Dopo una prima tappa al Musée du Luxembourg di Parigi (15 settembre 2021 – 16 gennaio 2022) è in corso a Torino, nelle Sale Chiablese dei Musei Reali, una personale di Vivian Maier (1926-2009) tra le maggiori esponenti della street photography. 
Curata da Anne Morin, è co-organizzata da diChroma e dalla Réunion des Musées Nationaux – Grand Palais, prodotta dalla Società Ares srl con i Musei Reali e il patrocinio del Comune di Torino, la mostra è sostenuta da Women In Motion (un progetto ideato da Kering per valorizzare il talento delle donne in campo artistico e culturale), e presenta oltre duecentocinquanta immagini, molte delle quali inedite o rare, come quelle a colori, scattate lungo tutto il corso della sua vita. A queste si aggiungono dieci filmati in formato Super 8, due audio con la sua voce e vari oggetti – tra cui uno dei suoi cappelli – che le sono appartenuti come le macchine fotografiche Rolleiflex e Leica.

Indagando le origini della sua poetica, legata soprattutto alla tipica e ormai iconica osservazione street, un tema chiave oggi frequentato e condiviso anche tramite i social media da fotografi di diversa cultura ed estrazione, il percorso propone quindi una parte dell’opera di Vivian Maier, universalmente apprezzata dopo il ritrovamento dei suoi archivi nel 2007.
Come fa notare Enrica Pagella, direttrice dei Musei Reali di Torino, la strada come attualità e contemporaneità, e, accanto, l’itinerario privato di una donna alla ricerca della sua identità: chiavi di lettura differenziate e documentate nei suoi numerosi autoritratti e nell’attenzione per l’infanzia, i gesti quotidiani, il cinema, le forme e i colori.

Non tralasciando i temi più caratteristici della sua cifra stilistica, la mostra inizia con la serie dei suoi autoritratti in cui, lo sguardo severo, si riflette negli specchi, nelle vetrine e la sua lunga ombra invade l’obiettivo quasi come se volesse finalmente presentarsi al pubblico che non ha mai voluto o potuto incontrare.
Una sezione è dedicata agli scatti catturati tra le strade di New York e Chicago dove l’artista preferiva, per i suoi scatti, i quartieri proletari delle città in cui aveva vissuto e li catturava camminando instancabilmente per tutto il tessuto urbano popolato da persone anonime che davanti al suo obiettivo diventano protagoniste, anche per una sola frazione di secondo, e recitano inconsciamente un ruolo.
Le scene oggetto delle sue narrazioni, sono spesso aneddoti, coincidenze, sviste della realtà, momenti della vita sociale a cui nessuno presta attenzione. Ognuna delle sue immagini si trova proprio nel luogo in cui l’ordinario fallisce, dove il reale scivola via e diventa straordinario.

Mentre cammina, si sofferma sui volti e la maggior parte dei visi che scandiscono le sue passeggiate fotografiche sono quelli di persone che vivono ai margini del mondo illuminato dall’euforia del sogno americano, parlano di povertà, lavori estenuanti, miseria e destini oscuri. Ognuno di questi ritratti, impassibile e austero, è colto frontalmente nel momento dello scatto. A essi fanno da contraltare quelli delle signore dell’alta borghesia, che reagiscono in modo offeso al palesarsi improvviso della fotografa.
L’artista pone lo sguardo anche sui gesti realizzando una sorta di inventario degli atteggiamenti e delle posture delle persone fotografate che denotano un pensiero, una intenzione rivelando la loro autentica identità.
Le mani sono spesso le protagoniste di queste immagini perché raccontano, senza saperlo, la vita di coloro a cui appartengono.

Già agli inizi degli anni sessanta è percepibile un mutamento nel modo di fotografare in quanto la sua relazione con il tempo sta cambiando e il cinema sta cominciando a insinuarsi e ad avere la precedenza sulla fotografiaVivian Maier inizia a giocare con il movimento, creando sequenze cinetiche, come se cercasse di trasportare le specificità del linguaggio cinematografico in quello della fotografia, creando delle vere e proprie sequenze di film.
Diviene così naturale conseguenza l’iniziare a girare con la cinepresa Super 8, documentando tutto quello che passava davanti ai suoi occhi, in modo frontale, senza artifici né montaggi.

Un importante capitolo della mostra è dedicato alle fotografie a colori e, se da un lato, i lavori in bianco e nero sono profondamente silenziosi, quelli a colori si presentano come uno spazio pieno di suoni, un luogo dove bisogna prima sentire per vedere. Un concetto musicale di colore sembra infatti riecheggiare nello spazio urbano, come il blues che scorre per le strade dei quartieri popolari di Chicago.

Una sezione è dedicata al tema dell’infanzia che ha accompagnato Vivian Maier per tutto il corso della vita e la sua vicinanza ai bambini – governante e bambinaia per quasi quarant’anni – le ha permesso di osservare quell’universo con una particolarissima capacità unica, proprio per aver preso parte alla vita dei bambini a lei affidati, documentando i volti, le emozioni, le espressioni, le smorfie, gli sguardi, così come i giochi, la fantasia e tutto il resto che abita la vita di un bambino.

Accompagna la mostra un catalogo edito da Skira





Dettagli

Didascalie immagini

  1. Vivian Maier, New York, NY, 1954,
    Gelatin silver print, 2012 ©Estate of Vivian Maier,
    Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY
  2. Vivian Maier, Self-portrait, n.d, Gelatin silver print, 2020 ©Estate of Vivian Maier,
    Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY
  3. Vivian Maier, New York, NY, July 27, 1954, Gelatin silver print, 2012 ©Estate of Vivian Maier,
    Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY
  4. Vivian Maier, Digne, France, August 11, 1959,
    Gelatin silver print, 2020 ©Estate of Vivian Maier,
    Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY
  5. Vivian Maier, Chicago, IL, September 18, 1962,
    Gelatin silver print, 2012 ©Estate of Vivian Maier,
    Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY
  6. Vivian Maier, Chicago, IL, 1971,
    Vintage chromogenic print, c. 1971©Estate of Vivian Maier,
    Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY
  7. Chicago, IL, Gelatin silver print, 2014 ©Estate of Vivian Maier,
    Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY

In copertina

Chicago, IL, 1960,
Gelatin silver print, 2020 ©Estate of Vivian Maier,
Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY
[particolare]

Orari

dal martedì al venerdì dalle 10.00 alle 19.00
sabato e domenica dalle 10.00 alle 21.00
(ultimo ingresso un’ora prima della chiusura)

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Musei Reali - Sale Chiablese - piazza san Giovanni 2 - Torino
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Fino al: 26 Giugno, 2022