«Laonde avvedendonsi il Rubens che il discepolo si andava usurpando il merito de’ suoi colori, e che in breve averebbe posto in dubbio il suo nome, egli che era sagacissimo prese occasione da alcuni ritratti dipinti da Antonio, e celebrandoli con somme lodi proponevalo in suo luogo a chiunque veniva a chieder ritratti, per rimuoverlo dalle figure»,
Così scrive Giovan Pietro Bellori nelle “Vite” di Antoon Van Dyck, spinto verso il genere del ritratto per evitare che il geniale allievo superasse il maestro. Infatti, il ritratto, era considerato di importanza minore rispetto alla pittura di storia, di soggetti religiosi o mitologici dove la composizione si presentava articolata con numerosi personaggi e richiedeva un’invenzione dell’artista. Bellori, verso la fine della biografia, ritorna su questo concetto: « … dove gli altri, disprezzandolo ch’egli non sapesse disegnare ed appena colorire una testa, lo ridussero a segno che disperato si partì di Roma ed a Genova fece ritorno»

Personaggio di fama internazionale, gentiluomo dai modi raffinati, artista geniale e amabile conversatore, fu pittore ufficiale delle più grandi corti d’Europa e nelle Sale Palatine della Galleria Sabauda, presso i Musei Reali di Torino, prosegue fino al 17 marzo 2019 la mostra “Van Dick. Pittore di corte” dedicata a colui che rivoluzionò l’arte del ritratto del diciassettesimo Secolo.

La Galleria Sabauda conserva una delle raccolte più ricche e rappresentative della storia collezionistica di Casa Savoia e costituisce uno snodo importante per lo studio e la conoscenza della civiltà pittorica in Italia. Organizzata e aperta al pubblico nel 1832 per impulso di Carlo Alberto, la stratificazione del  patrimonio riflette il gusto dei sovrani che si sono succeduti alla guida del ducato e poi del regno sabaudo, ma documenta anche l’ambizione di creare, soprattutto attraverso gli acquisti iniziati con la prima direzione di Roberto Taparelli d’Azeglio (1832-1854), un’immagine quanto più possibile completa della produzione figurativa delle principali scuole italiane ed europee.

Da tempo la Galleria Sabauda aveva in animo di dedicare ad Antoon van Dyck una grande mostra, partendo dai vari dipinti presenti nella collezione, per inserirli in un percorso artistico che permettesse al pubblico di comprendere da un punto di vista sia artistico che storico le motivazioni di una presenza così consistente di opere del maestro fiammingo a Torino. Da qui la decisione di proporre una mostra nuova e originale su Van Dyck, non solo per l’Italia, dove è stata data attenzione soprattutto al periodo italiano della sua carriera artistica, ma anche per l’estero, dove generalmente si sono organizzate esibizioni sull’intera attività o sulla sua attività di ritrattista.

La mostra è organizzata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Musei Reali di Torino e al Gruppo Arthemisia, con il patrocinio di Regione Piemonte e Città di Torino.
La curatela è stata affidata ad Anna Maria Bava e Maria Grazia Bernardini con un comitato scientifico composto da alcuni tra i più noti studiosi del pittore.

Attraverso un percorso espositivo che si dispiega in quattro sezioni, con quarantacinque tele e ventuno incisioni è stato pensato di focalizzare l’attenzione proprio sul ruolo che ricoprì, praticamente per tutta la sua vita, prima presso Giacomo I, poi presso le “corti” italiane, a Torino, a Firenze, a Genova (in Italia soggiornò dal 1621 al 1627, visitando numerose città per approfondire lo studio dell’arte, in particolare quella veneta).

Successivamente nei Paesi Bassi meridionali, posti sotto l’influenza della Spagna e perciò cattolici, governati dall’arciduchessa Isabella Clara Eugenia, infanta di Spagna e figlia primogenita del re Filippo Il d’Asburgo. Infine in Inghilterra, alla corte prestigiosa di Carlo I Stuart d’Inghilterra. La regina Enrichetta Maria, era figlia di Maria de’ Medici e sorella di Luigi XlII di Francia, della regina di Spagna e di Cristina, sposa di Vittorio Amedeo di Savoia. Così la corte di Torino era imparentata con le corti di Spagna, di Francia e d’Inghilterra.

Formandosi sui modelli di Tiziano e rispondendo alle esigenze celebrative della committenza, Van Dyck elaborò un genere del tutto personale, caratterizzato da una grande perfezione formale. Capolavori unici, qualità cromatica, eleganza e dovizia nella resa dei particolari, soddisfacendo le esigenze di rappresentanza e di status symbol delle classi dominanti. Le sue opere sono proprio un modo per entrare nel fastoso universo seicentesco, per scoprire le ambizioni dei personaggi che si fecero ritrarre dalla “gloria del mondo”: così Carlo I amava definire il maestro fiammingo, per accrescere il lustro e il prestigio della corte.

Esempi sublimi per la naturalezza e spontaneità dei gesti, per la cura estrema nella resa dei materiali preziosi come sete e merletti, per le pennellate impalpabili che creano atmosfere vibranti e seducenti, esercitano ancora oggi un fascino irresistibile. Grandi e importanti sono anche le tele dedicate ai miti, i cui racconti erano tanto in voga nell’iconografia del tempo, come Giove e Antiope, Amarilli e Mirtillo, Vertumno e Pomona e Venere nella fucina di Vulcano.

Accompagna la mostra un bel catalogo edito da Arthemisia Books. Vasta offerta didattica alla scuola dell’infanzia e primaria. Visite guidate per scuole secondarie di primo e secondo grado e anche specifiche per adulti.

Didascalie immagini Antoon van Dyck
(Anversa, 22 marzo 1599 – Londra, 9 dicembre 1641)

  1. Marchesa Elena Grimaldi Cattaneo, 1623
    Olio su tela, 242,9×138,5 cm
    National Gallery of Art, Washington, Widener Collection
  2. Vertumno e Pomona, 1623-25
    Olio su tela, 142×197,5 cm
    Musei di Strada Nuova, Genova
  3. Amarilli e Mirtillo, 1631-32
    Olio su tela, 122×145,5 cm
    Su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali-Torino, Musei Reali-Galleria Sabauda
  4. Susanna e i vecchioni, 1618
    Olio su tela
    Su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali-Torino, Musei Reali-Galleria Sabauda
  5. Venere nella fucina di Vulcano, 1630-32
    Olio su tela, 117×156 cm
    Kunsthistorisches Museum Wien, Picture Gallery
  6. Ritratto di Ambrogio Spinola
    Olio su tela, 104×84,5×3 cm
    Collezione privata
    Photo credit by Imagika foto – Arma Di Taggia
  7. Ritratto di Jacques le Roy, 1631
    Olio su tela
    Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, Madrid
  8. I tre figli maggiori di Carlo I, 1635
    Olio su tela, 151×154 cm
    Su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali-Torino, Musei Reali-Galleria Sabauda
  9. Sacra Famiglia
    Olio su tela, 155×142 cm
    Su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali-Torino, Musei Reali-Galleria Sabauda

In copertina un particolare di:
I tre figli maggiori di Carlo I, 1635

 

 

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Dove e quando

  • Fino al: – 17 March, 2019
  • Indirizzo: Sale Palatine della Galleria Sabauda, piazzetta Reale, 1 – Torino