La bellezza si presenta attraverso molteplici sfaccettature che si intrecciano con il mito, l’antico, la natura e l’universo femminile. Sin da tempi remoti, l’umanità ha cercato di catturare la sua essenza, attribuendole significati profondi e simbolici, spesso legati al soprannaturale e al divino. La mostra “Da Botticelli a Mucha. Bellezza, natura, seduzione” è stata pensata e realizzata per condurre i visitatori in un viaggio attraverso l’incanto tra dipinti, sculture e oggetti d’arte di epoche e stili diversi, ma tutti legati da un filo comune di eleganza e armonia che trascende il tempo e lo spazio. Curata da Annamaria Bava, prodotta dai Musei Reali di Torino e da Arthemisia, la mostra è allestita – fino a domenica 27 luglio – ai Musei Reali di Torino e le undici Sale Chiablese presentano oltre cento opere suddivise in dieci sezioni, stabilendo dialoghi inediti tra capolavori.

La bellezza, concetto tanto sfuggente quanto attrattivo, nel mito assume forme divine. La curatrice, nel catalogo (edito da Moebius), scrive: «le dee dell’antichità sono emblematiche di un ideale che oltrepassa il semplice aspetto fisico. Nell’antica Grecia il concetto di kalokagathia univa il bello e il buono, suggerendo che la bellezza esteriore dovesse riflettere una virtù morale, un percorso di crescita personale e di elevazione spirituale verso la realizzazione di sé. Partendo dall’ideale incarnato da Venere, dea dell’amore, la mostra si apre con una sezione dedicata a questa figura centrale, simbolo della forza generatrice della natura».

Infatti, le opere esposte gravitano intorno alla Venere di Sandro Botticelli della Galleria Sabauda – proveniente dalla raccolta di Riccardo Gualino – e sono presentati i risultati della campagna diagnostica condotta nel periodo 2020-2023 con importanti novità sul disegno sottostante e sui pigmenti pittorici utilizzati. La tela è posta in dialogo con altre rappresentazioni della dea, come la coeva realizzata da Lorenzo di Credi (in prestito dagli Uffizi). Opere che narrano il mito del personaggio in momenti tra i più significativi della sua esistenza: dalla nascita all’intimità con Cupido, arrivando fino alla contemplazione di se stessa a testimonianza della grande fortuna iconografica attraverso i secoli.

Annamaria Bava, prosegue sottolineando come, a fianco di Venere sia stata posta Elena di Troia che «incarna un altro aspetto della bellezza: quello che può distruggere e creare. La sua figura, avvolta in un’aura di mistero e seduzione, ha scatenato guerre e conflitti. La sua storia, legata al mitico giudizio di Paride, offre uno spaccato sull’irrazionalità del desiderio umano, rendendola simbolo di fascino e complessità interiore, fra tradimento e innocenza. Attraverso opere che vanno dalle tavole tardo cinquecentesche di Lambert Sustris a pregiati arazzi di primo Seicento tessuti nella manifattura di Bruxelles, fino a sculture di particolare raffinatezza e perizia tecnica, il percorso esplora la seduzione di Elena e il suo impatto duraturo sulla cultura occidentale».

L’incanto delle Tre Grazie rappresenta equilibrio e armonia, unendo arte e natura in un abbraccio che celebra vita e creatività. Ancora la curatrice: «da un disegno di Francesco Morandini accostato al dipinto su rame di cui è preparatorio, all’intrigante tela di Pietro Della Vecchia, ai magnifici disegni di Antonio Canova e alle incisioni da sue invenzioni, la sezione si snoda tra interpretazioni antiche e moderne del soggetto, culminando in un gruppo scultoreo bronzeo di Edoardo Rubino che reinterpreta il tema in chiave Liberty, e in un’opera di Francesco Menzio che porta una ventata di metafisica».

Le due sezioni dedicate al fascino dell’antico e all’armonia rinascimentale ampliano la comprensione dell’ideale con aspirazione al raggiungimento della perfezione. Una sezione è poi dedicata alle infinite varietà, meraviglie e misteri della natura non solo come oggetto di ammirazione, ma anche elemento di connessione con il mondo circostante.
Passando alle sezioni dedicate a complessità e profondità dell’universo femminile, la bellezza si rivela attraverso allegorie e simboli dove le figure vengono rappresentate non solo per la loro bellezza, ma anche per le virtù che le caratterizzano. La narrazione è arricchita da eroine mitologiche (Galatea, Aretusa, Etiope) e di storiche femmes fortes i cui destini tragici sono intrecciati con amori e tradimenti.
Esplorato il tema della castità, quello delle muse – che ispirano la creazione artistica – e quello delle sibille che, con la loro saggezza e il loro mistero, ricordano che la bellezza è anche conoscenza e forza intellettuale.

Attraverso il filtro della storia, la mostra apre uno spaccato sulle “belle” di corte, nobildonne e principesse della corte sabauda immortalate in ritratti che riflettono la moda e gli ideali dal Seicento fino agli inizi del Novecento.
L’ultima sezione focalizza sull’interpretazione della figura femminile a cavallo tra la fine del Diciannovesimo e i primi anni del Ventesimo secolo, quel periodo di trasformazione artistica e sociale sottolineato anche dal ruolo rivoluzionario della fotografia e dalle sue interazioni con il ritratto, fino all’avvento del cinema con opere che palesano come la bellezza, pur rimanendo radicata nelle tradizioni, si stia aprendo a nuove espressioni e visioni riflettendo sull’arte che, iniziando a liberarsi dalle convenzioni, sottolinea il potere seduttivo.


Al riguardo, la curatrice afferma: «Alphonse Mucha, protagonista dell’Art Nouveau, ha creato una serie di opere iconiche che intendono celebrare la figura femminile; le sue donne, avvolte in decorazioni floreali e motivi naturali, e caratterizzate da linee sinuose e forme eleganti, sono simboli di vitalità e armonia e incarnano l’ideale di bellezza e grazia dell’epoca, ma anche il ruolo delle donne nella società, spesso intese come muse, simboli di ispirazione e rappresentazioni di ideali culturali: una celebrazione della bellezza femminile senza tempo che ricorda le incantevoli rappresentazioni di Botticelli, anch’esse dense di significato, creando un fil rouge che, come ricordato nel titolo, collega idealmente i due grandi artisti».

Concludiamo segnalando che, in occasione della mostra, è esposto – nel nuovo Spazio Leonardo, al primo piano della Galleria Sabauda – lo splendido Volto di fanciulla, disegno autografo di Leonardo da Vinci realizzato tra il 1478 e il 1485, proveniente dalla Biblioteca Reale.