In fondo al Lower East Side vicino alla rampa del Manhattan Bridge, principale collegamento dell’isola con la città di Brooklyn, al numero 12 della piccola Eldridge Street, stretta tra i minimarket di Chinatown, assediata da pessimi odori e rumori incessanti del traffico circostante, nascosta in fondo a una piccola rampa di scale che scende sotto il livello stradale, si trova la porta di accesso a un regno d’insospettata pace e silenzio.

Ancora oggi varcare quella soglia può dare la sensazione che dovevano avere i fedeli, immigrati giunti senza niente nel nuovo mondo, abituati a sistemazioni di fortuna in case affollate, assordati dalle macchine nelle fabbriche in cui tentavano di guadagnarsi da vivere, che soltanto nella visita al tempio potevano aspirare a un’oasi di tranquillità. La Sinagoga di Eldridge Street, oggi recuperata da un ottimo progetto museale, fu il primo luogo di culto eretto a New York dalla comunità ebraica e aprì i battenti nel settembre 1887.

Fin dall’inizio la sinagoga rappresentò il fulcro centrale di una preziosa attività di assistenza sociale a supporto dei migranti, spesso poverissimi, in arrivo soprattutto dall’Europa dell’Est e in fuga non soltanto dalla fame, ma anche da una radicata tradizione antisemita consolidata nel Vecchio Continente molto prima che il Terzo Reich ideasse e tentasse di mettere in atto l’infausta Soluzione Finale. La Hebrew Sheltering Society era l’associazione benefica creata appositamente per procurare cibo, vestiti, alloggi e lavoro ai nuovi arrivati.

Nel corso del tempo la comunità ebraica di New York si è spostata gradualmente altrove e la popolazione cinese l’ha sostituita nelle strade attorno alla sinagoga, il tempio è scivolato così in uno stato di abbandono per mancanza di adepti. A distanza di un secolo dalla sua costruzione poi, grazie all’interesse e alla generosità di enti pubblici e privati cittadini, è stato avviato un accurato restauro durato quasi vent’anni, con l’impiego di tecniche artigianali del diciannovesimo secolo, e conclusosi nel 2007 con l’apertura al pubblico dell’attuale Museo della Sinagoga di Eldridge Street.

L’estrema attenzione al dettaglio che ha caratterizzato i lavori di recupero non hanno potuto però ripristinare la vetrata centrale, danneggiata e già sostituita nel 1944, di cui non si posseggono immagini che potessero guidare una riproduzione coerente dell’originale. Dopo lunghe riflessioni e diverse proposte valutate, nel 2010 è stato inaugurato il nuovo rosone tempestato di stelle – opera dell’artista contemporanea Kiki Smith, innestato nella struttura creata dall’architetto Deborah Gans – bellissimo intervento moderno che si integra perfettamente nel contesto.

L’eleganza del legno amplifica il senso di accoglienza degli interni di un edificio che si sviluppa su tre livelli distinti. Il primo ambiente che si apre al visitatore, all’ingresso dalla strada nel piano più basso, è la bes medrash o casa dello studio, una cappella secondaria utilizzata per l’istruzione – in assenza di una vera e propria scuola ebraica – ma anche per la preghiera durante la settimana. Tra gli oggetti esposti in questa parte del museo, una giara di vetro che contiene, seguendo un gusto antico per il cerimoniale, le ceneri del contratto di mutuo estinto nel 1944 per la costruzione della sinagoga.

Al livello intermedio, dietro il portone principale posto in cima alla scalinata esterna, un piccolo vestibolo in cui le persone si purificavano lavando via lo sporco del mondo dà accesso alla sala principale del tempio. La maestosità dell’ambiente lascia senza fiato e crea l’illusione di un tuffo indietro nel tempo, le panche sono quelle originali ed è curioso notarne le decorazioni a trifoglio simbolo della Trinità cristiana; alla fine del XIX secolo erano reperibili in zona solo forniture destinate alle chiese e i rabbini hanno certo acquistato gli arredi ignari del valore simbolico dei decori.

Anche le assi del pavimento in legno di pino sono prevalentemente quelle della struttura originale, in alcuni punti tra le panche l’usura mostra tracce di affossamenti, testimonianza fisica di corpi inginocchiati che in questo luogo innalzavano la loro preghiera. I lampadari anch’essi originali, nel passaggio all’elettricità dall’illuminazione a gas, hanno visto semplicemente i porta lampade rivoltati dall’alto verso il basso. Il terzo livello, quello più in alto, è costituito dalla balconata riservata alle donne che secondo la consuetudine ebraica devono essere separate dagli uomini durante le funzioni.

Dovremmo essere tutti uguali davanti a Dio, ma in sinagoga la platea è inevitabilmente strutturata con gli uomini più facoltosi più vicini alla bimah, la pedana del lettore, dato che i posti sono in affitto e le cifre variano, a scalare con notevole scarto, via via che ci si allontana dal centro; questo almeno a Eldridge Street, New York, dove il tempio è diventato museo per conservare memoria anche di questi usi e costumi originali, che testimoniano il valore mai demonizzato del denaro nella cultura ebraica.

Didascalie immagini

  1. Eldridge Street / La facciata della sinagoga
    © 2018 foto Andrea Mancaniello
  2. Rabbi Avrohom Aharon Yudelovitch (1918) / Il banchiere Sender Jarmulowsky primo presidente della della sinagoga (1887) / Sam Nussbaum straccivendolo e produttore di sapone
  3. La bes medrasch, o casa dello studio, al piano più basso
    © 2018 foto Andrea Mancaniello
  4. La sala principale del tempio
    © 2018 foto Andrea Mancaniello
  5. Il nuovo rosone progettato e realizzato da Kiki Smith e Deborah Gans
    © 2018 foto Andrea Mancaniello
  6. Il rosone sulla facciata esterna / Scale di accesso al piano superiore
    © 2018 foto Andrea Mancaniello
  7. Le panche con il trifoglio della Trinità cattolica / La bimah, pedana del lettore
    © 2018 foto Andrea Mancaniello
  8. La balconata del piano superiore riservata alle donne
    © 2018 foto Andrea Mancaniello

IN COPERTINA
La bellezza di un luogo senza tempo: la Sinagoga di Eldridge Street
© 2018 foto Andrea Mancaniello
[particolare]

Dove e quando