Un martedì di fine febbraio, in terra di Lunigiana; l’orizzonte un tetto compatto di nubi mosso appena da una pioggia sottile e caparbia. Il groviglio di una moltitudine di rami spogli disegna in rilievo i profili netti delle colline sullo sfondo di una foschia grigiastra che sottrae alla vista il cielo, cancellando persino ogni indizio del sole.

Qualche ora di fuga è quello che occorre: dalla quotidianità, pur gradevole, della Versilia chiassosa e splendente di marmo. La strada è sgombra; intorno c’è un silenzio tale che pare di vederlo, come non si trattasse solo di assenza di rumore. L’automobile scivola senza fretta verso una destinazione ancora da stabilire. Pochi chilometri e le spiagge lasciano spazio alle fitte foreste nude dei colli tra Liguria e Toscana, ai valichi che si insinuano tra le rocce, ai piccoli paesi variopinti aggrappati ai dirupi.

Ciascuno definisce se stesso a partire dalle proprie predilezioni – colori sapori autori attori cantanti artisti preferiti, cioccolato amaro o dolce di latte – tanto che c’è un momento in cui comincia a frequentarle in via pressoché esclusiva: però guai a dimenticarsi il resto. Si correrebbe il rischio, in questo modo, di non assecondare semplicemente un gusto – tendenza comprensibile – ma di arroccarsi su una presa di posizione dettata dall’abitudine, infeconda.
Così, bando all’amato contemporaneo, stavolta: è tempo di archeologia e di preistoria. È tempo delle statue stele di Lunigiana.

L’auto può giungere fini ai piedi del castello del Piagnaro, che domina il corso del Magra e i campanili e le cupole e i comignoli di Pontremoli. Il riparo dalla pioggia battente lo offre la galleria che trafigge la montagna e dalla quale ha inizio il percorso del museo. Un ascensore sale alle viscere del castello: è quasi ora di pranzo ed è un sollievo l’assenza di altri visitatori perché uno stuolo di monoliti, chiaramente antropomorfi nelle fattezze (pur stilizzate), sembra così riprendere pieno possesso della propria dimora.

L’allestimento si avvale della pietra del castello e di luci soffuse per moltiplicare il fascino di queste creature guardinghe, silenziose custodi di un mistero ancora da svelare e che riguarda la ragione della loro creazione, della loro collocazione singolare lungo i valichi e nei solchi di confini antichi.

Una voce registrata racconta che sono stati realizzati millenni orsono (i più antichi risalgono all’età del Rame – 5000 a.C.) e che si sono mantenuti pressoché integri innestandosi nel terreno e tra le rocce, confondendosi nel paesaggio fino ai ritrovamenti, susseguitisi senza sosta tra ‘800 e ‘900. Sagome in arenaria grezza di uomini guerrieri, identificati dal rilievo del pugnale all’altezza della vita, mentre il femminile risiede nell’evidenza dei seni. Si è loro davanti vicini quanto millenni fa coloro che ne hanno inciso i tratti del volto, che ne hanno scolpito le forme.

Antenati lontani, esseri umani. Non potrebbero parere più contemporanee le linee stilizzate e grossolane dei volti, quelle loro fattezze caricaturali. Nel mare degli ismi con i quali piace fare il punto della storia, di quella dell’arte in particolare, dal megalitismo dei preistorici al primitivismo del novecento il passo appare vistosamente più breve delle decine di epoche che dall’uno corrono all’altro.

Non è che una convenzione, il tempo. Se lo si misura con il metro della vita di un uomo, se lo si concepisce lineare, questi monoliti si perdono nella notte nei tempi, si fanno materia di sogno fino quasi a dissolversi. Ma se lo si misura – perché no? – sulla vita di una di queste statue, ecco che ci si scopre a quella contemporanei noi stessi, e millenni di arte si rivelano manifestazione di un sentire che muta ma che è sempre dell’uomo, che è sempre nel mondo.

Si osservano statue che osservano noi. Un martedì di febbraio, soli in un castello nel cuore della Lunigiana, si può sentirsi tutt’uno con chi è stato prima e con chi verrà.
Contemporanei.

Didascalie immagini
© Isabella Michetti

  • foto 1.e 2.
    vedute esterne castello del Piagnaro
  • foto 3.4.5.6. e 7.
    alcune delle straordinarie Stele Lunigianesi
  • foto 8
    veduta di Pontremoli da una finestra del castello

Il Museo delle Statue Stele è aperto tutti i giorni
con i seguenti orari:  
fino al 31 maggio 9.30 – 17.30
dal 1°giugno al 30 Settembre 10.00 – 18.30
(dal 1° agosto al 31 agosto 10.00 – 19.30) 

25 dicembre – chiuso
26 dicembre – aperto 14.30/17.30
01 gennaio – aperto 14.30/17.30
info@statuestele.org

Dove e quando

Evento: Museo delle Statue Stele Lunigianesi – Castello del Piagnaro – Pontremoli