Alla Fondazione MAST – Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia di Bologna, nota per le sue proposte espositive sempre originali, è aperta fino al prossimo 3 maggio la mostra intitolata Uniform into the work / out of the work che raccoglie oltre seicento scatti di fotografi diversi, per riflettere sulle implicazioni psicologiche e sociali che l’abito da lavoro, in senso lato, può innescare nelle relazioni con gli altri, in servizio e anche fuori servizio.

Sono ormai entrate da tempo nell’uso comune locuzioni come ‘colletti bianchi’ o ‘colletti blu’ che definiscono in un attimo un intero panorama sociale, gerarchico e persino morale, attraverso il riferimento a un dettaglio dell’abbigliamento che va a inquadrare un ruolo preciso nella scala produttiva, di un’azienda come di una comunità, capace di rendere ancora più evidente il peso dell’aspetto esteriore in questa società contemporanea dell’apparire.

Urs Stahel, curatore della mostra e dell’intera collezione MAST, fa notare come nella lingua italiana i due sinonimi ‘uniforme’ e ‘divisa’ siano già di per sé portatori di concetti opposti e in contrasto; il primo ha a che fare con l’azione di uniformare l’individuo rendendolo uguale e indistinguibile dagli altri, mentre la seconda parola si radica nell’idea di distinguersi attraverso l’abito dividendosi dalla massa, come può accadere a un poliziotto in una piazza affollata di manifestanti.

Partendo da questo pensiero l’azione di indossare divise e il contesto di utilizzo delle stesse, sia da lavoro che militari o religiose, invita a una serie di considerazioni sull’identità, accentuate dal vivere in un clima orientato a un individualismo esasperato – fertile coltura per l’arroganza dilagante – per cui l’uniforme, che annulla l’individualità nel ruolo ricoperto, può essere vissuta con avversione e insofferenza.
…quando non garantisce anonimato e impunità.

La seconda sezione della mostra è una personale dell’artista Walead Beshty, intitolata Ritratti industriali, una selezione di scatti che l’autore ha realizzato con pellicola analogica 36 mm per immortalare le persone che gli hanno lavorato a fianco in giro per il mondo nell’allestimento delle sue esposizioni. Molto più variegata la prima sezione dal titolo esplicativo La divisa da lavoro nelle immagini di 44 fotografi, in cui approcci diversi si aprono a ulteriori riflessioni.

L’olandese Rineke Dijkstra ad esempio, esponendo sette ritratti del giovane Olivier realizzati in un arco triennale coinciso con arruolamento e addestramento nella Legione Straniera, documenta la fine dell’innocenza nello sguardo di un ragazzo fatto uomo per l’esperienza che quella divisa porta con sé. La polacca Weronika Gęsicka con i suoi ironici fotomontaggi mette in guardia dal pericolo del conformismo, di chi eredita dai genitori pensiero e luoghi comuni senza mai metterli sotto accusa.

L’elvetica Barbara Davatz con una serie di ritratti dei commessi di una catena di abbigliamento, mostra come l’assenza di un uniforme crei comunque in realtà una ‘divisa’ casual che aspira a emblema di gioventù, per dare all’addetto alle vendite un aspetto amichevole utile al commercio. Anche l’allestimento genera idee, contrapponendo nella stessa sala una serie di scatti dei minatori cinesi di Song Chao con un cupo ritratto del potere firmato dal duo Clegg & Guttmann.

Tra gli artisti presenti nella sezione collettiva anche nomi entrati nella storia della fotografia, come lo statunitense Irving Penn autore di due scatti datati 1950 ritraenti mestieri popolari come macellaio e pescivendolo, il brasiliano Sebastião Salgado con l’immagine di un operaio petrolifero o il losangelino Herb Ritts; il suo contributo Fred con pneumatici, Hollywood, 1984 sembra esulare dal tema per l’assenza dell’abito, ma la bellezza catalizza l’attenzione e si guarda sempre volentieri.

La mostra Uniform into the work / out of the work – aperta dal martedì alla domenica con ingresso gratuito, dalle 10:00 del mattino fino alle 19:00 – invita a soffermare il pensiero su aspetti e convenzioni della nostra società che nel frenetico ritmo quotidiano solitamente ci sfuggono, ma può essere anche occasione per visitare la sede del MAST, bellissimo esempio di architettura contemporanea.

Didascalie immagini

  1. L’insegna della mostra Uniform sulla facciata del MAST
    foto © Andrea Mancaniello
  2. Song Chao, Serie ‘Minatori’ 2000-2002, stampe ai sali d’argento, collezione MAST
  3. Clegg & Guttmann, Ritratto di gruppo con dirigenti una multinazionale, 1980, Ringier collection, Zurigo / Irving Penn, Pescivendolo, Londra, 1950, stampa al platino, collezione MAST / Irving Penn, Macellai, 1950, stampa ai Sali d’argento, collezione MAST
  4. Timm Rautert, Serie ‘Gli Hutteriti’ 1978, Parrotta Contemporary Art, Köln, Germania / Danny Lyon, Raccoglitori di cotone, dalla serie ‘Conversazioni con i morti‘ Ferguson unit, Texas, 1968, stampa ai Sali d’argento, collezione MAST / Timm Rautert, Serie ‘Gli Hutteriti‘ 1978, Parrotta Contemporary Art, Köln, Germania
  5. Rineke Dijkstra, Serie ‘Olivier (la legione straniera francese) 2000-2003
    courtesy of the artist
  6. Weronika Gęsicka, Senza titolo, dalla serie ‘Tracce’ 2017, stampa a pigmenti,
    courtesy of the artist
  7. Barbara Davatz, Dalla serie ‘Le apparenze non contano. Ritratti dal mondo globalizzato della moda.’ 2007, stampa a getto d’inchiostro, collezione MAST / Doug Menuez, Pausa sportiva all’Inter Fab 11X, Rio Rancho, New Mexico, dalla serie ‘Impavido genio: la rivoluzione digitale in Silicon Valley 1985-2000‘ 1998, stampa ai sali d’argento, collezione MAST
  8. Herb Ritts, Fred con pneumatici, dalla serie ‘The body shop‘ Los Angeles, 1984, stampa ai Sali d’argento, collezione MAST

IN COPERTINA
L.G. Rose Commercial Photographer, Le dipendenti della Harter Candy Company con tute Lee Ladies Union-Alls, Toledo, Ohio, USA, 1917-1918, stampa a getto d’inchiostro, Lee Jeans Archive
[particolare]

Uniform into the work / out of the work
dal 25 gennaio al 30 settembre 2020

Orario:
da martedì a domenica
dalle 10:00 alle 19:00
lunedì chiuso
Ingresso gratuito,
prenotazione obbligatoria
al numero 345 9317653 o
all’indirizzo gallery@fondazionemast.org

MAST
Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia
via Speranza, 42
40133 – Bologna

Dove e quando

Evento: Uniform – into the work / out of the work