Chi viene a Firenze trova, in tutto il suo splendore, il Salone di Donatello restituito ai visitatori dopo quasi un anno di lavori di restauro e riallestimento. Il Salone appartiene al nucleo più antico del palazzo del Bargello, costruito a partire dal 1255, che in origine era la grande Sala dell’Udienza in cui si riunivano il Consiglio presieduto dal Podestà, le autorità cittadine e i rappresentanti del popolo. Proprio lì, nel 1302, venne pronunciata la condanna a morte in contumacia di Dante Alighieri e decretato l’esilio perpetuo.
Nei quasi tre secoli in cui il palazzo fu trasformato in prigione – dal 1574 al 1857 – da quel vasto ambiente, erano state ricavate trentadue celle disposte su quattro piani e una piccola cappella.
Nel 1840, la scoperta degli affreschi giotteschi con il ritratto di Dante nella vicina Cappella della Maddalena attirò l’attenzione sulla fatiscenza del palazzo e sulla necessità di un radicale recupero architettonico.
I restauri, seguiti dall’architetto Francesco Mazzei, iniziarono nel 1858 e terminarono nel 1865, in vista dell’inaugurazione del palazzo come sede del primo Museo Nazionale italiano, nello stesso anno in cui Firenze divenne capitale del Regno d’Italia. Tra i vari interventi che ripristinarono la struttura antica del palazzo, quello del Salone di Donatello fu il più spettacolare recuperando l’imponente volume della sala poi decorata con pitture parietali ispirate ai frammenti di affreschi medievali superstiti.
Oggi, con i suoi diciotto metri di altezza e una superficie di quattrocentoquarantacinque metri quadrati è l’ambiente più imponente del Bargello e cuore del percorso museale che custodisce tesori assoluti della scultura rinascimentale.

Infatti ci “vivono” ben nove capolavori firmati Donato di Niccolò di Betto Bardi: il David in marmo, il San Giorgio, il Marzocco, il celeberrimo David in bronzo, l’Attis, il Putto danzante, la Crocifissione, la Testa di uomo barbuto e la Madonna di via Pietrapiana. A questi si aggiungono il San Giovanni Battista Martelli scolpito in collaborazione con Desiderio da Settignano e altre opere solo in parte di mano dell’artista o eseguite su suo progetto, all’interno della bottega.
Tra le principali novità spicca la disposizione dei due David di Donatello: quello in bronzo, collocato al centro della sala a sottolinearne il ruolo di autentica icona del museo, e il David in marmo, ora accostato al San Giorgio. La nuova collocazione dei due David consente un confronto diretto tra le opere, emblematico della rapida evoluzione stilistica dello scultore.

Ripensata anche la posizione dell’Attis di Donatello e del David del Verrocchio, anch’essi ricollocati nell’ambito di un allestimento che punta a restituire maggiore coerenza narrativa e leggibilità al percorso espositivo.
Insieme alle sculture di Donatello, trovano il loro spazio nel Salone sessantacinque opere di coloro che, insieme a lui, furono i padri fondatori del Rinascimento fiorentino: Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti, di cui è possibile ammirare formelle presentate al celebre concorso del 1401 per la Porta nord del Battistero fiorentino. E ancora Luca della Robbia, che stupì i suoi contemporanei con l’invenzione di quella che Vasari definì “un’arte nuova, utile e bellissima”, cioè la tecnica della terracotta invetriata. Nel Salone sono inoltre presenti artisti che di Donatello furono stretti collaboratori, come Michelozzo, oppure allievi di prim’ordine, come Desiderio da Settignano e Bertoldo di Giovanni, che contribuirono a rendere immortale la scultura fiorentina del primo Rinascimento.

Gli apparati didattici del Salone sono stati completamente rinnovati e aggiornati. Ogni didascalia è ora dotata di un QR code, tramite il quale i visitatori possono accedere, dal proprio smartphone, a schede descrittive sintetiche, disponibili sia in italiano che in inglese, in formato testuale o audio. La versione audio consente una fruizione agevolata anche per i visitatori ipovedenti, mentre, a partire da maggio, il museo metterà a disposizione, gratuitamente, opuscoli in braille dedicati ai principali capolavori di Donatello, garantendo così un’esperienza il più possibile inclusiva e accessibile.

Dettagli

Il nuovo allestimento

Il progetto, coordinato dal Direttore generale Musei Massimo Osanna, è stato curato da Ilaria Ciseri, funzionario responsabile del Museo. I restauri sono stati condotti sotto la supervisione di Benedetta Cantini. L’intervento Salone di Donatello segue quelli già realizzati tra cui la Sala degli Avori, la Cappella della Maddalena, la Sagrestia, la Sala della Scultura Medievale, il Medagliere, la Sala Barocca, la Sala Islamica e la Sala delle Maioliche, e si inserisce nel più ampio programma di restauri e riallestimenti avviato negli ultimi anni dalla precedente direttrice Paola D’Agostino nelle cinque sedi che compongono l’Istituto dei Musei del Bargello.

Didascaia immagini

tre scatti all’interno del Salone di Donatello
al Museo Nazionale del Bargello
foto 2025 © Nicola Neri
courtesy Ludovica V. Zarrilli
Ufficio stampa Musei del Bargello