Se tanti artisti appartengono al loro tempo, altri continuano a dialogare con le generazioni successive, tra questi Vassily Kandinsky (1866-1944) che, ridefinendo il linguaggio della pittura moderna, trasformò colore, forma e segno in emozioni. Pittore, teorico, docente, intellettuale, protagonista assoluto delle avanguardie europee, tra i maggiori rivoluzionari del Novecento, aprì una strada da cui non è stato più possibile tornare indietro, per quel coraggio di emancipare la pittura dalla necessità di rappresentare la realtà con la capacità di parlare direttamente alle emozioni di chi osserva. Un colore poteva avere la forza di un suono, una linea esprimere uno stato d’animo, un dipinto divenire uno spazio interiore; sono proprio queste straordinarie libertà che, ancora ai giorni nostri, rendono la sua opera contemporanea.

A Palazzo Bonaparte prosegue, fino a domenica 14 febbraio 2027, “Kandinsky” la mostra prododotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou curata da Angela Lampe, che riunisce oltre settanta opere provenienti da musei internazionali e dal prestigioso museo francese, che conserva il più completo e importante nucleo di lavori dell’artista per le donazioni e il lascito della moglie Nina Kandinsky. Complice la temporanea chiusura del museo parigino per ristrutturazione, sono arrivati a Roma prestiti diversamenre inimmaginabili, riunendo capolavori tali da costruire un racconto ampio, quanto sorprendente, che ne attraversa l’intero percorso artistico mentre racconta anche l’uomo, le relazioni, gli incontri e le esperienze che accompagnarono la sua ricerca.

La figura appassionata, profondamente spirituale, e il cammino intellettuale compiuto nel tempo, anche attraverso documenti, fotografie, materiali personali (provenienti dalla Bibliothèque Kandinsky) e approfondimenti, il tutto confezionato con il particolarissimo fascino delle mostre di Arthemisia perché il lavoro di Kandinsky, oltre a essere guardato, chiede di essere ascoltato e attraversato.

Da avvocato in Giurisprudenza ed Economia politica all’Università di Mosca, a maestro dell’arte moderna, attraversando epoche storiche, paesi, grandi amori passionali. Due donne in particolare sono raccontate nella mostra, perché ebbero ruoli fondamentali nella sua affermazione: Gabriele Münter, sua compagna per oltre un decennio, artista rimasta a lungo nell’ombra del Maestro (è possibile scoprirla attraverso alcune opere esposte per la prima volta) e Nina Kandinsky, moglie devota, custode instancabile della sua memoria.

Come sottolineano nel testo in catalogo – edito da Moebius – Laurent Le Bon (Presidente) e Xavier Rey (Direttore) del Musée national d’art moderne – Centre Pompidou, la sua opera «è stata a lungo ritenuta la prima manifestazione dell’arte non figurativa all’inizio del XX secolo. Sebbene oggi venga riconosciuta la pluralità delle origini dell’astrazione, – in particolare alla luce della riscoperta di opere pionieristiche come quelle dell’artista svedese Hilma af Klint – l’importanza degli scritti teorici di Kandinsky resta fondamentale. In veste di promotore, editore e pedagogo, egli ha svolto un ruolo determinante nell’elaborazione di un’arte“autonoma”, svicolata da ogni riferimento al mondo esteriore».

Attraverso cinque sezioni, il percorso espositivo accompagna il visitatore dalle prime opere figurative agli anni di Monaco e del Blaue Reiter, fino agli anni della Russia rivoluzionaria, all’esperienza fondamentale al Bauhaus e all’ultima stagione parigina. Tra i capolavori esposti opere iconiche come Gelb-Rot-Blau (1925), considerata uno dei massimi esempi della sua produzione: una composizione in cui forme e colori si organizzano secondo una logica quasi musicale, dando vita a un’esperienza visiva intensa e coinvolgente.
Il percorso è integrato da approfondimenti dedicati proprio alle sue teorie sul rapporto tra colore, forma e musica, non poteva quindi mancare una sala immersiva con la possibilità di perdersi tra geometrie e colori. Previste visite guidate per adulti e una ricca offerta educativa suddivisa per diversi cicli scolastici.

Dettagli

Breve nota su Gabriele Münter

In mostra viene dedicato ampio spazio anche alla figura Gabriele Münter (Berlino, 19 febbraio 1877 – Murnau am Staffelsee, 19 maggio 1962), esponente centrale dell’Espressionismo tedesco, tra le artiste più significative del gruppo del Blaue Reiter, con una selezione di opere di prim’ordine accompagnate da una documentazione che mette in luce il suo lavoro.
Münter condivise con Kandinsky una stagione di intensa ricerca e sperimentazione, contribuendo in modo decisivo allo sviluppo delle nuove avanguardie. Il loro rapporto, profondo e complesso, intrecciò dimensione personale e dialogo artistico, lasciando un’impronta significativa in una fase cruciale per la nascita dell’astrazione.
Dopo la formazione a Düsseldorf e a Monaco di Baviera, Münte partecipò in prima persona alle esperienze d’avanguardia dei primi anni del Novecento. I viaggi in Europa e negli Stati Uniti, insieme alla pratica della fotografia, dell’incisione e delle arti decorative, ampliarono progressivamente il suo orizzonte visivo. Fu soprattutto a Murnau, nelle Alpi bavaresi, e nell’ambito del Blaue Reiter, che il suo linguaggio pittorico acquistò una fisionomia pienamente riconoscibile, affidata alla nettezza dei contorni e alle ampie campiture di colore.
Nonostante le difficoltà della guerra, dell’esilio e dell’isolamento, continuò a lavorare e, durante il regime nazista, preservò numerose opere del Blaue Reiter.
Il riconoscimento, giunto tardivamente, ha restituito il giusto rilievo a un’artista emancipata, capace di costruire un percorso originale verso la modernità.

Didascalia immagini

(cortesy Ufficio stampa Arthemisia)

scatti del percorso espositivo della mostra “Kandinsky”
allestita a Palazzo Bonaparte di Roma
foto Arthemisia

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Palazzo Bonaparte - Piazza Venezia, 5 - Roma
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Fino al: 14 Febbraio, 2027