Se il tempo si diverte e prende a calci anche chi di noi è tra i più forti, nessuno potrà mai impedirci di vivere ogni singolo istante nel modo che più preferiamo, dedicandolo a noi stessi o a qualcuno a noi caro, commettendo degli errori o agendo secondo dettami.
Sì, in linea teorica ciascuno di noi è libero di vivere il suo tempo anche quando questo risulta inserito all’interno di uno spazio che, per quanto possiamo sforzarci di riconoscere come familiare, risulterà sempre dato e mai opera della nostra completa volontà.
Un approccio critico, ironico e volutamente istigatore a questa limitazione del libero arbitrio e dell’affermazione del sé è quello che Giuseppe Stampone, classe 1974, porta a Foligno con la sua provocatoria mostra Perchè il cielo è di tutti e la Terra no?

Attraverso la sua più recente e varia produzione artistica – da disegni eseguiti con la penna BIC in nero/rosso/blu a installazioni e a rielaborazioni di immagini storiche e iconiche – l’artista italiano punta il dito proprio contro quella subita espropriazione del “tempo intimo”, ribellandosi alla dittatura di una dimensione spazio-temporale che ha relegato l’uomo non solo in uno stato di povertà economica ma soprattutto politica e cognitiva.
Il titolo della mostra unisce, all’interno di un interrogativo, termini comuni, usati e abusati ma emblematici, che ormai da tempo sembrano incutere particolare timore in chiunque voglia trovare, proprio in essi, un’ancora di salvezza. Il cielo e la Terra stanno sopra le nostre teste e sotto i nostri piedi, silenti spettatori in attesa che qualcuno doni loro nuova dignità ma che, quasi come per scaramanzia o – peggio ancora – per paura, tutti non vedono più come spazio vitale. Ma forse non proprio tutti.

Carico di positività e come un romantico sognatore, Stampone immagina e ricrea un nuovo cielo quasi riportandolo alla sua natura di spazio libero, in netta contrapposizione a quell’appropriazione “indebita”, a quella “spoliticizzazione” voluta dai potenti che adesso si trovano a gestirlo.
Occupato, infatti, da milioni di rotte aeree e, ancora più su, da sonde spaziali sempre in crescita, la preoccupazione dell’artista è che in un futuro non molto lontano anche lassù non ci sarà più un cielo che sia “per tutti”. Quindi lo ridisegna, lo rigenera liberandolo da costrutti politici, da giochi di potere e da immaginarie linee di confine.
Nell’epoca degli openspace, Stampone semplicemente rievoca e mette alla portata di tutti spazi privi di un orizzonte, offrendo idealmente allo spettatore sprazzi di libertà che è insita nel cielo come nel mare, nel deserto o nell’aria. Quindi lascia scorrere l’olio sulla gommapiuma, in un gioco coi toni del blu lontano da regole e protocolli, che dà forma al desiderio di libertà dell’uomo che di quel cielo ne è inconsapevole proprietario.
Il Paganini dell’arte contemporanea (lo stesso Stampone si definisce “una fotocopiatrice intelligente” creando le sue opere e facendone una sola copia), per la realizzazione di questa esposizione, come un cartografo di professione, ha chiesto – dando sue coordinate spaziali – il supporto di vari artisti come Paola Angelini, Luigi Carboni, Fabrizio Cotognini, Matteo Fato, Ugo La Pietra, Maria Morgagni, Marco Neri, Paolo Parisi, Alfredo Pirri, Eugenio Tibaldi, Gian Maria Tosatti per creare un cielo possibile.
Per lui, infatti, l’arte non è solo ricostruzione ma anche e soprattutto frutto di partecipazione, libero pensiero, associazionismo di idee e sociale: da ciò nasce il suo multietnico network Solstizio, progetto basato su interventi artistici in cui le nuove generazioni trattano di temi contemporanei globali e che a oggi vanta la collaborazione di 30.000 cittadini di dieci diverse nazioni.

Insistendo sull’ aperta denuncia politica, in mostra P-W Peace and War (installazione lunga 13 metri con 114 bandiere corrispondenti ai diversi Paesi vincitori del Premio Nobel) contro la logica di potere alla base del più importante riconoscimento internazionale.
E ancora il fallimento della primavera araba e le nuove guerre di religione con Origine du monde, rielaborazione del Ratto d’Europa di Rembrandt; il ciclo ironico-contemporaneo con venti disegni sui Dittatori del XX secolo con immagini prese da copertine di varie riviste internazionali; una grande mappa divisa in 12 moduli di 1 mq ciascuno con immagini iconiche da tutti i paesi del mondo; Linea retta finita invece ironizza drammaticamente sui mezzi che trasportano gli emigranti attraverso un camion giocattolo tridimensionale con la scritta Emigration Made come quella della Coca Cola e un telecomando per gestirlo; infine il video dedicato alla tragedia del terremoto Saluti da L’Aquila dove scorrono, come titoli di coda di un film e per il tempo di durata della scossa sismica, i nomi delle 308 vittime.

Grazie all’arte ci si riappropria quindi del futuro e della memoria, di quel qualcosa che spetta “di diritto” a tutti, annullando limiti, confini e dogane e ci si proietta in una dimensione dalle infinite possibilità.
Con l’augurio che la nostra libertà possa continuare a specchiarsi ancora su questo cielo.
La mostra Perchè il cielo è di tutti e la Terra no? a cura di Italo Tomassoni, Giacinto Di Pietrantonio e Giancarlo Partenzi è ospitata al CIAC Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno fino al 30 settembre contemporaneamente all’esposizione dedicata all’architetto, designer, cineasta e musicista Ugo La Pietra.