Per secoli la conoscenza dell’arte romana si è limitata quasi esclusivamente alle testimonianze monumentali della statuaria e dell’architettura; poco restava di esempi pittorici, e neanche si sospettava quale ricchezza di stili e soggetti si fosse sviluppata tra il II secolo a.C. e il I d.C.. Fu solo negli anni Trenta del Settecento che la scoperta delle città sepolte nel 79 d.C. dall’eruzione del Vesuvio – Ercolano, Pompei e Stabia – cominciò a far tornare alla luce un mondo di colori e forme conservati praticamente intatti sulle pareti delle case più opulente, in un’area che al momento dell’eruzione stava vivendo un periodo di grande prosperità.

La luce delle torce che i primi scopritori facevano scorrere lungo le pareti rivelava, via via che i vari ambienti venivano liberati dalle ceneri che tutto avevano invaso e ricoperto, figure mitologiche e personaggi storici, paesaggi e architetture che si alternavano con effetti di trompe-l’oeil. Apparivano scenari tanto inattesi quanto ricchi di un fascino che catturava coloro che, per la prima volta dopo tanti secoli, si trovavano davanti a quell’inaspettata, sorprendente meraviglia. Dopo oltre due secoli e mezzo dai primi ritrovamenti, ancora oggi continuano a venire alla luce nuovi esempi di quelle decorazioni pittoriche che sono state definite per antonomasia “pompeiane”.

Per la prima volta, presso il Museo Civico Archeologico di Bologna, la rassegna I Pittori di Pompei, aperta dal 23 settembre 2022 al 19 marzo 2023, offre al pubblico una vasta panoramica di questa produzione, grazie anche al prestito di oltre cento pezzi da parte del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che possiede la più vasta collezione di pittura romana al mondo. Nel I secolo d.C., secondo Plinio il Vecchio, la decorazione murale era divenuta una forma di mero artigianato nelle mani di mestieranti. Nella sua Naturalis Historia: contrappone l’elogio dei pittori del passato – che definisce “proprietà dell’universo” – impegnati nella decorazione di edifici pubblici, aperti a tutti, alla pittura del suo tempo, limitata all’abbellimento di ambienti privati, e quindi fruibile solo da pochi privilegiati.

Plinio il Vecchio ebbe modo di conoscere da vicino gli apparati pittorici delle ville vesuviane: si trovava infatti  a Stabia quando l’eruzione del Vesuvio coprì di cenere l’intera area, e qui trovò la morte, ucciso dalle esalazioni di gas. Lo straordinario corpus di decorazioni murali che si sono conservate sotto le ceneri del vulcano, e in particolare alcuni cicli pittorici che decoravano le dimore più imponenti, viene analizzato nel percorso della mostra bolognese ponendo al centro la figura del pictor, rimasto quasi sempre anonimo. Si mira a individuarne la posizione sociale e la condizione economica, mentre alle tecniche utilizzate è dedicata un’apposita sezione, dove sono esposti gli strumenti di progettazione ed esecuzione del lavoro, comprese coppe ancora piene di colori rimasti intatti per duemila anni.

Il ricco patrimonio figurativo esposto nelle varie sezioni, documenta i gusti dei committenti attraverso gli esempi pittorici appartenuti ad alcune domus divenute celebri proprio per la bellezza delle decorazioni parietali: affreschi provenienti dalle domus del Poeta Tragico, dell’Amore punito, e dalle Ville di Fannio Sinistore a Boscoreale, e dei Papiri a Ercolano, sono accompagnati dalla ricostruzione di interi ambienti, come quelli della Casa di Giasone e della domus di Meleagro – con i suoi grandi affreschi ornati da rilievi a stucco. In tal modo viene individuato il rapporto tra la decorazione pittorica e lo spazio in cui è contenuta, rapporto che si fa dialogo con effetti illusori per l’utilizzo di scenografie architettoniche dipinte, oltre a rappresentazioni di architetture sacre (templi, santuari) e private (ville), come mostrano gli esempi dalla Villa dei Papiri di Ercolano e dalla Villa di San Marco a Stabia.

Una sezione è dedicata agli xenia (o regali di ospitalità), le nature morte che tanta fortuna ebbero nel mondo antico, non solo nella pittura parietale ma anche nella decorazione musiva; gli xenia hanno una doppia valenza, rappresentando offerte sacrificali o il cibo posto a disposizione degli ospiti, con soggetti eterogenei, che spaziano da frutti locali ed esotici ad animali – nei loro habitat terrestri, aerei e marini – oltre alla rappresentazione di strumenti di scrittura, come lo stilo, tavolette di cera o rotoli di papiro, di cui il grande affresco proveniente dal complesso urbano dei Praedia di Giulia Felice rappresenta un esempio di straordinaria modernità

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Filosofo con Macedonia e Persia – Boscoreale, Villa di Fannio Sinistore, oecus (H), parete ovest – affresco, 240 x 345 – MANN, Inv. s.n. inv. 906 – 1 secolo a.C. – II stile
  2. Ercole e Onfale – Pompei, IX, 3, 5, Casa di Marco Lucrezio, triclinio 16, parete est, sezione centrale, dipinto – affresco, 195 x 155 cm – MANN, inv. 8992 – I secolo d.C. – IV stile
  3. Afrodite e Marte – Pompei, VII, 2, 23, Casa dell’amore punito, tablinum f, parete sud, sezione centrale, dipinto – affresco, 154 x 116 cm -MANN, inv. 9249 – I secolo d.C. – III stile
  4. Figura femminile – Pompei, VI, 9, 2-13, Casa di Meleagro, tablino (8), parete est, registro superiore stucco – affresco, 178 x 188 – MANN, inv. 9595 – I secolo d.C. – IV stile
  5. Parete in IV stile con Nature Morte (xenia) – Pompei, Praedia di Iulia Felix, Reg. II, 4, 3, tablino (92), parete sud – affresco, 298 x 447 – MANN, Inv. 8598 – I secolo d.C.

in prima pagina:

Figura femminile – Pompei, VI, 9, 2-13, Casa di Meleagro, tablino (8), parete est, registro superiore stucco – affresco, 178 x 188 – MANN, inv. 9595 – I secolo d.C. – IV stile

courtesy Ufficio stampa Studio ESSECI

Mostra prorogata al 1° maggio 2023

Sito web: https://www.ipittoridipompei.it

Dove e quando

Evento: I Pittori di Pompei

Indirizzo: Museo Civico Archeologico, Via dell'Archiginnasio, 2 - 40124 Bologna.
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Fino al: 01 Maggio, 2023