(di Daniela Brunetti)

Nel Diciannovesimo secolo la produzione italiana di ispirazione dantesca era scarsa se comparata al resto d’Europa dove questo universo, nato in Gran Bretagna e in Germania, si era presentato come una ripresa delle mitologie medievali in polemica contro il classicismo della rivoluzione francese. Tra le prime committenze italiane di ispirazione dantesca, spicca quella romana del principe Massimo Lancellotti che scelse la Divina Commedia per affrescare il suo Casino, affidandolo a un gruppo di artisti tedeschi attivi attorno a Friedrich Overbeck e Franz Pforr, detti i Nazareni, la cui estetica si ispirava alle teorie di Friedrich von Schlegel, fondatore degli studi danteschi in Germania.

Durante il soggiorno romano, Francesco Scaramuzza (1803-1886) venne a contatto con questo cantiere e, volendo cimentarsi con un ciclo analogo, propose di decorare i corridoi del Palazzo dell’Università di Parma, ma la proposta non andò a buon fine per via del valore risorgimentale dell’iconografia. Il direttore della Biblioteca, Angelo Pezzana, e la duchessa Maria Luigia d’Asburgo, estimatrice dell’artista, proposero allora la realizzazione di una ben più modesta Sala Dante nel Palazzo della Pilotta, in cui erano custoditi codici e incunaboli danteschi del Ducato. Nel 1833 Scaramuzza ricevette l’incarico di dipingere le volte della sala di lettura della Biblioteca Palatina, il Tempietto del Petrarca di Selvapiana e la volta della Sala del Medagliere nel Museo di Antichità. Queste opere, in stile neoclassico, in linea con le attese del Ducato, furono realizzate a encausto, metodo di pittura simile a quello degli antichi, basato sull’uso della cera a freddo, dissolta in acquaragia e destinata a evaporare una volta stesa la pittura sulla parete.

Vista la sua matrice politica, il progetto della sala dedicata a Dante fu invece di stile romantico e non ebbe vita facile, ma venne portato a termine tra il 1836 e il 1855. Quanto all’encausto della Sala Dante, produsse esiti del tutto diversi, in linea questa volta con i precetti di Schlegel, ovvero coerenti con la ricerca di un’estetica romantica capace di evocare l’impastamento del colore sulla pergamena delle miniature, in modo da rendere la sala stessa una sorta di grande manoscritto illustrato. Con Scaramuzza si ha una vasta esegesi estetica – tracciata con estrema perizia tecnica – degli elementi narrativi e delle allegorie dei Canti, in grado di trascrivere la varietà delle scene letterarie, la cosmologia dantesca e il suo ordinamento morale con eco nella società a lui contemporanea. Tali aspetti lo indussero a dar forma a un’opera originale per quantità di illustrazioni, caratterizzati da un’assoluta fedeltà al testo poetico: un impegno che diventò totalizzante sino a mutarsi in vocazione spirituale. Non si fa fatica, vista la sua attività esoterica, a pensare alla sua concezione dell’artista quale medium e alla composizione come uno svelamento della radice spirituale dell’uomo e della sua storia. In questa ricerca egli mise a punto una tecnica grafica di grande efficacia comunicativa, impiegando la penna a inchiostro di china con un tratto vibrante, capace di conferire alle illustrazioni particolari effetti di luce e una ampia gamma di toni cromatici, nonostante l’utilizzo del solo colore nero.

Per la prima volta, quelle straordinarie 243 tavole, formano una grande mostra in due percorsi monografici paralleli se pur fisiologicamente congiunti, la scoperta di una sede magnifica, le Scuderie Ducali, da poco restaurate e rese sede espositiva della Grande Pilotta. Fino al 13 febbraio 2022, nell’ambito del progetto “Dante e la Divina Commedia in Emilia Romagna”, un percorso espositivo diffuso che valorizza il patrimonio dantesco di quattordici biblioteche e archivi storici nel territorio.

La mostra si propone di indagare il notevole patrimonio di opere dantesche, manoscritte e a stampa, posseduto dalla Biblioteca Palatina, secondo due metodi di analisi: diacronico e sincronico. Nessuno dei volumi, infatti, è di produzione locale, ma ognuno è stato acquisito come parte delle varie biblioteche principesche che si sono succedute negli augusti spazi della Pilotta grazie all’attività indefessa e competente di tre grandi bibliotecari: Paolo Maria Paciaudi (1761-1785), Angelo Pezzana (1804-1862) e Federico Odorici (1862-1876). Infatti, trasferita a Napoli la Biblioteca Farnesiana da Carlo di Borbone nel 1734, spettò loro la formazione di una nuova biblioteca degna del periodo illuminato del Du Tillot, dello sfarzo imperiale di Maria Luigia, degli ultimi Borbone e infine del Regno d’Italia.

La progressiva acquisizione delle opere dantesche in questi anni riflette la generale trasformazione della fortuna critica del poeta dai confini dell’accademia alla dimensione nazionale, ma testimonia anche la raffinata bibliofilia dei principi che non solo ammirano Dante, ma desiderano compulsarlo in edizioni rare, splendidamente miniate o riccamente illustrate da xilografie e calcografie, alla luce della nuova dimensione estetica dell’idealismo.

Un splendor mi squarciò ’l velo è il titolo del progetto, tratto dal trentaduesimo canto del Purgatorio, che ha ricevuto il prestigioso patrocinio del comitato per le celebrazioni Dantesche. A prefigurarne il contenuto della mostra sono le due citazioni del sottotitolo quindi, oltre a Scaramuzza , “il codice 3285” – il Ms. Parm. 3285 recentemente digitalizzato – tra i maggiori tesori della Biblioteca Palatina. Capolavoro già appartenente ai Danti del Cento, è riconosciuto come una delle più antiche trascrizioni della Commedia dantesca (risale ai primi del Trecento), dotato di uno straordinario apparato decorativo. Intorno, e accanto, Giuseppa Zanichelli ha ideato un percorso che svela al pubblico l’importantissimo patrimonio di opere dantesche, manoscritte e a stampa, posseduto dalla Biblioteca Palatina. Tesori bibliografici (e artistici) acquisiti nei secoli dai Farnese, dai Borbone e, infine, da Maria Luigia d’Austria per arricchire la loro Biblioteca.

Dettagli

Didascalie immagini

alcune delle opere della
Divina Commedia di Francesco Scaramuzza
inchiostro di china su carta
collezione privata

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Palazzo della Pilotta - Salone delle Scuderie - Piazza della Pilotta, 3 - Parma
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Fino al: 13 Febbraio, 2022