Raccontare la storia di un popolo attraverso il tessuto. Scoprire la storia degli ebrei italiani come una trama di mille fili e colori intrecciati con abilità e sapienza antica con Tutti i colori dell’Italia ebraica che, grazie a quasi centoquaranta opere tra arazzi, stoffe, addobbi, merletti, abiti, dipinti ed altri oggetti di uso religioso e quotidiano, mostra nell’ Aula Magliabechiana della Galleria degli Uffizi quali capolavori si possono generare da una delle arti meno conosciute: la tessitura.
La stoffa si sa nel mondo ebraico ha sempre rivestito un ruolo fondamentale nell’abbellimento di case, palazzi e luoghi di culto, ma è stata anche strumento di lavoro e sussistenza e ha avuto la capacità di esprimere l’anima di questo popolo attraverso dei veri capolavori.

Dopo la bolla papale del 1555 Paolo IV inasprì le persecuzioni contro eretici e ebrei con numerose e feroci restrizioni, al popolo di Israele rimase come unico lavoro praticabile quello di straccivendolo avendo precluse tutte le altre attività produttive. Si intreccia da qui una storia che parte da tempi molto più antichi e arriva fino ai giorni nostri attraversando sacro e profano, storia e cronaca familiare più intima e silenziosa portata dalle donne della comunità a livelli raffinatissimi. La scoperta più grande è quella della continuità e della varietà nel tempo. Si resta sorpresi dalla ricchezza dei modelli esposti che spaziano dai solenni parati liturgici ai doni diplomatici, dagli abiti ai ricami, dai ritratti al prêt-à-porter della moda recente. Partendo dai tempi antichi si arriva fino alla moda del Novecento e all’imprenditoria tessile moderna, un viaggio dalla Bibbia ai giorni nostri.

Alcuni pezzi esposti sono rarissimi e arrivano da musei e collezioni straniere, introducendo idealmente il visitatore attraverso le feste ebraiche, come i frammenti ricamati provenienti dal Museum of Fine Arts di Cleveland, le due tende dal Jewish Museum di New York e dal Victoria and Albert Museum di Londra che insieme a quella di Firenze formano un trittico di arredi, per la prima volta riuniti insieme, simili per tecnica e simbologia. Si ritrova negli oggetti e nei manufatti la riprova di come le tante comunità ebraiche si confrontavano con la società circostante acquisendo linguaggi ed espressioni artistiche. Un influsso della manifattura ottomana dell’inizio del XVI secolo si vede ad esempio nello spettacolare parokhet – antica parola che significa tenda che nasconde e protegge la porta della parte più sacra della sinagoga, che copre l’Aron Kodesh, l’armadio sacro dove vengono custoditi i rotoli della Torah – dagli splendidi ricami prestato dal Museo Ebraico di Padova.

Altro pezzo straordinario e unico è un cofanetto decorato a niello della fine del Quattrocento proveniente dall’Israel Museum di Gerusalemme che, come una specie di computer ante litteram ad uso della padrona di casa, tiene il conto della biancheria che via via era consumata dai componenti della famiglia. La lavorazione a niello considerata preziosa veniva utilizzata molto nell’oreficeria e per gli oggetti di culto, ma anche per quelli profani di particolare pregio. Si otteneva riempiendo i solchi di una incisione a bulino su lamina d’argento o d’oro con un composto nero detto niello, composto di rame rosso, argento fino, piombo, zolfo croceo e borace.

Anche il restauro porta a vere scoperte. Sotto molte mani di tinta bianca, che lo avevano nascosto per anni, un pregevole armadio sacro del XVI secolo proveniente dalla più antica Sinagoga di Pisa ha rivelato decorazioni dipinte e dorature, riportando alla luce l’antica integra bellezza. Tra i tessuti più antichi in mostra, risalentii al Quattrocento e provenienti da varie città toscane, eseguiti in un velluto cesellato e tramato di fili d’oro nel motivo della ‘griccia’ – una melagrana su stelo ondulato – forse il disegno tessile più tipico del Rinascimento in Toscana.
Ma dopo secoli d’interdizione e separazione, nell’Ottocento si cambia rotta. Con l’ abolizione dei ghetti e il fiorire dei commerci e delle capacità imprenditoriali sviluppate in lunghi secoli di difficoltà e repressione, i saggi di Mario Toscano, Daniela Degl’Innocenti, Giorgia Calò e Caterina Chiarelli ci raccontano una storia di orgogliosa emancipazione, di talento imprenditoriale e d’impegno civile. Come sottolinea il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike D. Schmidt “Per citare un esempio, ricordo la “città-fabbrica” che la famiglia ebraica Forti creò nella località La Briglia, a Vaiano di Prato: un modello di fusione sociale illuminato, che includeva una chiesa, un presidio medico, botteghe e perfino un teatro.

E nella storia recente del design e della moda troviamo due nomi noti nel campo della moda: Roberta di Camerino, al secolo Giuliana Coen, e Gigliola Curiel mostrano risposte immediate e tecnicamente interessantissime alle tendenze avanguardiste. E per finire in bellezza sempre in sapore di modernità il merletto lungo otto metri disegnato da Lele Luzzati per il transatlantico Oceanic. È un collage di pezzi antichi e moderni che riproduce I fasti e le immagini della Commedia dell’Arte Italiana. La tradizione continua.

Didascalie immagini

  1. Emanuele (Lele) Luzzati (Genova 1921-2007), Parokhet
  2. Solomon Alexander Hart (Plymouth 1806 – Londra 1881), La festa di Simchàt Toràh nella sinagoga di Livorno, 1850, olio su tela, The Jewish Museum, New York
  3. Ricamatrice fiorentina (?), Me’ìl, Inizio del XVIII secolo (ricamo); XIX secolo (confezione), ricamo ad applicazione su fondo di raso giallo, in velluto tagliato rosso, azzurro e verde, raso bianco, verde, rosa in due tonalità, Comunità Ebraica, Firenze
  4. Ricamatrice romana (confezione; ricamo della parte centrale), Mappàh Ambron, 1795-1796 (parte centrale); secondo quarto del XVIII secolo (parti laterali), raso ricamato con sete policrome e oro e argento filati, riquadri in taffetà ricamati con sete policrome, Museo Ebraico di Roma, deposito, Roma
  5. Roberta di Camerino (Giuliana Coen, Venezia 1920-2010), Abito femminile, 1976, jersey di poliestere stampato, Museo della Moda e del Costume, Gallerie degli Uffizi, Firenze

IN COPERTINA
Emanuele (Lele) Luzzati (Genova 1921-2007), Manifattura Mario Zennaro, I fasti e le immagini della Commedia dell’Arte Italiana, 1964, pizzo a tombolo, Museo del Pizzo al Tombolo, Rapallo
[particolare]

Dove e quando

Evento: Tutti i colori dell’Italia ebraica
  • Fino al: – 27 October, 2019