, Vienna
  15. Gustav Klimt
    La Sposa, 1917-18. Olio su tela, 165×191 cm
    Klimt Foundation, Vienna © Klimt Foundation, Vienna

In copertina

particolare riflesso in una sala espositiva

Dove e quando

Evento: Klimt. La Secessione e l’Italia

Indirizzo: Museo di Roma a Palazzo Braschi - Piazza di San Pantaleo, 10 - Roma
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Fino al: 27 Marzo, 2022