A cento anni dalla nascita, la Fondazione MAST di Bologna presenta, per la prima volta in Italia, una mostra interamente dedicata all’opera che il fotografo americano William Eugene Smith che, a partire dal 1955, realizzò su Pittsburgh in Pennsylvania, la città industriale più famosa del primo Novecento. L’evento espositivo è realizzato in collaborazione con il Carnegie Museum of Art di Pittsburgh da cui provengono le centosettanta stampe vintage e il curatore, Urs Stahel, ne ha selezionato il nucleo principale sulla città e sull’America degli anni cinquanta, tra luci, ombre e promesse di felicità e progresso. 

Come ricorda il Curatore, all’inizio degli anni trenta il sistema della stampa illustrata aveva raggiunto un suo primo momento culminante. Inventata e sviluppata nell’Ottocento quale forma abbreviata e parallelo visivo della novella o del romanzo borghese, negli anni, venti la fotografia iniziava la sua marcia trionfale grazie a numerose novità, come la macchina da stampa veloce, la rotativa, il procedimento a scala di grigi, la stampa a due e a più colori. Pionieri in Germania furono la “Berliner Illustrirte Zeitung” e la “Arbeiter Illustrierte Zeitung”, con una tiratura che superava, in entrambi i casi, le cinquecentomila copie. Negli anni trenta questa nuova forma di storytelling, con molte fotografie e testi di accompagnamento, si diffuse in tutti i paesi.

Proprio in quel periodo si forma Smith e già a soli trentasei anni, al culmine della sua fama di fotografo per riviste, dopo un settennato di impiego a tempo pieno per “Life” – seguiti da un altro paio d’anni di lavoro su commissione – nel 1954 abbandonò tutto e lasciò la rivista per un diverbio. Era un fotografo difficile, il suo modo di portare avanti le commissioni ricevute era complesso, tortuoso, non consegnava mai un lavoro in tempo, non era mai soddisfatto del layout delle immagini, dell’impaginazione, dell’intensità delle foto stampate, delle didascalie, dell’intera presentazione della story.

Si liberò dal sistema degli incarichi, dal lavoro dipendente, alla ricerca di maggiore profondità, autenticità, verità, sospinto dal desiderio di trovare l’assoluto, di essere davvero pronto e presente nei rarissimi attimi in cui la verità della vita si manifesta nelle apparenze del mondo. La rottura con la stampa, con le riviste, con i media, rappresentò una cesura nella sua vita, e da ultimo anche una rottura con la famiglia, con la moglie Carmen Martinez e con i quattro figli. Si trovò di fronte a un grande bivio personale e professionale: fu costretto a vendere la sua casa e si trasferì a New York. 

Come spiega ancora Urs Stahel, “Smith lottava per rappresentare l’assoluto. Ben lungi dall’accontentarsi di documentare il mondo, voleva catturare, afferrare, almeno in alcune immagini, niente di meno che l’essenza stessa della vita umana.” Il primo incarico che accettò fu di realizzare in un paio di mesi un centinaio di fotografie su Pittsburgh per una pubblicazione celebrativa sul bicentenario della sua fondazione. La città era in pieno boom economico grazie alla crescita dell’industria siderurgica e in particolare delle sue acciaierie, che garantivano lavoro e attiravano operai da tutto il mondo.

Smith rimase affascinato dalla città dell’acciaio, dai volti dei lavoratori, dalle sue strade, dalle fabbriche, dagli infiniti particolari e dalle contraddizioni del tessuto sociale, registrandoli meticolosamente per comporre il ritratto di una città a tutto tondo.
Un semplice mandato trasformarosi però in uno dei progetti più importanti della sua vita. In circa tre anni realizzò instancabilmente ventimila negativi, duemila masterprint e per tutta la vita cercò, senza riuscirci mai completamente, di produrre il saggio definitivo che avrebbe rivelato l’anima della città, un’opera senza precedenti nella storia della fotografia.

Solo una piccola parte di questo lavoro venne conosciuto dal grande pubblico, tramite il “Photography Annual” del 1959, l’unica rivista su cui Smith accettò di pubblicare le sue foto perché gli garantirono il controllo assoluto sulle trentasei pagine intitolate Labyrinthian Walk, rifiutando importanti offerte economiche da “Life”. Il risultato non fu all’altezza delle aspettative di Smith, che continuò per anni ad avere come priorità la pubblicazione di un intero libro su Pittsburgh. 

Il Curatore conclude: “Dobbiamo a W. Eugene Smith, fotografo pressoché folle, uno dei ritratti di città più grandiosi e alcune delle fotografie più profondamente umane che si conoscano, nonostante egli abbia lottato invano per vent’anni della sua vita per passare dalla rappresentazione al quadrato nero (come Malevič), dall’immagine alla reliquia, dall’effimero alla verità. Nella storia della fotografia nessuno mai aveva tentato questa impresa con una tale tormentosa veemenza: Smith non voleva rappresentare il sangue, lui cercava il sangue.”

Didascalie immagini

  1. W. Eugene Smith
    Bambini che giocano tra Colwell Street e Pride Street, Hill District / Children playing at Colwell and Pride Streets, Hill District, 1955-1957
    Stampa ai sali d’argento / gelatin silver print
    34.61 x 23.18 cm
    Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection
    © W. Eugene Smith / Magnum Photos
  2. W. Eugene Smith
    Ragazza accanto a un parchimetro, Camera di commercio di Shadyside, Walnut Street / Girl leaning on a parking meter, Shadyside Chamber of Commerce carnival, Walnut Street, 1955-1957
    Stampa ai sali d’argento / gelatin silver print
    33.66 x 22.22 cm
    Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection.
    © W. Eugene Smith / Magnum Photos
  3. W. Eugene Smith
    Operaio di un’acciaieria che prepara le bobine / Mill Man Loading Coiled Steel, 1955-1957
    Stampa ai sali d’argento / gelatin silver print
    22.86 x 34.61 cm
    Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection.
    © W. Eugene Smith / Magnum Photos
  4. W.Eugene Smith
    Forgiatore / Steelworker, 1955-1957
    Stampa ai sali d’argento / gelatin silver print
    23.49 x 33.34 cm
    Gift of Vira I. Heinz Fund of the Pittsburgh Foundation
    © W. Eugene Smith / Magnum Photos 
  5. W.Eugene Smith, USA
    Deposito U.S. Steel, Rankin / U.S. Steel facility, Rankin, 1955-1957
    Stampa ai sali d’argento / gelatin silver print
    33.66 x 21.27 cm
    Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection.
    © W. Eugene Smith / Magnum Photos
  6. W.Eugene Smith
    Operaio in un’acciaieria / Workman in Mill, 1955-1957
    Stampa ai sali d’argento / gelatin silver print
    33.97 x 23.49 cm
    Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection.
    © W. Eugene Smith / Magnum Photos 
  7. W. Eugene Smith in his workroom
    © Arnold Crane portfolio of photographs, “Portraits of
    the Photographers,”, 1968-1969.
    Archives of American Art, Smithsonian lnstitution

In copertina un particolare di
W. Eugene Smith, USA, 1918-1978
Ragazza accanto a un parchimetro, Camera di commercio di Shadyside
 

Biografia
(courtesy Fondazione Mast)
William Eugene Smith nasce a Wichita, Kansas (USA), nel 1918.
Studia fotografia all’Università di Notre Dame, nell’Indiana, e nel 1937 si trasferisce a New York, dove 
lavora come fotoreporter per “Newsweek”, “Collier’s”, “Parade”, “Time”, “Fortune”, “Look” e “Life”.
Durante la Seconda guerra mondiale è corrispondente dalle isole di Saipan, Iwo Jima, e Okinawa, in Giappone, dove viene ferito gravemente da una granata.
Nel 1947 entra nell’organico di “Life”, su cui pubblica servizi di grande successo: Un medico di campagna (1948), Vita senza germi (1949), La levatrice (1951), Un uomo compassionevole (1954).
Nel 1955 la mostra “Family of Man”, al Museum of Modern Art di New York, presenta quattro sue immagini. Nello stesso anno, entrato a far parte dell’agenzia Magnum, accetta di realizzare un saggio fotografico su Pittsburgh.
Nel 1959 solo una parte di quell’impresa ambiziosa e sofferta arriva al pubblico: Pittsburgh—W. Eugene Smith’s Monumental Poem to a City, la più ricca versione del lavoro, con un layout di 36 pagine dello stesso Smith, appare sulle pagine di “Photography Annual”, annuario della rivista “Popular Photography”.
Nel 1971 presenta a New York e poi a Tokyo “Let Truth Be the Prejudice”, grande mostra di oltre 400 fotografie curata da lui stesso.
Dal 1971 al 1975 vive in Giappone, dove si avvicina alle associazioni che si battono contro l’inquinamento
industriale nella città di Minamata. È del 1973 la personale a Tokyo “Minamata: Vita—sacro e profano” che due anni dopo sarà esposta all’International Center for Photography, New York.
Nel 1977 si trasferisce a Tucson, Arizona, dove gli viene assegnata una cattedra universitaria. Il suo ricchissimo archivio entra a far parte della collezione del Center for Creative Photography dell’Università dell’Arizona.
Muore a Tucson il 15 ottobre 1978.

 

Dove e quando

  • Fino al: – 16 September, 2018