Castelfranco Veneto, fino a domenica 6 aprile, potrebbe rientrare tra le mete di un viaggio artistico, paesaggistico e culinario, prendendo spunto dalla bella mostra – intellettuale, ma con il pregio di essere divulgativa e godibile grazie ai grandi pannelli – realizzata in occasione dei duecentocinquanta anni dalla morte di un altro illustre cittadino, “dell’erudito e illuminato” Francesco Maria Preti (19 maggio 1701 – 23 dicembre 1774), il più esperto e interessante architetto veneto del Diciottesimo secolo a cui si devono alcuni dei principali edifici del centro storico, ma anche il progetto di Villa Pisani a Stra e altri innovativi interventi nella regione. Il ruolo fondamentale, nella storia dell’architettura, è stato tuttavia riconosciuto solo in tempi recenti: un precursore di fatto del Neoclassicismo se non altro per aver proposto, sulla scorta degli insegnamenti della linea veneziana di Algarotti e Lodoli, una rispondenza della forma alla funzione e una spiccata sobrietà della decorazione, con influenze sugli architetti del primo periodo neoclassico e anticipando le idee che si svilupperanno e diffonderanno in tutta Europa e giungeranno agli Stati Uniti di Jefferson.

Formatosi nel collegio gesuita di Brescia, Francesco Maria, uomo alla moda, elegante e raffinato, aveva studiato retorica, umanità, grammatica, filosofia, logica, metafisica, morale, fisica e matematica oltre a latino e francese. I suoi interessi spaziavano dalla numismatica e cosmologia alla letteratura antica e contemporanea. Suonava la spinetta e il clavicembalo, conoscendo le leggi dell’armonia in musica, componeva sonetti e poesie e intratteneva relazioni, oltre che con gli altri intellettuali castellani, anche con vari esponenti del mondo culturale del tempo – Tommaso Temanza, padre Vallotti, Giuseppe Tartini – e con membri dell’aristocrazia veneziana come i Pisani di Santo Stefano e i Corner di San Polo. Furono molti gli incarichi istituzionali svolti da un “architetto per diletto”, ma.. che architetto!

Anche negli ultimi anni di vita, mai sazio di formulare nuove idee, si dedicò alla stesura di alcuni disegni, tra cui quelli per una parziale ristrutturazione della Basilica di S. Giustina a Padova (1766), per una nuova chiesa dei Padri Minori Osservanti di Camposampiero (1766), per l’Ospedale ai Cappuccini di Castelfranco (1771), per l’Accademia degli Anistamici (1774) la sua ultima realizzazione.
Colpito da una progressiva cecità, si trasferì presso la nipote Laura Colonna, sposata Barea, all’interno del Castello, nell’attuale vicolo della Chiesa.
Sarà in questa casa che l’illustre castellano spirerà il 23 dicembre 1774, sepolto sotto la cupola del Duomo, nello spazio a pavimento che ora viene chiamato “rotonda del Preti”. Non essendosi sposato e non avendo figli, l’intera eredità venne lasciata al nipote – da parte dell’unica sorella – Odorico Colonna, con l’obbligo di aggiungere al proprio il cognome Preti.

Nel contesto della cultura settecentesca della terraferma veneziana e della “città murata”, Studiosi e libertini. Il Settecento nella città di Giorgione. Francesco Maria Preti, si snoda su tre sedi: dal Museo Casa Giorgione all’ingresso storico del Teatro Accademico, fino a Palazzo Soranzo Novello. Curata da Danila Dal Pos, catapulta in quel tempo di massimo splendore, il culmine prima della crisi legata al tracollo della Serenissima e a un oligarchia ormai in declino, in una trama suggestiva di rimandi culturali evocativi e di opere (dipinti, disegni, sculture), documenti storici (mappe, lettere, volumi), bellissimi manufatti (ceramiche, argenti, strumenti musicali, oggetti liturgici), arredi e costumi del tempo: tra vita sociale e riflessioni intellettuali, incarichi ufficiali e piaceri, studi e tempo libero, innovazioni tecnico-scientifiche, mode e frivolezze.

Si tratta di un percorso espositivo da assaporare lentamente, scoprire paso paso, fermandosi sui particolari – ce ne sono di sorprendenti – così da ben comprendere quel cenacolo di idee, dibattiti, progetti, esplosione di pensieri e innovazioni, capace di animare e, sollecitare, le quattromila anime della cittadina veneta grazie a sette notevoli personalità. Oltre a Preti, si distinsero Giovanni Rizzetti, il primo ad applicare la media armonica proporzionale; Jacopo Riccati straordinario matematico e iniziatore della cosiddetta scuola riccatiana (sua e di Vincenzo l’elaborazione della ancora attuale e studiata “equazione ricattiana”) e i suoi figli Vincenzo e Giordano Riccati, inoltre Francesco Riccati e Luigi Rizzetti, che appartengono alla generazione ancora successiva.

Una molteplicità di discipline e interessi eruditi – matematica, fisica, ingegneria e idraulica, musica, astronomia, medicina, ottica, architettura, ma anche arti e letteratura – le ricerche e le riflessioni di questo gruppo di studiosi seguono le novità e i dibattiti del tempo, riconnettendosi nel contempo alla tradizione della cultura veneta, che dal Cinquecento porterà al pieno Ottocento.

Se l’installazione nel Teatro costituisce un focus su Preti e i suoi progetti – da quello del Duomo di Castelfranco, all’ideazione del “palazzo a nove cortili”, unità di base di una nuova struttura della società che di fatto anticipa di mezzo secolo le proposte di Fourier del primo Ottocento – nelle altre due sedi della mostra il viaggio coinvolge tanti e differenti aspetti della cultura e della società del Diciottesimo secolo.

Impossibile rinunciare a portare a casa il catalogo (Antiga edizioni) per la grande quantità di notizie ed elementi descrittivi di quell’incredibile congiunzione astrale.

Dettagli

GLI ALTRI SEI PROTAGONISTI

(testi di Danila Dal Pos courtesy Villaggio Globale)

  • JACOPO RICCATI
    Nasce a Venezia il 28 maggio 1676 da Montino Riccati e Giustina Colonna e la sua formazione avviene presso i Gesuiti del Collegio dei Nobili di Brescia.
    Molteplici sono i campi d’indagine in cui Jacopo si cimenta, si occupa prima di tutto di matematica -sorprendente è l’attualità dell’equazione che da lui prende il nome, nel mondo matematico di oggi- di geometria, di fisica, di ottica, di astronomia; tratta argomentazioni come la caduta di meteoriti, l’origine delle fontane, le aurore boreali; discute di monete, di architettura, così come disserta di questioni più propriamente religiose; si dedica alle Lettere componendo sonetti, epitalami, un poemetto e una tragedia.
    È parte attiva di quel gruppo di studiosi veneti che nel Settecento – ricollegandosi al prestigio della nostra tradizione scientifica – raggiungono sorprendenti risultati nella patologia medica con Giambattista Morgagni, nella medicina del lavoro con Bernardino Ramazzina, nelle scienze naturali con Antonio Vallisneri, nell’idraulica con Domenico Guglielmini, Bernardino Zendrini e Giovanni Poleni (fondatore anche del primo laboratorio di Fisica all’Università di Padova) e nella meteorologia che con Poleni e Morgagni registra le più antiche rilevazioni in Italia. In questo gruppo Jacopo Riccati individua i suoi consulenti scientifici, così come lui rappresenta per loro il più autorevole referente matematico, perché, come avrà occasione di dire, “non si può vedere tutto con gli occhi propri, né toccar tutto colle proprie mani, là onde bisogna contentarsi di leggere ed alla fede altrui con discernimento appoggiarsi”, rivelando la sua profonda convinzione nel lavoro di squadra. Durante la sua vita, pubblica però pochissimo, per cui saranno poi i figli, Vincenzo e Giordano, a dare alle stampe l’Opera Omnia che impegnerà i due fratelli per undici anni.
    Il suo Saggio intorno il sistema dell’universo, oltre a costituire una sorta di sintesi del suo pensiero, rappresenta un punto di arrivo importante per la storia della scienza italiana, perché in esso viene analizzata – con ampiezza di temi e profondità scientifica – l’ opera di Galilei e della sua scuola, mostrando di cogliere appieno la nuova sintesi operata da Newton e il pensiero di Leibniz, sempre attento a trattare quelle tematiche in accordo con la sua visione armonica del mondo non diversa dalle teorie musicali sui “temperamenti” del figlio Giordano e sempre meticoloso nel cercare un accordo tra le dimostrazioni scientifiche e le tradizionali credenze religiose.
    Vede nei progressi ottenuti nelle scienze, nelle arti e nella tecnica, dei servizi che concorrono alla felicità dell’uomo in quanto gli consentono di intraprendere grandi opere, come dirottare il corso dei fiumi, proteggere un porto o bonificare una palude: lo vediamo così alle prese con relazioni e perizie – le sue articolate riflessioni sono sempre attese dai Savi alle Acque – per regolamentare l’Adige, l’Adigetto, il Po di Volano, per il Porto di San Nicolò al Lido ed anche in queste argomentazioni che possiamo definire “minori”, emerge il suo pensiero, in base al quale ciascun intervento va fatto “temperando” le forze della natura, senza agire mai contro di essa. Stimolato dai numerosi corrispondenti, quello di Jacopo Riccati diviene un enorme patrimonio conoscitivo che mette a disposizione di futuri docenti dello Studio Padovano o di matematici come Ramiro Rampinelli e Maria Gaetana Agnesi che ricorrono al suo magistero o di studiosi del territorio che lo raggiungono nel Palazzo di Castelfranco o in quello di Treviso per consultarsi con lui o usufruire dei suoi insegnamenti.
    Ma la sua vocazione a trasmettere il sapere la esercita soprattutto con i figli: a Vincenzo trasmette la passione per la matematica, a Giordano l’inclinazione per la fisica insieme con la musica e l’architettura, mentre a Francesco l’attitudine letteraria ed artistica.
  • GIOVANNI RIZZETTI
    Nasce a Castelfranco il 27 ottobre del 1675 dal nobile Francesco, originario di Bergamo e da Antonia Milani. La sua formazione avviene presso il Collegio dei Somaschi a Padova, dove rivela la sua propensione per le scienze matematiche, poi una volta rientrato a Treviso, inizia ad occuparsi di architettura, introducendo Giordano Riccati e Francesco Maria Preti all’arte del costruire, trasformando le
    norme di Jacopo Riccati sul “temperamento”, in regole da applicare alla costruzione di un edificio.
    Nella costruzione della sua casa di villeggiatura nei pressi di Castelfranco, la Ca’ Amata, unica opera edificata, Giovanni Rizzetti mette a punto tutti i principi armonici nei quali crede, dando vita al primo modello di applicazione dei suoi studi sulla media armonica proporzionale, poi ripresi da Francesco Maria Preti. Nel 1727 pubblica il Saggio De luminis affectionibus specimen physico mathematicum, dove si oppone alle teorie molecolari di Newton sulla trasmissione della luce, e successivamente è l’autore di un Saggio dell’Anti-newtonianismo sopra le leggi del moto e dei colori. I suoi principi sulla trasmissione della luce, attaccati con accanimento, ricompariranno poi inseriti nella teoria dei colori di Goethe pubblicata nel 1810. È del 1737 il trattato scientifico sul gioco del lotto, uno dei giochi più diffusi, dal titolo Ludorum scientia.
    Successivamente, ritorna agli studi di architettura, occupandosi di temi di architettura -ingegneria come il suo discorso sopra la cupola della chiesa di San Pietro, o la sua proposta per un nuovo ponte di Bassano. Muore nel 1751 a Salvarosa.
  • VINCENZO RICCATI
    Nasce a Castelfranco l’11 gennaio 1707 da Jacopo Riccati ed Elisabetta d’Onigo e compie i suoi studi presso i Gesuiti del Collegio di S. Francesco Saverio a Bologna.
    A 19 anni viene accolto nella Compagnia di Gesù, dove dal 1729 al 1734 insegna filosofia, umanità e matematica nel Collegio dei Gesuiti di Padova e nel 1734 lettere italiane e latine nel presso i Gesuiti di Parma.
    Durante il corso di teologia a Roma (1736-1739) ha occasione di frequentare il gruppo di matematici del Collegio Romano e solidarizza con Orazio Borgondio, con Giuseppe Asclepi e Ruggero Giuseppe Boscovich. Alla fine del corso viene trasferito a Roma dove rimane per 34 anni, fino alla soppressione dell’ordine e dove, al Collegio di S.Lucia, succede al suo maestro nell’insegnamento della matematica,
    essendo considerato uno dei maggiori analisti d’Italia.
    Nel 1744 viene pubblicata la sua prima opera De causa physica compositionis ac resolutionis virium, presentata all’Istituto delle scienze di Bologna con il quale inizia una proficua collaborazione, così come lo troviamo attivo nelle discussioni scientifiche più accese del periodo. Nel 1753 pubblica a Bologna il De usu motus tractorii in constructione aequationum differentialium commentarius, successivamente il trattato De seriebus recipientibus summam algebricam aut exponentialem, mentre nel 1757 esce il primo e secondo tomo degli Opusculorum ad res physicas et mathematicas pertinentiunm, dove vengono raccolti scritti apparsi nei giornali scientifici dell’epoca. Nel 1773 rientra a Treviso rifiutando la cattedra di matematica all’Università di Bologna e quella nello Studio di Pisa, mentre accetterà invece, come già avevano fatto il padre e i fratelli, gli incarichi pubblici del Magistrato alle Acque per lo studio della regolazione dell’Adige, del Brenta e del Piave, come in precedenza a Bologna si era occupato del Reno e del
    Po. Si dedica con il fratello Giordano alla pubblicazione delle opere del padre, e –
    dopo una breve malattia – muore il 17 gennaio 1775.
  • GIORDANO RICCATI
    Nasce a Castelfranco il 25 febbraio 1709 da Jacopo Riccati ed Elisabetta d’Onigo. Come il fratello Vincenzo, si forma presso i Gesuiti del Collegio di S. Francesco Saverio a Bologna e ritornato a Castelfranco approfondisce la sua preparazione scientifica sotto la guida del padre, presso il quale stringe amicizia con Ramiro Rampinelli – futuro docente di matematica all’Università di Pavia- che a Castelfranco
    seguiva le lezioni di matematica di Jacopo.
    Due anni dopo si trasferisce a Padova per conseguire la laurea in giurisprudenza. E qui frequenta le lezioni degli amici e corrispondenti del padre, come Giovanni Poleni, Antonio Vallisneri, Domenico Lazzarini e Jacques Serry.
    Ritornato a Castelfranco, grazie alle sue competenze fisico-matematiche inizia una collaborazione con il padre, si dedica quindi al disegno e alla pittura sotto la guida di Natale Melchiori, all’architettura con Francesco Maria Preti, alla poesia e alla musica e inizia la sua ricerca sulla teoria dei “temperamenti”.
    Anche quella di Giordano risulta dunque una formazione multidisciplinare, anche se meno speculativa rispetto a quella del padre e dominata indubbiamente dal suo interesse per la musica e l’acustica, in base al quale inizia un rapporto epistolare con il direttore di musica della Cappella del Santo in Padova, Francesco Antonio Vallotti, al quale comunica la sua scoperta del “basso fondamentale” che successivamente approfondirà, ma di cui nella Continuazione del Nuovo Giornale de’ Letterati d’Italia di Modena – dove pubblica varie trattazioni sugli studi acustico-matematici dei sistemi musicali di Giuseppe Tartini, Francesco Antonio Vallotti e il Jean Philippe Rameau – ne dovrà rivendicare la scoperta.
    Nel 1755 inizia la fase di Giordano dedicata all’architettura, quando viene incaricato del parziale rifacimento del Duomo di Treviso e successivamente di progettare la nuova facciata della chiesa di S. Teonisto; suo è anche il progetto del palazzo di borgo Cavour (dove la famiglia si trasferisce dopo la morte della madre avvenuta nel 1749) e il progetto per la chiesa di S. Andrea nella medesima città, mentre a Castelfranco è l’autore della chiesa di Santa Maria della Pieve. Si tratta di opere che Manlio Brusatin definisce “passabilmente dignitose”, perché troppo ancorate alle regole per esprimere armonia. Una prova interessante risulta invece il Palazzo di famiglia progettato con il padre a Castelfranco, intervento – dopo il rimaneggiamento avvenuto nel corso dell’0ttocento – ora visibile solo sul lato sinistro dell’edificio, nella parte destinata a cantina e granaio. All’interno dell’ambito architettonico merita un’attenzione
    particolare la sua progettazione di scale, quella pensata per Palazzo Spineda a Treviso in particolare e quella “a lumaca” per la residenza di famiglia a Castelfranco.
    Nel 1762 pubblica il suo “Saggio sopra le leggi del contrappunto”, dopo che gli alti costi gli avevano impedito la stampa del trattato originario, mentre è del 1767 la parziale pubblicazione del trattato Delle corde ovvero fibre elastiche. Schediasmi fisico-matematici.
    Del 1782 è poi la sua importante memoria Delle vibrazioni sonore nei cilindri.
    Muore a Treviso il 20 luglio 1790, dopo una breve malattia.
  • FRANCESCO RICCATI
    Nasce a Castelfranco il 28 novembre 1718 da Jacopo Riccati ed Elisabetta d’Onigo e come per i fratelli, la sua educazione avviene presso i Gesuiti del Collegio di S. Francesco Saverio a Bologna.
    Ritornato a Castelfranco approfondisce con il padre la sua preparazione nelle discipline scientifiche, ma Francesco si dedicherà prevalentemente alla letteratura e all’architettura.
    Fa il suo esordio con brevi componimenti poetici in occasioni di nozze, compone poi sonetti, satire e 3 tragedie rimaste inedite: Numitore, Cora e La Tamiri. Nel 1746 sposa la contessa Margherita Eleonora Maniago di Valvasone di S.Foca,
    spostandosi tra Udine, Treviso e Castelfranco.
    Nel 1761 pubblica a Venezia una Dissertazione intorno all’architettura civile in cui si dimostrano e si stabiliscono tutte le possibile simmetrie e scompartimenti in una figura rettangolare ad una sola nave, opera nella quale attribuisce al padre e al fratello
    Giordano l’introduzione della media armonica.
    Altra opera che ha lo scopo di riconoscere al padre dei meriti circa l’architettura civile, in polemica con Francesco e Michele Lazzari e con Francesco Maria Preti, sono le sue Lettere intorno a varie nuove teoriche e metodi pratici per l’architettura civile.
    Dal 1762 al 1791 progetta e costruisce palazzi, altari, facciate di chiese e il secondo teatro Dolfin di Treviso.
    Come il padre e i fratelli si occupa della sistemazioni di fiumi ed acque nel trevigiano e di bonifiche nell’area di Udine.
    Pubblica il poema I figli, dove celebra il modello educativo imposto dal padre, esaltato dall’abate Jacopo Pelizzari e quindi il poema L’elettricità.
    Nel 1790 pubblica l’opera Sulla costruzione de’ teatri secondo il costume d’Italia, vale a dire divise in piccole logge, scritto che lo fa entrare in polemica con Luigi Rizzetti.
    Muore il 18 luglio 1791 dopo due anni di infermità, trascorsi nella casa paterna di Treviso assistito dal figlio Jacopo. Alla morte di quest’ultimo nel 1808, l’eredità dei Riccati passa la sorella Elisabetta e da questa alle figlie Augusta, sposata al Conte Roberto Degli Azzoni Avogadro e Margherita, moglie del barone Orazio de’ Belgrado di Udine.
  • LUIGI RIZZETTI
    Nasce a Venezia nell’agosto del 1724.
    Visse a lungo alla Ca’ Amata, dove morì tragicamente un suo figlio, annegato in un tino. Nel 1785 pubblica la Riforma de’ carri di quattro ruote, interessantissimo manuale di arte carraia.
    È del 1791 la sua elaborazione di un teatro ad elisse conica, l’unica forma da lui ritenuta adatta ad una buona visione e ad un ottimo ascolto, ed espone questa sua teoria in una Risposta alle accuse fatte al Teatro da lui proposto che dà alle stampe polemizzando contro le proposte di Francesco Riccati.
    Nel 1802 pubblica La direzione del viaggio aereo non solo orizzontalmente, ma eziandio verticalmente, per ascendere, e discendere a piacimento.
    Muore a Salvarosa nel 1803.

Didascalie immagini

(courtesy Ufficio stampa Villaggio Globale International)

  1. Giorgione (Giorgio di Castelfranco), Fregio delle Arti, 1499 c. part., Castelfranco Veneto, Museo Casa Giorgione
  2. una veduta dell’allestimento in una sala del Museo Casa Giorgione. Al centro, il quadro Ritratto di architetto (di pittore veneto non identificato. La critica ritiene sia un ritratto di Francesco Maria Preti), XVIII sec., olio su tela, cm 128,5 x 96,5 in prestito dai Musei Civici di Treviso
  3. Antonio Canova
    (in prestito Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno)
    sx – Testa della Danzatrice con cembali (Razumovski), 1812, gesso, 57 x 28 x 30 cm
    centro – Testa della Musa Calliope, 1814, gesso, 56 x 26 x 28 cm
    dx – Testa di Paride, 1807-1812, gesso, 60 x 30 x 25 cm
  4. una veduta dell’allestimento espositivo a Palazzo Soranzo Novello
  5. ancora una veduta dell’allestimento a Palazzo Soranzo Novello
  6. ulteriore veduta dell’allestimento a Palazzo Soranzo Novello (si notil ‘effige dii profilo che, dal Diciotesim secolo, inizia a essere utilizzata da coloro volevano farsi ritrarre, ma non avevano abbastanza denaro per un ritratto
  7. Teatro Accademico di Castelfranco Veneto (una veduta interna), il palchetto di Francesco Maria Preti era quello a destra del primo settore
  8. Domenico Maria Federici, Commentario, ritratto di Giordano Riccati

 

Dove e quando

Evento: “Studiosi e libertini. Il Settecento nella città di Giorgione. Francesco Maria Preti”

Indirizzo: Castelfranco Veneto - 3 sedi - Museo Casa Giorgione - Teatro Accademico - Palazzo Soranzo Novello
[Guarda su Google Maps]

Fino al: 06 Aprile, 2025