Ultima settimana per visitare la mostra Picasso, Tra Cubismo e Classicismo 1915-1925 in corso alle Scuderie del Quirinale, che conclude le manifestazioni, aperte nella primavera del 2017, che celebrano i cento anni dalla venuta in Italia dell’artista spagnolo.
L’esposizione racconta l’impatto che l’Italia, con la sua arte, la sua storia e la sua vitalità popolare, ebbe sul genio artistico di Picasso, non solo durante la sua permanenza nel Belpaese, ma anche negli anni a venire. Un soggiorno breve, svoltosi tra Roma e Napoli dal febbraio all’aprile del 1917, ma che ebbe un forte impatto sulla sua carriera, oltre che sulla sua vita privata.

Tele, guaches, disegni, fotografie, lettere autografe, documenti e video. Sono più di 100 le opere in mostra selezionate dal curatore Olivier Berggruen con Anunciata von Liechtenstein, giunte alle Scuderie del Quirinale grazie a 38 illustri prestatori internazionali come il Musée Picasso e il Centre Pompidou di Parigi, la Tate di Londra, il MoMa, il Metropolitan Museum e il Guggenheim di New York, il Museum Berggruen di Berlino, la Fundaciò Museu Picasso di Barcellona e il Museo Thyssen di Madrid, dando luogo ad una esposizione a cui si lavorava da almeno due anni, una delle più importanti dedicate in Italia all’artista.
La mostra mette in luce il particolare metodo del pastiche utilizzato da Picasso, che volutamente si ispira e imita alcuni stili dai quali però arriva ad emanciparsi, elaborando uno stile del tutto personale, che parte dal realismo per approdare alla sintesi e all’astrazione. Spesso all’interno della stessa opera amalgama elementi diversi e, precorrendo i tempi, accosta ‘alto’ e ‘basso’. Così, il riferimento all’arte classica si pone accanto a quella primitiva. E l’antichità cui Picasso si interessa non è soltanto la statuaria classica, ma anche quella etrusca, insieme agli affreschi erotici di Pompei e alle maschere della Commedia dell’Arte, che tanto l’avevano colpito nei contesti della vita frenetica di via Margutta a Roma o degli animati vicoli napoletani.

Le dieci sale della mostra coprono un arco temporale che va dal 1915, prima quindi dell’arrivo a Roma, fino al 1925. Pur trattandosi di soli di dieci anni rispetto alla lunga carriera di Picasso (Malaga 1881 – Mougins 1973), le opere esposte raccontano una personalità artistica complessa, sempre nuova e sempre originale.
Il percorso espositivo, dunque, si apre con le esperienze tardo cubiste antecedenti alla venuta in Italia. Il cubismo aveva attuato una rivoluzione sulla concezione stessa dell’opera d’arte, abolendo la tradizionale separazione legata alle tecniche artistiche. Papiers collés, costruzioni, scultura, pittura e opere in carta manipolata convivono una accanto all’altra oppure integrate nella stessa opera, il disegno si trasforma in scultura o, viceversa, la pittura viene applicata alla scultura. I dipinti ‘giocano’ con le superfici attraverso il collage, che scompone e ricompone le forme, creando relazioni inedite. Picasso decontestualizza dai loro spazi abituali oggetti spesso lontani tra loro che offrono così associazioni metaforiche, operazione che farà anche in seguito quando lavorerà agli spettacoli teatrali in cui assemblerà elementi differenti.
Ed ecco l’arrivo in Italia. E’ il febbraio del 1917, Picasso, che ha 36 anni ed è già un pittore affermato, è in viaggio con l’amico poeta Jean Cocteau che lo coinvolge in una collaborazione storica con i Ballets Russes, compagnia di danza classica che negli anni tumultuosi della Prima Guerra Mondiale aveva sede a Roma. Si tratta del balletto d’avanguardia Parade di Sergej Djagiley, con coreografie di Léonide Massine su musica di Erik Satie, che debutterà al Théâtre du Châtelet di Parigi il 18 maggio 1917, con grande stupore degli spettatori. Nell’approccio al lavoro teatrale, questo progetto si muove verso la reinterpretazione del modello classico a cui viene conferita una veste nuova, che sfrutta gli impulsi primitivisti e modernisti.

Nello studio di via Margutta Picasso progetta dunque i costumi, le scene e il sipario per la sua prima opera teatrale. E’ proprio in questa occasione che conosce Olga Chochlova, una delle ballerine di Djagilev, di cui si innamora e che diverrà per lui musa ispiratrice. L’anno seguente si sposano a Parigi e dopo qualche anno avranno un figlio.
Parade è uno spettacolo fortemente rivoluzionario. Cocteau aveva concepito la “Parata” come una successione di scene burlesche, che Picasso traduce stilisticamente in una sorta di ‘stenografia’, dove le forme spezzate del cubismo sintetico contrastano con lo stile naturalistico del sipario. Si aggiungono effetti inediti, come la miriade di puntini che alludono alle finestre dei grattacieli.
Schizzi e disegni che studiano i sei personaggi del balletto sono ispirati alla Commedia dell’Arte. Al testo iniziale l’artista aggiunge le figure di un cavallo e di due moderni ‘manager’ dai costumi vivaci e dalle sembianze futuriste-cubiste (Picasso fu affiancato da Carlo Socrate e Fortunato Depero). Il realismo fortemente stilizzato dei dipinti di questo periodo trova riscontro nei progetti per il balletto.
L’artista spagnolo alterna la sua permanenza in Italia tra Roma e Napoli, impressionato da un lato dalle rovine romane della capitale e dall’altro dalla vita animata e dagli spettacoli popolari partenopei.
Nella capitale incontra le rovine antiche, la statuaria classica insieme all’arte di Raffaello e dei grandi del Rinascimento. Nella città partenopea rimane colpito dalla vita animata e dagli spettacoli popolari, così come dall’Ercole Farnese e dai capolavori classici del Museo Archeologico. Grandissimo anche il fascino misterioso degli affreschi di Pompei.
I colori e la vivacità del Mediterraneo lo riportano alle radici spagnole, stimolando un nuovo approccio figurativo.

Lavorando alla produzione di Parade, Picasso si trova a confrontarsi con le proposte italiane legate al teatro. Rimane colpito dai personaggi della Commedia dell’Arte e ritrae persone a lui vicine, come Léonide Massine, coreografo e ballerino dei Ballets Russes, nelle vesti di Pulcinella e Arlecchino.
Soggetti che interpreta anche secondo il linguaggio cubista, come in come Arlequin et femme au collier (Arlecchino e donna con la collana), dove adotta la scomposizione cubista su superfici piatte, che ricordano l’Art Déco.
A Parade fanno seguito ulteriori collaborazioni con i Ballets Russes.
Anche Igor Stravinskji, nelle sue peregrinazioni italiane, rimane affascinato dai tradizionali spettacoli di burattini per le strade di Napoli, e a partire dall’aprile del 1917 nasce in lui l’idea di dar luogo ad un spettacolo teatrale, dedicato a Pulcinella, che andrà in scena a Parigi nel maggio 1920. Comicità e bizzarria volgare, improntata sulle necessità primarie dell’uomo, prendono vita nel balletto. Come per Parade, balletto e coreografia furono affidati a Léonide Massine, scene e costumi a Picasso. Fu una collaborazione felice per l’artista spagnolo: musica, coreografia e scenografie si uniscono in una rievocazione romantica del passato, colorata di ironia.
Ulteriore contributo di Picasso alle scenografie e ai costumi teatrali fu quella per Mercure, balletto ideato nel 1924 dal suo mecenate Etienne de Beaumont. Si tratta di una serie di “tableaux vivants” dove situazioni di vita quotidiana convivono con elementi della classicità greco-romana come personaggi che si muovono ieraticamente con gesti rigidi ed enfatici, sul modello della tragedia greca.
In questo periodo di sperimentazioni le linee si fanno sempre più fluide, trasmettono il senso del movimento fino a culminare nel dipinto La Danse (1925), opera che segna l’addio dell’artista spagnolo al mondo della danza.

Altra scoperta in Italia che avrà un forte impatto sull’opera di Picasso è, come anticipato, l’incontro con il classicismo. Picasso ne adotta la volontà di conferire di senso di realtà e di grandiosità al tempo stesso, manipolando le dimensioni con artificio in senso neo-primitivista. Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli l’artista spagnolo rimane estasiato alla visione dei marmi della collezione Farnese, come l’imponente statua di Ercole alta oltre tre metri. Dopo il viaggio in Italia, egli realizzerà numerose opere di ispirazione classica. Il riferimento alla classicità non risiede tanto nello studio delle perfette proporzioni, quanto nella monumentalità, nel ‘pathos’ del gigantismo e nel fascino sensuale che si sprigiona dalla figura.
Sulla scia del viaggio in Italia, dunque, Picasso rinnova stilisticamente il suo repertorio.
Le nature morte eseguite nel 1919 a Saint Raphaël evidenziano l’intento operare una sintesi tra i principi cubisti con quelli classicisti. Gli elementi tratti dalla vita quotidiana sono nobilitati al centro della scena ed assumono un nuovo volume.

Anche le sue tradizionali raffigurazioni di acrobati e cistercensi tanto care a Picasso in età giovanile, durante i periodi blu e rosa, così come i ritratti di artisti spesso colti in pose meditative, sono reinterpretati secondo la sua nuova personale visione dell’arte. La figura dell’arlecchino diviene così metafora del processo creativo del pittore. Picasso è un abile giocoliere di stili, capace di passare da raffigurazioni malinconiche di bagnanti e artisti di strada a ironiche nature morte, da composizioni puramente decorative e ritratti introversi e malinconici.
Nei primi anni venti, Picasso e Olga trascorrono l’estate sulla costa meridionale francese. Ninfe, bagnanti, dee e creature mitologiche dai solidi volumi sono vestiti di forme lineari e appiattite, e si stagliano su un paesaggio che evoca la luce e i colori del Mediterraneo. All’interno della stessa opera convivono parodia e solennità, gesti retorici e teatrali con situazioni di quotidianità.

A completare l’esposizione, a Palazzo Barberini, nel grandioso salone affrescato da Pietro da Cortona, viene esposto per la prima volta il sipario dipinto per Parade, eccezionale tela lunga circa 16,40 metri e lunga 10,50, ideato in Italia e fabbricato, per motivi logistici, in Francia, poco prima della prima teatrale, insieme alle scene e ai costumi del balletto. Al centro della scena un gruppo di attori in un momento di pausa prima dell’inizio dello spettacolo. C’è chi suona, chi fa uno spuntino, chi fuma la pipa. L’iconografia non è ancora stata decifrata con certezza, ma si ritiene che la ballerina con le ali rappresenti Olga e la scimmia l’alter ego di Picasso. La cavalla alata richiama la figura mitologica di Pegaso e la tenerezza che mostra nei confronti del suo piccolo evoca la maternità. Un messaggio di pace che l’artista lancia nel bel mezzo della Grande Guerra. Si tratta dell’opera più grande dell’intera produzione picassiana.